Il 15 ottobre 2026 Google ha annunciato che nelle risposte AI di AI Overview e AI Mode metterà più link, più in alto e più cliccabili. In pratica: link inseriti dentro le parole della risposta, una sezione in cima con i siti “ufficiali” per un compito preciso (in test), caroselli di articoli con le fonti preferite dall’utente, miniature sui link finali. Per un’azienda vuol dire una cosa sola: essere citati nella risposta conta ancora di più, ma Google non ha dato nessun dato su quanti clic questi link portino davvero. Quindi oggi non devi cambiare strategia. Devi controllare di essere una fonte che vale la pena linkare.
In questo articolo
- Cosa ha annunciato Google, punto per punto
- Cosa Google non ha detto
- Link inline: perché cambiano la lettura della risposta
- La sezione “sito ufficiale”: chi ci può entrare
- Preferred Sources e caroselli: +7x in nove mesi
- Creator e profili di ricerca
- Più link vuol dire più clic? Il mio ragionamento
- Cosa fare questa settimana
- SEO e GEO: come si lega al resto
- Domande frequenti
- Cosa significa per le aziende italiane
Cosa ha annunciato Google, punto per punto
L’annuncio è firmato da Hema Budaraju, vicepresidente di Product Management per la Search, e si intitola “More ways to connect with the web from Search”. L’ho letto sul blog ufficiale di Google e l’ho confrontato con il resoconto di Search Engine Land e di 9to5Google. Le novità sono cinque, e conviene separarle, perché non hanno lo stesso stato: alcune sono già attive, altre sono test.
1. Più link dentro il testo della risposta
Google scrive di aver fatto “aumenti continui e sostanziali” dei link inline, cioè quelli agganciati a una parola o a una frase della risposta. Dice che li mostrerà più in alto e più spesso. Non è indicato come test: è presentato come un cambiamento in corso.
2. Una sezione in cima con i siti ufficiali
Quando per un compito o per un’informazione esistono pochi posti “ufficiali” sul web, Google sta testando una sezione dedicata in cima alla risposta AI, con una riga di contesto che spiega perché quel link è utile. Esempio mio, non di Google: “rinnovo patente”, “orari e prenotazione di un ufficio”, “login di un servizio”. Qui la parola chiave è test.
3. Caroselli di articoli per le notizie recenti
I caroselli di articoli per le ricerche su temi di attualità, che mettono in evidenza le fonti preferite dall’utente, “iniziano a essere distribuiti” in più paesi e più lingue nel mondo. Google non elenca quali.
4. Link agli articoli correlati con miniature
I link a fondo risposta (“approfondisci”) ricevono immagini di anteprima e un design più cliccabile. Google non dichiara lo stato di distribuzione.
5. Nomi di creator e editori nei video di AI Mode
Nei risultati video dentro AI Mode, il nome di chi ha pubblicato diventa un link al suo profilo di ricerca su Google. Google dice di averlo “iniziato a testare” nella settimana dell’annuncio.
Un dato in più: Google dichiara che l’uso di Preferred Sources, la funzione con cui l’utente sceglie le fonti che vuole vedere di più, è cresciuto “più di 7 volte dall’inizio dell’anno”.
Cosa Google non ha detto
Questa è la parte che mi interessa di più. Nell’annuncio non c’è nessun numero sui clic. Non c’è una percentuale di risposte che avranno link inline. Non c’è una data per l’Italia, e il testo parla solo di “altri paesi e altre lingue a livello globale”. Non c’è scritto che i siti riceveranno più traffico: c’è scritto che gli utenti potranno esplorare il web più facilmente. Sono due cose diverse.
Barry Schwartz, su Search Engine Land, mette il dito proprio lì: Google sostiene che i cambiamenti possano aiutare gli editori, lui non ne è sicuro, e fa notare che nei report sulle prestazioni AI di Search Console non ci sono dati sui clic di queste funzioni. Cioè: anche se i link crescono, tu oggi non hai uno strumento ufficiale per misurare quanto portano.
Perciò il tono giusto è questo: notizia utile, effetto ancora da misurare. Non vendo allarmi e non vendo miracoli.
Link inline: perché cambiano la lettura della risposta
Finora, in molte risposte AI, le fonti stavano in un pannello laterale o in una riga di icone a fondo testo. Chi legge la risposta e si ferma lì, non vede nemmeno da dove arriva l’informazione. Con i link inline la fonte sta dentro la frase. È come passare dalla nota a piè di pagina alla citazione nel corpo del testo.
Per chi ha un sito, la conseguenza pratica è sottile. Un link dentro una frase è collegato a un’affermazione precisa. Se la frase dice “il tempo medio di consegna è di 48 ore” e il link va al tuo sito, il lettore si aspetta di trovare quella informazione, chiara, appena atterra. Se non la trova, la visita dura tre secondi.
Questo spinge verso una regola che sostengo da tempo: una pagina deve contenere l’informazione che vuole farsi attribuire, scritta in modo diretto, in una frase che si può leggere da sola. Non perché lo dica Google in questo annuncio (non lo dice), ma perché è il modo in cui una risposta generata costruisce un’affermazione con un riferimento. Ne ho parlato nell’articolo su come formattare i contenuti per le AI.
Non tutti i link valgono uguale
Un link inline su una frase specifica è un invito a verificare. Un link generico a fondo risposta è un invito a esplorare. Il primo porta visitatori più intenzionati, il secondo più curiosi. Quando potrai misurarli, non aspettarti lo stesso tasso di conversione.
La sezione “sito ufficiale”: chi ci può entrare
La novità che mi sembra più interessante per una PMI è quella in test: un riquadro in cima alla risposta con i “pochi posti ufficiali” dove completare un’azione o trovare l’informazione esatta. Google non spiega come sceglie quei siti. Non lo sa nessuno fuori da Google, e se ti raccontano il contrario ti stanno vendendo una checklist.
Posso però ragionare su cosa significa “ufficiale” in modo prudente, come ipotesi di lavoro e non come regola:
- è il sito del brand o del titolare del servizio, non un intermediario;
- la pagina fa una cosa sola e la fa chiaramente (prenotare, accedere, scaricare, chiamare);
- il nome dell’azienda, l’indirizzo, i contatti sono coerenti ovunque: sito, scheda Google, profili.
Su questo ultimo punto vale quello che scrivevo nell’articolo sull’ordine dei dati dell’attività su Google: se i tuoi dati non sono coerenti, qualsiasi sistema che deve scegliere “il sito giusto” ha un motivo in più per non scegliere te.
Per chi può contare davvero
Per un negozio con un solo sito di proprietà e un nome ben riconoscibile, la sezione ufficiale può essere un vantaggio quando l’utente cerca proprio quel negozio. Per chi vende prodotti di marche note, la sezione probabilmente premierà il sito del produttore. Non è una buona notizia per il rivenditore. È uno dei motivi per cui continuo a dire che un e-commerce deve avere una ragione per esistere oltre al prezzo.
Preferred Sources e caroselli: +7x in nove mesi
Preferred Sources è la funzione con cui chi usa Google segnala le testate e i siti che vuole vedere più spesso nelle notizie. Secondo Google, l’uso è cresciuto più di sette volte dall’inizio dell’anno. È un dato dichiarato dall’azienda, senza una base assoluta: non sappiamo da quanto partiva. Sette volte un numero piccolo resta un numero piccolo.
Detto questo, la direzione è chiara. Il carosello che appare sulle ricerche di attualità mette in evidenza proprio queste fonti. Se hai un sito che parla di notizie del tuo settore, la fidelizzazione diventa un fattore di visibilità: chi ti ha scelto come fonte ti vede di più.
Ne avevo scritto quando è uscita la funzione, nell’articolo sulle fonti preferite di Google. Quello che cambia ora è che il meccanismo esce dal box “Notizie” e arriva dentro le risposte AI.
Una PMI deve preoccuparsene?
Dipende dal tipo di sito. Se pubblichi contenuti editoriali regolari, con una linea riconoscibile, sì: vale la pena far sapere ai tuoi clienti che possono aggiungerti alle fonti preferite, per esempio nella newsletter. Se hai un sito vetrina che cambia una volta l’anno, no, per te il carosello non è un canale.
Creator e profili di ricerca
Nei video mostrati in AI Mode, cliccare sul nome del creator o dell’editore porta al suo profilo di ricerca su Google, non direttamente al sito. Google dice che è un test. Ne avevo parlato nell’articolo sui profili di ricerca di Google: sono disponibili per creator ed editori che rispettano certi requisiti.
Cosa implica: il traffico, in quel caso, passa da una pagina di Google prima di arrivare a te. Non è un male in sé, ma è un passaggio in più che non controlli. Se produci video (un canale YouTube, tutorial di prodotto, interviste), il profilo diventa una vetrina da curare. Se non ne produci, per ora puoi ignorarlo.
Più link vuol dire più clic? Il mio ragionamento
Qui devo essere onesto sui limiti. Non ho dati miei che dimostrino che i link inline portino più clic. Quello che ho sono tre considerazioni.
Primo. Un link più visibile ha più probabilità di essere cliccato di uno nascosto. Questo è ragionevole, ma la dimensione dell’effetto non la conosco, e Google non l’ha pubblicata.
Secondo. Se la risposta dà già tutto ciò che serve, molti utenti non cliccheranno nemmeno un link ben visibile. È il tema delle ricerche senza clic, che ho trattato nell’articolo sulle ricerche zero-click. Un link in più non annulla questo comportamento.
Terzo. Chi clicca da un link inline è, in media, più motivato. Meno visite, ma più qualificate. È un’ipotesi, non un dato, e la voglio verificare sui siti dei clienti nelle prossime settimane.
Come lo misuri oggi
Con gli strumenti attuali la misura è parziale. Search Console ha i report sulle prestazioni AI, ma, come fa notare Search Engine Land, non separa i clic di queste nuove funzioni. Quello che puoi fare è guardare il traffico in Analytics con i referral e i parametri disponibili, come spiego nell’articolo su come tracciare il traffico da AI Overview in Analytics. Non è una misura perfetta. È meglio di niente.
Cosa fare questa settimana
Niente rivoluzioni. Questi sono i passaggi che farei io, in ordine, per un sito di PMI.
- Cerca il tuo brand in AI Mode e in AI Overview. Domande vere: “chi è [azienda]”, “dove comprare [prodotto] a [città]”, “come funziona [tuo servizio]”. Guarda se compari, con quale link e con quale frase attorno.
- Controlla che la pagina linkata dica quello che la frase promette. Se la risposta cita il tuo prezzo di spedizione, la pagina deve avere il prezzo di spedizione in alto, non in fondo a un PDF.
- Metti ordine nei dati dell’attività. Nome, indirizzo, telefono, orari, link al sito: uguali su sito, scheda Google e profili social.
- Una pagina, un compito. Prenotare, chiedere un preventivo, tracciare un ordine: pagine separate, titolo chiaro, azione evidente. È quello che un sistema cerca quando deve indicare il posto “giusto”.
- Se pubblichi notizie di settore, chiedi di essere aggiunto alle fonti preferite. Una riga nella newsletter basta.
- Segna la data di oggi e guarda il traffico tra quattro settimane. Senza un prima e un dopo, ogni conclusione è un’impressione.
Cosa non farei
Non riscriverei il sito per “farmi mettere i link inline”. Non esiste una tecnica che garantisca un link. Se qualcuno te la vende, chiedi un caso documentato con un prima e un dopo. Io non ce l’ho, e non lo posso inventare.
SEO e GEO: come si lega al resto
Questa notizia conferma un’idea che porto avanti da mesi: la SEO classica e la GEO non sono due strade, sono la stessa strada vista da due lati. La SEO ti rende trovabile. La GEO ti rende citabile. Quando Google aumenta i link nelle risposte AI, il confine tra “posizionarsi” e “essere citati” si assottiglia ancora: la risposta è un’altra pagina dei risultati, e i link sono le posizioni.
Cosa conta per la SEO
Una pagina che si posiziona bene sulla ricerca tradizionale ha più probabilità di entrare tra le fonti che l’AI consulta. È un principio che ritrovo in modo coerente nell’analisi del rapporto tra citazioni in AI Overview e clic. Non cambia con questo annuncio.
Cosa conta per la GEO
Frasi autonome, dati verificabili, nome dell’azienda e del prodotto scritti sempre allo stesso modo, una pagina con un unico compito. Sono i quattro elementi che rendono una fonte facile da attribuire. Il link inline premia chi è facile da attribuire.
Un’osservazione sull’indice dei risultati
Google sta dicendo, con questo annuncio, due cose insieme: ci piace che l’utente resti nella risposta AI, e vogliamo anche mostrare che la risposta si appoggia al web. La seconda parte è anche una risposta alla pressione degli editori. Non la leggo come un regalo ai siti, la leggo come un compromesso. E i compromessi, di solito, si rinegoziano.
Domande frequenti
Google ha davvero aumentato i link in AI Overview e AI Mode?
Sì, secondo l’annuncio del 15 ottobre 2026 sul blog ufficiale di Google: i link inline sono aumentati in modo “sostanziale” e verranno mostrati più in alto e più spesso. Google non ha pubblicato percentuali né dati sui clic.
Più link nelle risposte AI portano più traffico al mio sito?
Non c’è ancora una misura ufficiale. Search Console non separa i clic di queste nuove funzioni. È ragionevole aspettarsi più visibilità per le fonti citate, ma l’effetto sul traffico va misurato sul tuo sito con un confronto prima e dopo.
Che cos’è la sezione con i siti ufficiali nelle risposte AI?
È un test annunciato da Google: un riquadro in cima alla risposta con i link ai pochi siti ufficiali dove completare un compito o trovare l’informazione esatta, con una frase che spiega perché sono utili. Google non ha spiegato come vengono scelti.
Cosa sono le Preferred Sources e servono alla mia azienda?
Sono le fonti che l’utente sceglie di vedere più spesso nelle notizie di Google. Google dichiara che l’uso è cresciuto più di 7 volte dall’inizio dell’anno. Hanno senso per chi pubblica contenuti editoriali con regolarità, meno per un sito vetrina.
Questa novità è già attiva in Italia?
Google parla di distribuzione in più paesi e lingue “a livello globale”, senza indicare quali e senza date. Per la sezione dei siti ufficiali e per i link dei creator si parla di test. Per l’Italia non c’è una conferma ufficiale.
Cosa significa per le aziende italiane
Una PMI italiana non deve cambiare piano per questa notizia. Deve fare una verifica: quando una persona chiede a Google, in modo naturale, di te, dei tuoi prodotti o del tuo servizio, la risposta AI ti nomina? Con quale link? E la pagina che riceve quel clic dice la stessa cosa della frase che l’ha generato?
Tre implicazioni concrete. Prima: il tuo sito deve essere il posto “giusto” per un’azione precisa, con dati coerenti ovunque, perché se Google testa una sezione per i siti ufficiali, un’impresa locale con le informazioni in ordine parte avvantaggiata su un intermediario. Seconda: ogni pagina importante deve contenere frasi autonome e verificabili, perché il link inline si aggancia a una frase, non a un sito intero. Terza: misura. Segna oggi il traffico da fonti AI e da Google, e riconfrontalo tra un mese. Le conclusioni sui clic arriveranno dai tuoi dati, non dai comunicati.
Non è una corsa e non è un allarme. È un altro segnale che la visibilità, oggi, si decide anche dentro la risposta. Se vuoi che guardiamo insieme come compare il tuo brand nelle risposte AI di Google, puoi scrivermi dalla pagina contatti.
