Il 22,4% del traffico che le AI Overview di Google mandano a un sito viene registrato da Google Analytics come “Diretto”, non come “Ricerca organica”. Il dato arriva da uno studio pubblicato il 18 agosto 2026 su Search Engine Land: nove mesi di tracciamento, 51.200 eventi, 1.661 snippet citati. Tradotto: se guardi il pannello canali di GA4 e vedi il traffico organico piatto, potresti stare leggendo un numero sbagliato. Una parte del traffico che le AI ti stanno già portando è nascosta dentro il “Diretto”, insieme a chi digita l’indirizzo a mano. E il modo per tirarlo fuori esiste già, dentro i tuoi dati, oggi.
Sommario
- Cosa dice esattamente lo studio
- Perché il traffico da AI Overview finisce in “Diretto”
- Quanto traffico portano davvero le AI Overview (e quanto è instabile)
- Che tipo di contenuto viene citato: la parte che nessuno guarda
- Come tracciare il traffico da AI Overview: la procedura
- I limiti del metodo (che vanno detti)
- E Search Console? Cosa dice Google ufficialmente
- Cosa cambia nella strategia GEO
- Cosa fare, in ordine
- Domande frequenti
- Cosa significa per le aziende italiane
Cosa dice esattamente lo studio
Alex Galinos ha fatto una cosa semplice che quasi nessuno fa: ha smesso di aspettare che Google gli desse il dato e se l’è costruito.
Da settembre 2025 a giugno 2026 ha tracciato il traffico in arrivo dalle AI Overview per un cliente nel settore trasporti. Risultato: 51.200 eventi registrati, distribuiti su 1.661 snippet citati.
I tre numeri che contano:
- 22,4% — la quota media di traffico da AI Overview attribuita erroneamente al canale “Diretto” invece che a “Ricerca organica”. In valore assoluto: 11.468 eventi su oltre 50.000.
- 7,53% — la quota di sessioni organiche totali arrivate dalle AI Overview nell’intero periodo.
- 2.276 — gli eventi generati dal singolo snippet più performante, contro una media di 31 eventi per snippet.
Quell’ultimo numero è quello che mi interessa di più, e ci torno dopo. Ma partiamo dal 22,4%, perché è il dato che ha conseguenze immediate su come leggi i tuoi report.
Perché il traffico da AI Overview finisce in “Diretto”
Le AI Overview esistono dentro Google Search. Punto. Non c’è nessun’altra superficie. Quindi ogni clic su una fonte citata in un’AI Overview è, per definizione, traffico di ricerca organica.
Eppure una fetta importante arriva in Analytics senza sorgente. Il motivo tecnico è banale e per questo fastidioso: quando l’utente clicca su una citazione, il browser in certi casi non passa il referrer, o lo passa in una forma che GA4 non riesce a ricondurre a google.com. Succede con i redirect intermedi, con alcune configurazioni di privacy del browser, con le app in-app, con i passaggi da HTTPS a contesti che perdono l’header. Il risultato è che la sessione atterra e GA4, non trovando nulla a cui aggrapparsi, la butta nel secchio “Diretto”.
Il “Diretto” in GA4 non significa “l’utente ha digitato l’indirizzo”. Significa “non so da dove arriva”. È un residuo, non un canale.
Lo scarto non è nemmeno costante: nel mese peggiore (maggio 2026) la misattribuzione è salita al 29,3%, nel migliore (aprile 2026) è scesa al 16,8%. Quindi non puoi nemmeno applicare un correttivo fisso e stare tranquillo.
Cosa vuol dire in pratica per un’azienda: se stai valutando l’investimento in contenuti guardando la riga “Organic Search” di GA4, stai sottostimando sistematicamente il ritorno. Di quanto dipende da quanta visibilità hai nelle AI Overview — che è esattamente il numero che non stai misurando. È un cane che si morde la coda, e si rompe solo installando il tracciamento.
Quanto traffico portano davvero le AI Overview (e quanto è instabile)
Il 7,53% medio di sessioni organiche provenienti da AI Overview è un numero interessante, ma la media qui mente più del solito.
Nel picco di febbraio-marzo 2026 la quota è arrivata al 16-17%: quasi un visitatore organico su sei entrava da un’AI Overview. Alla data dello studio era scesa al 2-4%.
Da 17% a 3% in pochi mesi, sullo stesso sito, con gli stessi contenuti.
Questa è la parte che voglio sottolineare, perché è quella che vedo sottovalutata in ogni conversazione con imprenditori sul tema AI. La presenza delle AI Overview nella SERP non è stabile. Google le mostra o non le mostra a seconda del tipo di query, della sua confidenza sulle fonti disponibili, di test interni che non annuncia. Non è una quota di mercato che si conquista e si difende. È un rubinetto che qualcun altro apre e chiude.
Chi costruisce un piano di crescita assumendo “le AI Overview mi portano il 15% del traffico, quindi tra un anno saranno il 30%” sta modellando su rumore. Chi assume “non mi portano niente, l’ho visto ad aprile” sta facendo lo stesso errore al contrario.
L’unica postura sensata è: misuralo in continuo, non una tantum. Un dato preso in un mese può essere fuori scala di 5 volte rispetto alla media.
Che tipo di contenuto viene citato: la parte che nessuno guarda
Sui 1.661 snippet citati, il primo da solo ha generato 2.276 eventi. La media è 31. È la solita curva di potenza della SEO: pochissime pagine fanno quasi tutto il lavoro.
Ma il pattern qualitativo è più utile del pattern quantitativo. Nel dataset dello studio:
- I contenuti su tempi (durate, tempi di percorrenza) e su prezzi venivano citati spesso, con trend in crescita.
- Le guide alle destinazioni — contenuto editoriale classico, ben scritto — rendevano meno di quanto il loro potenziale suggerisse.
- Le tabelle comparative in HTML vero (non immagini di tabelle, non elenchi travestiti) venivano citate molto sopra il loro peso.
C’è poi un comportamento temporale che vale la pena registrare: gli snippet hanno un ciclo di vita. Alcuni raggiungono un picco e poi svaniscono, di solito quando l’intento della query cambia stagionalmente o quando il contenuto invecchia rispetto a quello che Google preferisce citare adesso. Altri emergono mesi dopo la pubblicazione e continuano a salire.
Questo cambia la priorità tra “produrre nuovo” e “aggiornare l’esistente”. Se una pagina che ti portava citazioni smette di portarne, non è detto che sia stata superata da un concorrente: può essere semplicemente invecchiata rispetto al criterio di freschezza del sistema. Aggiornarla costa una frazione di scriverne una nuova.
Il quadro complessivo è coerente con quello che vedo sui progetti dei miei clienti e con quanto ho già scritto su come misurare la visibilità nelle AI: le citazioni premiano contenuto specifico, strutturato e che risponde a una domanda ben definita. Numeri, cifre, orari, nomi propri, confronti espliciti. Non prosa editoriale generica.
La frase che uso con i clienti è: se il tuo paragrafo può essere estratto da solo e messo dentro una risposta senza perdere senso, sei citabile. Se serve leggere i due paragrafi prima per capirlo, non lo sei.
Come tracciare il traffico da AI Overview: la procedura
Il metodo si appoggia a un dettaglio tecnico che Google usa da tempo: il text fragment.
Quando clicchi su una fonte citata dentro un’AI Overview, Google in molti casi aggiunge all’URL di destinazione un frammento nella forma #:~:text= seguito dal passaggio esatto che ha citato. Serve a portarti direttamente sul punto della pagina, evidenziato. È lo stesso meccanismo dei link “vai al testo” che vedi anche altrove.
Quel frammento è un’impronta. Se lo intercetti, sai che quella sessione arriva da una citazione.
La procedura in sintesi:
- Intercetta il frammento lato browser. Il pezzo dopo il
#non viene inviato al server e GA4 di suo non lo registra: va letto via JavaScript, tipicamente con una variabile personalizzata in Google Tag Manager che leggewindow.location.hashe verifica la presenza di:~:text=. - Estrai il testo citato. Dalla stessa variabile puoi ricavare la frase esatta che l’AI ha usato. È oro: ti dice quale tuo paragrafo è stato scelto, parola per parola.
- Passa il valore a GA4 come parametro evento e registralo come dimensione personalizzata (nello studio è a livello di evento).
- Costruisci l’esplorazione. In GA4, un report di esplorazione con quella dimensione ti dà: volume per snippet, andamento nel tempo, e — incrociando con il canale attribuito — la quota che sta finendo in “Diretto”.
- Raggruppa gli snippet per tema. Il singolo snippet dice poco. Raggruppati per categoria di contenuto (prezzi, tempi, confronti, guide, casi) diventano una mappa di dove investire.
Non è un lavoro da settimane. È una configurazione di GTM e un report. Il valore non sta nella complessità tecnica, sta nel fatto che quasi nessuno lo fa: significa che stai prendendo decisioni con un dato che i tuoi concorrenti non hanno.
I limiti del metodo (che vanno detti)
Lo studio è onesto sui suoi limiti, e voglio esserlo altrettanto perché qui si rischia di vendere certezze che non ci sono.
Primo limite: il frammento non è esclusivo delle AI Overview. Lo stesso #:~:text= viene usato anche dai featured snippet e dai risultati “Le persone hanno chiesto anche”. Quindi una parte di quello che catturi arriva da lì. Nello studio hanno controllato l’esposizione ai featured snippet con Ahrefs e ne risultavano meno di 30 — poca cosa rispetto al volume misurato — ma solo perché quel sito non punta a query che li attivano. Sul tuo sito il mix può essere diverso.
Secondo limite: si confrontano eventi con sessioni. La dimensione personalizzata dello studio è a livello di evento, mentre la quota “% di sessioni organiche” usa le sessioni come denominatore. Non è un confronto pulito. È direzionalmente corretto, non chirurgicamente esatto.
Terzo limite, mio: è un solo sito, in un solo settore, in un solo mercato. Il 22,4% non è una costante universale da riportare in slide. È l’ordine di grandezza di un problema, verificato con metodo. La cosa giusta da fare non è citare quel numero: è misurare il tuo.
Detto questo, la conclusione operativa regge lo stesso. Anche se sul tuo sito la misattribuzione fosse del 10%, resta un 10% di risultati organici che stai attribuendo al nulla.
E Search Console? Cosa dice Google ufficialmente
Domanda legittima: perché costruirsi un tracciamento artigianale se c’è Search Console?
La documentazione ufficiale di Google è chiara su un punto: i siti che compaiono nelle funzionalità AI (AI Overview e AI Mode) sono inclusi nel traffico di ricerca complessivo riportato in Search Console, dentro il tipo di ricerca “Web”. Non sono una riga separata nel report Prestazioni principale.
Da giugno 2026 Google ha introdotto un report dedicato sulle prestazioni nell’AI generativa, che dà una vista sulle impression nelle funzionalità AI di Search. È un passo avanti reale e va guardato. Ma risolve un problema diverso: ti dice quanto sei visibile dentro Google. Non ti dice come quel traffico si comporta dentro il tuo sito, quali pagine converte, e soprattutto non sistema l’attribuzione in Analytics — perché GA4 e Search Console sono due sistemi che contano cose diverse.
Vale la regola generale che ripeto sempre quando si confrontano tool: Search Console conta clic e impression su Google, Analytics conta sessioni sul tuo sito, e le stime dei tool SEO sono comparative. Le differenze tra le tre fonti sono normali. La lettura corretta nasce dall’incrocio, non dalla scelta di un numero “vero”.
Quindi: il report di Search Console ti serve per capire se esisti nelle AI. Il tracciamento in GA4 ti serve per capire quanto vale. Sono complementari, non alternativi.
Cosa cambia nella strategia GEO
Metto in fila le implicazioni operative, perché è lì che questo studio diventa utile.
1. Il budget contenuti va rivisto al rialzo, non al ribasso
Se il ritorno del contenuto organico è sottostimato del 15-25%, molte decisioni di “tagliamo sui contenuti, non rendono” sono state prese su un numero rotto. Prima di tagliare, misura.
2. La priorità si sposta da “quante pagine” a “quali paragrafi”
Sapere quale frase esatta è stata citata cambia il modo di lavorare. Non ottimizzi più una pagina: ottimizzi i blocchi estraibili dentro la pagina. Un H3 con una domanda chiara e sotto una risposta autoconclusiva di 40-60 parole vale più di 800 parole di introduzione.
3. Le tabelle HTML tornano ad avere un senso strategico
Il dato sulle tabelle comparative che “rendono sopra il loro peso” è coerente con la logica di un sistema che deve estrarre confronti strutturati. Se sul tuo sito i confronti tra prodotti, piani o servizi sono immagini o PDF, li stai rendendo invisibili. Convertirli in HTML è un lavoro di ore, non di mesi.
4. La freschezza diventa un’attività ricorrente, non una campagna
Se gli snippet hanno un ciclo di vita, serve un calendario di aggiornamento delle pagine che portano citazioni. Nella pratica: un giro trimestrale sulle prime 20 pagine per traffico, con date, cifre e riferimenti aggiornati.
5. La volatilità va messa nel piano, non subita
Nessun piano dovrebbe dipendere da una singola superficie che oscilla tra il 3% e il 17%. Le AI Overview sono un canale in più, non una sostituzione della SERP classica né dei canali proprietari. Chi ha una lista email, un profilo Google Business curato e prodotti trovabili anche fuori da Google assorbe questi scossoni senza accorgersene.
Su questo punto sono ripetitivo per scelta: la GEO non è un modo per smettere di fare SEO. Un contenuto che sta solido nella SERP tradizionale ha più probabilità di essere citato dalle AI, non meno. Chi mi contatta per un percorso di crescita continuativo parte quasi sempre da lì: sistemare le fondamenta, poi misurare la superficie AI.
Cosa fare, in ordine
Se dovessi dare a un imprenditore una lista di cose da fare questa settimana partendo da questo studio, sarebbe questa. In quest’ordine, perché l’ordine conta più delle singole voci.
Giorno 1 — Guarda quanto pesa il “Diretto”
Apri GA4, rapporto Acquisizione traffico, ultimi 12 mesi. Metti a confronto la curva di “Direct” e quella di “Organic Search”. Se il Diretto è cresciuto negli ultimi 12-18 mesi senza una campagna offline, senza un picco di brand, senza un passaparola spiegabile, hai già un indizio. Non è una prova: è il motivo per fare il passo due.
Giorno 2 — Installa il tracciamento del frammento
In Google Tag Manager: variabile JavaScript personalizzata che legge window.location.hash, controlla la presenza di :~:text= ed estrae il testo. La invii a GA4 come parametro di un evento dedicato e la registri come dimensione personalizzata. È l’unico intervento tecnico dell’elenco.
Giorno 3 — Costruisci il report e lascialo girare
Un’esplorazione libera in GA4 con la nuova dimensione in riga, eventi e sessioni in metrica, e il canale come dimensione secondaria. Non guardarlo per due settimane. Sotto le due settimane il dato è troppo rumoroso per dire qualcosa.
Settimana 2 — Trasforma i confronti in tabelle vere
Nel frattempo, senza aspettare i dati: cerca sul tuo sito ogni confronto (piani, prodotti, servizi, varianti, tempi di consegna, fasce di prezzo). Se è un’immagine, un PDF o un elenco puntato, riscrivilo come tabella HTML con intestazioni di colonna vere. È l’intervento con il rapporto risultato/costo migliore che conosco in questo momento.
Settimana 3 — Rendi estraibili le pagine che contano
Prendi le dieci pagine che ti portano più traffico. Per ognuna: la prima risposta arriva entro le prime 100 parole? Ogni H3 pone una domanda a cui il paragrafo sotto risponde da solo? Ci sono numeri, date, nomi propri, invece di aggettivi? Se la risposta è no, riscrivi. Non serve allungare: quasi sempre serve accorciare e ordinare.
Mese 2 — Leggi i dati e decidi
A questo punto hai un mese di eventi. Raggruppa gli snippet citati per tema e confrontali con dove stai investendo in contenuti. Quasi sempre emergono due cose: un tema che rende molto e su cui non stai spingendo, e un tema su cui stai spendendo che non produce citazioni. Sposta il budget dal secondo al primo. Questa singola decisione, presa su dati veri invece che a sensazione, vale più di tutto il resto della lista.
Domande frequenti
Il traffico “Diretto” in Google Analytics è sempre traffico da AI?
No. Il canale “Diretto” raccoglie tutto ciò di cui GA4 non conosce la provenienza: indirizzi digitati a mano, segnalibri, clic da app di messaggistica, da PDF, da email desktop, e anche una parte del traffico da AI Overview. Lo studio quantifica solo la fetta riconducibile alle citazioni AI, isolandola con il frammento di testo. Non è corretto attribuire alle AI l’intero “Diretto”.
Quanto traffico portano le AI Overview a un sito?
Nel caso documentato, il 7,53% delle sessioni organiche su nove mesi, con oscillazioni tra il 2-4% e il 16-17% a seconda del periodo. È un dato di un singolo sito nel settore trasporti: va usato come ordine di grandezza, non come benchmark. La quota reale dipende dal settore, dal tipo di query e dalla frequenza con cui Google mostra l’AI Overview su quelle ricerche.
Serve un tecnico per implementare questo tracciamento?
Serve qualcuno che sappia usare Google Tag Manager, perché il frammento #:~:text= non arriva al server e va letto via JavaScript lato browser. È un lavoro di poche ore per chi conosce GTM. Non richiede modifiche al sito né interventi sul CMS.
Search Console non mi dà già questo dato?
In parte. Google conferma che il traffico dalle funzionalità AI è incluso nel totale “Web” del report Prestazioni, e dal giugno 2026 esiste un report dedicato alle prestazioni nell’AI generativa. Ma quel report misura la visibilità dentro Google, non il comportamento del traffico sul tuo sito né l’attribuzione in Analytics. Le due misure servono a domande diverse.
Che tipo di contenuto viene citato più spesso dalle AI Overview?
Nel dataset analizzato: contenuti su prezzi e tempi, e tabelle comparative in HTML nativo. Il denominatore comune è la specificità — dati puntuali, risposte autoconclusive, struttura leggibile. I contenuti editoriali generici rendevano meno del loro potenziale.
Cosa significa per le aziende italiane
Se hai un’azienda con un sito che genera contatti o vendite, questo studio ti riguarda in tre modi molto concreti.
Il primo è di lettura dei numeri. È probabile che i report che ricevi — dall’agenzia, dal consulente, dal tuo interno — sottostimino il ritorno del lavoro organico. Non per malafede: perché lo strumento standard sbaglia a classificare. Prima di prendere una decisione di budget sulla base della riga “Ricerca organica”, chiedi se il tracciamento del traffico da AI Overview è attivo. Se la risposta è no, quella riga è incompleta.
Il secondo è di priorità operative. Per la maggior parte delle PMI italiane il lavoro più redditizio dei prossimi mesi non è produrre venti articoli nuovi. È riscrivere in modo estraibile quello che c’è già: mettere in tabella HTML i confronti tra i tuoi servizi, esplicitare i prezzi o almeno le fasce, dare tempi e numeri veri dove oggi c’è “in tempi rapidi”, spezzare i muri di testo in domande con risposte brevi. È il tipo di intervento che costa poco e che i sistemi generativi premiano, come ho già argomentato parlando di come strutturare la presenza aziendale per l’AI.
Il terzo è di aspettative. Il canale AI oscilla. Un mese ti porta il 15% del traffico organico, tre mesi dopo il 3%, senza che tu abbia fatto niente di sbagliato. Se qualcuno ti promette una crescita lineare sulle citazioni AI, sta vendendo una curva che i dati non mostrano. Il modo serio di starci dentro è: fondamenta SEO solide, contenuti strutturati e specifici, misurazione continua e canali propri che non dipendano da Google.
La conclusione che mi porto a casa da nove mesi di dati altrui è banale e per questo importante: non è ancora il momento di cambiare strategia, è il momento di cambiare strumento di misura. Chi misura meglio decide meglio, e in questa fase è il vantaggio più economico che si possa comprare.
Se vuoi capire quanto traffico da AI stai già ricevendo senza saperlo, il primo passo è guardare i tuoi dati con la lente giusta. Sono a disposizione per farlo insieme.
