«Il sito è online da due mesi e su Google non lo trovo.» Me lo dicono al telefono un paio di volte al mese, e quasi sempre la risposta non è quella che si aspettano: si aspettano «allora serve la SEO». All’inizio la SEO non serve quasi mai. Serve capire a quale dei quattro problemi diversi appartiene quel caso, perché si chiamano tutti «non compaio su Google» ma si risolvono in modi che non hanno niente in comune, e costano cifre molto diverse.

Questa è la sequenza con cui faccio la diagnosi. È lo stesso ordine che uso quando il sito è mio.

Prima distinzione: il sito non è indicizzato o non è posizionato?

Sono due stati diversi e vanno separati prima di toccare qualunque cosa. Non indicizzato significa che Google non ha quelle pagine nel suo archivio: non è una questione di bravura, è una questione di accesso. Non posizionato significa che Google le ha e le mostra, ma a pagina quattro, o solo a chi scrive il nome esatto dell’azienda.

Il controllo lo può fare chiunque: cercare site:ilmiosito.it su Google. Se non esce niente, il problema è l’indicizzazione; se escono venti pagine, il sito è dentro e il problema è un altro. Il secondo controllo è «Controllo URL» di Search Console, che per ogni indirizzo dice se Google l’ha visto, quando e cosa l’ha fermato. Senza Search Console installata, tutto il resto è un’ipotesi.

Terzo controllo, quello che fa cadere metà delle segnalazioni: cercare il nome dell’azienda. Spesso il cliente stava cercando «ristorante pesce» in una città da trecentomila abitanti, e si stupiva di non vedersi dopo sei settimane. Quello non è un sito invisibile: è un sito nuovo in una gara affollata.

I quattro verdetti, in ordine di frequenza

1. Google non riesce a entrare

È il caso più comune sui siti appena fatti ed è anche il più banale. Le cause che trovo davvero, in ordine: il flag «Scoraggia i motori di ricerca dall’indicizzare questo sito» rimasto attivo nelle impostazioni di lettura di WordPress; un noindex dimenticato dal periodo di sviluppo; un robots.txt copiato dallo staging; una protezione con password mai rimossa; una sitemap che dichiara ancora il dominio di prova. Trovo un noindex rimasto dallo sviluppo più spesso di qualunque problema sofisticato: prima di parlare di contenuti, questo va escluso.

2. Google entra ma non trova abbastanza da indicizzare

Pagine che esistono solo dopo l’esecuzione del JavaScript, schede da quaranta parole, cinquanta pagine locali identiche col nome del comune cambiato. Google le scarica, le confronta e le lascia fuori. In Search Console si leggono come «Rilevata ma non indicizzata» o «Scansionata, attualmente non indicizzata»: il modo educato per dire «non mi interessa».

3. Google indicizza ma mette il sito dietro

Qui il problema tecnico non c’è e non va cercato: serve lavoro sui contenuti, sull’architettura e sull’autorevolezza, e i tempi sono mesi. È l’unico dei quattro casi in cui «serve la SEO» è la risposta corretta.

4. Google l’aveva indicizzato e ha smesso

Qui conta la data: quando ha smesso? Se coincide con un restyling o un cambio di dominio, sono i redirect mancanti. Se coincide con un aggiornamento dell’algoritmo, è qualità percepita. Se non coincide con niente, si guarda se c’è un’azione manuale in Search Console.

Cosa non funziona, e perché

Richiedere l’indicizzazione quindici volte di seguito. Il pulsante non è una coda in cui spingere: se c’è un blocco, la richiesta viene accettata e la pagina resta fuori comunque.

Comprare pacchetti di «indicizzazione garantita in 24 ore». Nessuno può garantirla, e le pagine spinte dai servizi di ping entrano e riescono.

Installare un secondo plugin SEO per sistemare il primo. Due plugin che scrivono i meta tag producono output in conflitto, e più di una volta il noindex che cercavo era esattamente quello.

Riscrivere tutti i testi prima di verificare che Google li possa leggere. Ho visto un cliente pagare la riscrittura di quaranta pagine rimaste invisibili, perché la sitemap dichiarava ancora il dominio di staging. I testi nuovi erano migliori dei vecchi, e non è servito a niente.

Aspettare. «Aspettiamo che Google se ne accorga» ha senso solo se non c’è niente che lo blocca: con un noindex attivo si aspetta per due anni.

L’ordine corretto degli interventi

I prezzi sono quelli pubblici del mio catalogo di SEO tecnica, IVA esclusa.

Primo, vedere il sito come lo vede Google. Setup Search Console, 120 €: senza, si lavora a sensazione. Cosa ci si legge dentro l’ho spiegato in questa guida.

Secondo, l’audit tecnico. Audit SEO Tecnico, 190 €: robots, noindex, canonical, codici di stato, sitemap, resa delle pagine. È il passaggio che dice in quale verdetto siamo, e quindi quanto costerà il resto.

Terzo, sistemare sitemap e robots. Sitemap & Robots Setup, 99 €. È la voce più economica del catalogo ed è quella che risolve il caso più frequente. Non è un caso.

Quarto, se il problema è la proporzione. Indicizzazione Pulita, 390 €, quando non c’è un blocco singolo ma migliaia di indirizzi inutili — filtri, tag, ricerche interne, varianti con parametri — che consumano la scansione prima che Google arrivi alle pagine che contano.

Quinto, farsi capire. Dati Strutturati Schema, 290 €. Qui serve chiarezza: lo schema markup non fa posizionare. Rende il risultato più ricco e rende leggibile cosa sei, cosa che conta quando la risposta la scrive un motore generativo. Su un sito non indicizzato non ha senso.

I tre casi che hanno un percorso proprio

Se il sito è sparito dopo un rifacimento o un cambio di dominio, serve il Piano Redirect 301, 340 €, o la Migrazione SEO-Safe completa, 890 €. I redirect vanno preparati prima di andare online: farli dopo è recupero danni, costa uguale e si riprende solo una parte di quello che c’era.

Se due pagine competono sulla stessa ricerca e nessuna tiene la posizione, è Stop Cannibalizzazione, 400 €.

Se in Search Console c’è un’azione manuale, è Recovery Penalizzazione, 900 €, e i tempi non dipendono da me: dipendono da quando Google riesamina.

Se non sai in quale caso sei, la Call Strategica costa 97 € e serve a quello: guardare insieme i tre controlli di sopra e decidere se c’è un intervento da fare o solo da aspettare.

Quanto tempo ci vuole davvero

Rimosso un blocco, l’indicizzazione di poche pagine è questione di giorni, a volte di ore. Un dominio nuovo senza collegamenti esterni può metterci settimane prima di essere scansionato con regolarità. Il posizionamento è un’altra scala temporale: comparire e comparire in alto non sono lo stesso problema, e per questo vanno affrontati in quest’ordine.

Le altre guide stanno nell’indice delle guide ai servizi. Se invece il sito c’è ma è lentissimo, il percorso è un altro: perché il mio sito è lento.

Domande frequenti

Come faccio a sapere se il mio sito è indicizzato su Google?

Cerca site: seguito dal tuo dominio, senza spazi: se Google non restituisce nessun risultato, il sito non è nell’indice. Per il verdetto su una singola pagina si usa «Controllo URL» di Google Search Console, che dice se la pagina è indicizzata, quando è stata vista l’ultima volta e per quale motivo è esclusa.

Perché il mio sito non compare su Google anche se è online da mesi?

Nella maggior parte dei casi che vedo c’è un blocco tecnico: il flag «Scoraggia i motori di ricerca» attivo in WordPress, un noindex rimasto dallo sviluppo, un robots.txt copiato dallo staging o una sitemap che punta al dominio di prova. Il tempo da solo non sblocca niente.

Il mio sito è su Google ma non lo trova nessuno: è lo stesso problema?

No, e non vanno confusi. Se le pagine sono nell’indice, il problema non è di accesso ma di posizionamento: ci sei, ma dietro a chi risponde meglio a quella ricerca. Si risolve con lavoro su contenuti, architettura e autorevolezza, su una scala di mesi, non con un intervento tecnico.

Quanto costa far indicizzare un sito su Google?

L’indicizzazione in sé non si compra: si rimuove ciò che la blocca. Nel mio catalogo il setup di Search Console costa 120 €, l’audit SEO tecnico che individua la causa 190 € e la configurazione di sitemap e robots 99 €, IVA esclusa. Se la causa è una migrazione senza redirect o un’azione manuale, si va sul Piano Redirect 301 a 340 € o sul Recovery Penalizzazione a 900 €.

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