«Search Console ce l’ho, ma non ci ho mai capito niente.» Me l’ha detto il titolare di un’azienda di serramenti girando lo schermo verso di me: proprietà verificata due anni prima da chi gli aveva fatto il sito, sitemap mai inviata, quarantuno pagine fuori dall’indice e nessuno che se ne fosse accorto. Il sito esisteva. Su Google, per metà, no.
È la situazione che trovo più spesso. Search Console non è uno strumento da specialisti: è l’unico posto in cui Google ti dice direttamente cosa vede del tuo sito, ed è gratuito. Il problema non è averla, è sapere in che ordine leggerla. Qui metto in fila come la uso davvero, cosa non ti dice, e quanto costa sistemarla. I prezzi che cito sono quelli pubblici del mio catalogo, IVA esclusa.
Cos’è Google Search Console
Google Search Console è il servizio gratuito con cui Google comunica al proprietario di un sito come lo vede: quali pagine ha scansionato e indicizzato, con quali ricerche il sito compare nei risultati, quanti clic e quante impressioni ottiene, quali errori tecnici o problemi di sicurezza ha rilevato. Non misura il traffico: è il pannello di controllo del rapporto fra il tuo sito e il motore di ricerca.
La differenza con Google Analytics è tutta qui. Analytics misura cosa succede dentro il sito, dopo che la persona è arrivata. Search Console misura cosa succede prima, dentro Google. Servono entrambe e non si sostituiscono a vicenda: è il motivo per cui, quando mi chiedono «mi basta Analytics?», la risposta è no.
L’ordine in cui la guardo
Prima la proprietà. Esistono due modi di verificare un sito: proprietà di dominio, che si conferma con un record DNS e raccoglie tutto (http, https, con e senza www, tutti i sottodomini), e prefisso URL, che raccoglie solo l’indirizzo esatto che hai scritto. Metà dei pannelli che apro sono verificati in prefisso URL sulla versione sbagliata del sito, e mostrano una frazione dei dati reali. Se devi rifare una cosa sola, rifai questa.
Poi la sitemap. Inviarla non obbliga Google a indicizzare nulla, ma gli dà l’elenco ufficiale di quello che consideri il tuo sito. Serve soprattutto come metro di paragone: se dichiari 180 URL e nell’indice ne risultano 60, hai un problema misurabile invece di una sensazione.
Poi l’indicizzazione delle pagine. È il report che guardo per primo su un sito nuovo, perché risponde alla sola domanda che conta all’inizio: le pagine esistono, per Google? Qui dentro trovi i motivi delle esclusioni, e quasi sempre sono banali e riparabili: pagine bloccate dal robots.txt, canonical che puntano altrove, noindex rimasti dallo sviluppo, duplicati generati dai filtri del catalogo. Un e-commerce con i filtri liberi di generare URL può arrivare a decine di migliaia di indirizzi scansionati e quattrocento utili.
Poi il rendimento. Query, pagine, clic, impressioni, posizione media. Qui non cerco il totale: cerco le righe con molte impressioni e pochi clic, e le query in posizione fra l’undicesima e la ventesima. Sono contenuti che Google già considera pertinenti e che stanno a un intervento di distanza dalla prima pagina, e nella mia esperienza è il lavoro con il rapporto migliore fra ore spese e risultato.
Per ultimo il resto. Core Web Vitals, dati strutturati, usabilità. Non perché non conti, ma perché intervenire sulla velocità di pagine che Google non ha nemmeno indicizzato è lavoro buttato.
Cosa Search Console non ti dice
Questa parte la anticipo sempre, perché evita mesi di conclusioni sbagliate.
Non ti dice se hai venduto. Clic e impressioni non sono fatturato. Per collegare una ricerca a un ordine servono Analytics e un tracciamento e-commerce fatto bene, e sono due configurazioni separate.
Non ti mostra tutte le query. Le ricerche fatte da pochissime persone vengono omesse per ragioni di privacy. Su un sito piccolo può mancare una fetta consistente: la somma delle query non tornerà mai uguale al totale, e non è un bug.
La posizione media è una media. Una keyword prima in Calabria e trentesima in Lombardia ti risulta quindicesima, cioè un numero che non corrisponde a nessuna ricerca reale. Va letta insieme al dettaglio per paese e per dispositivo, mai da sola.
Tiene sedici mesi di storico. Oltre, il dato sparisce. Se ti serve un confronto pluriennale devi esportarlo prima, e quasi nessuno lo fa.
Le apparizioni nelle risposte generate da Google non sono isolabili. Impressioni e clic che arrivano dai riepiloghi AI finiscono mescolati con la ricerca classica: si possono leggere per differenza e per indizi, non filtrare con un interruttore. È un lavoro di interpretazione, e per questo esiste come servizio a sé: la lettura del report AI di Search Console costa 290 €.
Gli errori che vedo più spesso
Chiedere l’indicizzazione a mano tutti i giorni. Il pulsante nel Controllo URL serve una volta, dopo una modifica importante. Premerlo in loop non accelera niente e toglie tempo alle cose che servono.
Leggere il calo del giorno prima. I dati si consolidano con due o tre giorni di ritardo. Guardare ieri produce solo ansia.
Scambiare «non indicizzata» per «penalizzata». Nella quasi totalità dei casi è una direttiva tecnica del sito stesso, scritta da qualcuno mesi prima, non un giudizio di Google.
Tenerla scollegata da tutto il resto. Search Console, Analytics e il foglio dei costi pubblicitari che restano in tre posti diversi diventano tre opinioni, non una decisione.
Quanto costa metterla in ordine
Il percorso minimo, su un sito che non ha niente, sono due voci: il setup di Search Console a 120 € — verifica del dominio, invio della sitemap, controllo di indicizzazione ed errori — e la configurazione di Google Analytics 4 a 190 €, perché senza la seconda la prima resta muta sui risultati.
Se il sito una misurazione ce l’ha già ma non ti fidi dei numeri, si parte dall’audit del tracciamento a 149 €: verifica se stai decidendo su dati sbagliati prima di costruirci sopra. Da lì, a seconda di cosa manca: Google Tag Manager 190 €, cookie banner e gestione del consenso 190 €, tracciamento e-commerce avanzato 390 €, dashboard marketing che unisce le fonti in un’unica schermata 490 €.
Quasi nessuno le prende tutte. L’ordine però è quello: prima vedere, poi misurare, poi automatizzare la lettura. Se non sai da che punto partire, la call strategica costa 97 € e serve esattamente a decidere quello senza comprare altro. Tutti i servizi di quest’area stanno nella categoria Analytics & Dati, e le altre guide della serie nella guida ai servizi.
Domande frequenti
Google Search Console è gratis?
Sì, è gratuita e senza limiti di traffico o di numero di siti: serve solo un account Google e la possibilità di dimostrare che il sito è tuo, con un record DNS o un file caricato sul server. A pagamento sono semmai il tempo di configurarla bene e il lavoro di interpretare quello che mostra.
Qual è la differenza tra Google Search Console e Google Analytics?
Search Console misura cosa succede dentro Google prima del clic: con quali ricerche compari, quante volte, in che posizione, quali pagine sono indicizzate. Analytics misura cosa succede dentro il sito dopo il clic: pagine viste, percorsi, conversioni, fatturato. Sono due metà della stessa domanda e i loro numeri non coincideranno mai, perché contano cose diverse.
Dopo quanto tempo Search Console mostra i dati?
I primi dati compaiono in genere entro due o tre giorni dalla verifica della proprietà, e non sono retroattivi: quello che è successo prima non lo recuperi. I dati di ogni giorno si consolidano con due o tre giorni di ritardo, quindi un confronto sensato si fa su periodi di almeno quattro settimane, non sul singolo giorno.
Quanto costa configurare Google Search Console?
Il setup di Search Console costa 120 € e comprende verifica del dominio, invio della sitemap e controllo di indicizzazione ed errori. Se serve anche la misurazione del comportamento sul sito, la configurazione di Google Analytics 4 costa 190 €; se la misurazione esiste già ma non è affidabile, l’audit del tracciamento costa 149 €. Sono prezzi pubblici, IVA esclusa.
