Solo il 6,8% delle risposte di ChatGPT contiene un link a un sito. Il resto sono risposte chiuse: l’utente legge e resta lì. Ma questa media nasconde la cosa che conta davvero per te. Nel turismo le risposte con almeno una fonte citata sono il 22,6%. Nella formazione il 4,8%. Sono i dati del 2026 Generative AI Landscape Report di Similarweb, ripresi da Search Engine Journal il 27 luglio. Tradotto: la tua possibilità di essere citato da ChatGPT non dipende solo da quanto lavori bene. Dipende, prima di tutto, dal settore in cui lavori. E in molti settori il campo da gioco non è nemmeno il tuo sito.
Sommario
- I numeri: quanto ChatGPT cita davvero le fonti
- Il tuo settore decide la partita: la classifica
- Dove ChatGPT prende le fonti, settore per settore
- Il ribaltone del 7 maggio: dai link alle fonti ai link al brand
- Cosa questi numeri NON dicono
- Cosa fare: 6 mosse concrete
- Come misurarlo senza comprare l’ennesimo cruscotto
- Domande frequenti
- Cosa significa per le aziende italiane
I numeri: quanto ChatGPT cita davvero le fonti
Partiamo dal dato che spiazza quasi tutti quelli a cui lo racconto in call.
Nel maggio 2026, secondo i dati Similarweb, il 6,8% delle risposte di ChatGPT includeva almeno una citazione verso un sito esterno. Non il 68%. Il 6,8%. Su cento risposte, novantatré non portano da nessuna parte.
Il numero fa impressione soprattutto se lo confronti con il racconto che gira da un anno: “devi farti citare da ChatGPT, è la nuova prima pagina di Google”. È vero a metà. La prima pagina esiste, ma è molto più piccola di quanto ti hanno detto.
Il secondo dato però cambia il tono. Quella percentuale è cresciuta parecchio: era circa l’1,3% a giugno 2025 ed è arrivata al 6,8% a maggio 2026. Più di cinque volte in meno di un anno. E non è stata una salita lineare: aveva superato il 6% a ottobre, era ricaduta intorno al 4,5% a febbraio, poi ha ripreso a salire in primavera.
Questo secondo me è il punto più onesto di tutta la storia: la percentuale di risposte con link si muove da sola. Cambia con gli aggiornamenti del modello, non con quello che fai tu sul sito. Ad aprile Resoneo aveva rilevato che dopo l’aggiornamento GPT-5.3 Instant ChatGPT citava circa il 20% di siti in meno per singola risposta. Sono misurazioni diverse — una conta se una risposta ha almeno un link, l’altra quanti domini compaiono dentro una risposta — ma la direzione è la stessa: il terreno si sposta sotto i piedi.
Se ti sei mai chiesto perché la stessa domanda a ChatGPT ti cita un giorno sì e un giorno no, ne ho scritto qui: perché ChatGPT cita fonti diverse ogni volta.
Il tuo settore decide la partita: la classifica
Ecco la parte che nessuno ti dice quando ti vende un pacchetto GEO uguale per tutti.
Similarweb ha misurato la percentuale di risposte con almeno una citazione su nove settori. La forbice è enorme:
| Settore | Risposte con almeno una citazione |
|---|---|
| Viaggi e turismo | 22,6% |
| Retail | 13,5% |
| Sport | 10,7% |
| Finanza | 8,0% |
| Media di tutti i settori | 6,8% |
| Tecnologia, salute, media e intrattenimento | sotto la media |
| Formazione / education | 4,8% |
Tra il turismo e la formazione ci sono quasi cinque volte di differenza. Non è una sfumatura: è un altro mestiere.
La logica dietro il dato è semplice e la trovo credibile. Secondo Similarweb, ChatGPT va sul web soprattutto quando le persone confrontano prodotti, pianificano acquisti o chiedono di cose che cambiano nel tempo. Orari, prezzi, disponibilità, novità, recensioni. Quando invece la domanda è una spiegazione stabile — “come funziona la fotosintesi”, “cos’è un mutuo a tasso variabile” — il modello risponde da sé. Non ha bisogno di andare a leggere il tuo articolo, la risposta ce l’ha già dentro.
Qui c’è un trade-off che vale la pena dire ad alta voce, perché va contro l’interesse di chi vende consulenza a peso.
Se lavori in un settore a bassa citazione, inseguire la citazione è la priorità sbagliata. Se hai una scuola di formazione, un centro di consulenza, uno studio che vende sapere, e stai pagando qualcuno per “farti citare da ChatGPT”, stai comprando una fetta di un mercato che vale meno del 5% delle risposte. Puoi vincere quella gara e non vedere una visita in più.
Non significa che non devi esserci. Significa che il tuo obiettivo cambia: non essere il link, essere il concetto. Cioè far sì che quando ChatGPT risponde con parole sue, quelle parole siano le tue — il tuo metodo, il tuo modo di spiegare, il tuo nome dentro la frase anche senza un link cliccabile. È una battaglia di reputazione e di menzioni, non di traffico.
Se invece vendi prodotti, viaggi, servizi locali, cose con un prezzo e una disponibilità che cambia, sei nella metà fortunata del tabellone. Lì la citazione esiste, è frequente, e porta gente vera.
Dove ChatGPT prende le fonti, settore per settore
Il secondo pezzo di dati è ancora più operativo, ed è quello che uso quando decido dove far spendere il budget a un cliente.
Similarweb ha analizzato le prime 10.000 citazioni registrate a maggio (desktop, Stati Uniti) e ha guardato che tipo di sito veniva citato.
Il quadro generale:
- Recensioni e contenuti generati dagli utenti: 28,9% delle citazioni
- Testate giornalistiche ed editori: 26,0%
- Retail ed e-commerce: 14,1%
Già così, quasi il 55% delle citazioni va a recensioni, forum ed editori. Cioè: a posti che non controlli. È lo stesso quadro che avevo raccontato partendo da un’altra ricerca in l’83% delle citazioni AI è fuori dal tuo sito. Due studi diversi, stessa conclusione: la visibilità nelle AI si costruisce in gran parte fuori casa.
Ma il colpo di scena arriva quando scendi nei singoli settori, perché la composizione si ribalta:
- Beauty: il 54,7% delle citazioni va a siti retail ed e-commerce. Più della metà. Qui la partita si gioca sulle schede prodotto e sui marketplace, non sul blog aziendale.
- Viaggi: il 54,1% va a recensioni e contenuti degli utenti. Qui vinci con le recensioni e con la presenza sui portali dove le persone raccontano, non con la pagina “chi siamo”.
- Finanza: il 36,6% va a siti specializzati di finanza e il 28,0% a testate. Qui conta essere citato dalla stampa di settore e stare dentro le fonti verticali riconosciute.
Tre settori, tre strategie completamente diverse. Stesso modello, stesso anno, stesso mese.
E c’è un dato di contorno che completa il quadro. Guardando i domini più citati in assoluto, la classifica Similarweb è: Wikipedia 6,2%, Reddit 5,2%, i domini di OpenAI 3,2%, YouTube 1,7%, Walmart 1,4%, NIH 1,2%, Google 1,1%, LinkedIn 1,0%, Amazon 0,9%, eBay 0,9%.
Wikipedia e Reddit da soli valgono più dell’11% di tutte le citazioni. Non perché siano i siti “migliori”: perché sono aperti, molto linkati, coprono tutto e sono facili da leggere per una macchina.
La lezione pratica per una PMI è brutale nella sua semplicità: essere presenti dove il modello va già a leggere conta più che essere perfetti a casa propria. Una discussione su un forum di settore, una scheda su una piattaforma di recensioni, una voce coerente su LinkedIn, un video su YouTube: sono tutti punti di appoggio dentro il bacino da cui l’AI pesca.
Il ribaltone del 7 maggio: dai link alle fonti ai link al brand
C’è un evento nel 2026 che rimescola le carte e che va letto insieme ai numeri sopra, altrimenti si prendono decisioni sbagliate.
Il 7 maggio 2026 ChatGPT ha iniziato a mostrare link cliccabili al brand dentro il corpo della risposta, non più solo citazioni in nota o approfondimenti alla fine. L’effetto sul traffico è stato immediato: secondo i dati clickstream Similarweb, i referral totali da ChatGPT sono cresciuti del 157,7% settimana su settimana, e i referral verso la homepage del 354,7%.
Il numero più interessante è la differenza tra i due. Prima del 7 maggio, tra il 26% e il 32% delle visite da ChatGPT atterrava sulla homepage. Dopo, si è passati subito a circa il 60%, e lì è rimasto.
Cosa vuol dire? Che ChatGPT ha smesso di comportarsi solo come un motore di ricerca e ha iniziato a comportarsi come un canale di scoperta del brand. Nella ricerca classica l’utente atterra sulla pagina che risponde alla sua domanda. Qui l’utente arriva davanti alla porta principale: arriva sul nome dell’azienda, non sull’articolo.
E la qualità? È il pezzo che di solito manca nelle analisi. Dopo il 7 maggio, sempre secondo Similarweb, le pagine viste per visita da ChatGPT sono salite del 24% e il tempo medio sul sito dell’11%. Il traffico da ChatGPT converte al 7,1%, secondo solo alla ricerca a pagamento (7,8%) e davanti a traffico diretto, organico, social, email e display.
Quindi ricapitoliamo, perché è importante non fare confusione: i link nelle risposte sono pochi, ma quelli che passano valgono molto. Poca quantità, altissima intenzione. È esattamente il contrario del traffico informativo di massa che stiamo perdendo su Google, di cui ho scritto in ricerche zero-click al 68%.
C’è anche una conseguenza pratica che quasi nessuno collega. Se il 60% delle visite da ChatGPT atterra sulla tua homepage, la tua homepage è diventata una pagina di risposta. Se è una vetrina generica con uno slogan e un’immagine grande, stai buttando via visite che convertono al 7%. Deve dire in tre secondi chi sei, cosa fai, per chi, e dove si va avanti.
Cosa questi numeri NON dicono
Prima di trasformare tutto questo in un piano, mettiamo i paletti. Odio le analisi che prendono un dato e lo fanno diventare una legge universale.
Sono dati americani, da desktop. Similarweb dichiara che le cifre si riferiscono all’uso desktop negli Stati Uniti. In Italia i comportamenti sono diversi, il mobile pesa di più e i settori hanno maturità digitali differenti. La classifica dei settori è utile come direzione, non come tabella da applicare al centesimo.
Sono stime. Il report stesso dichiara che i dati sono stime ed estrapolazioni da fonti terze, senza garanzia di completezza. Non escono dai server di OpenAI.
Non coprono tutto l’uso di ChatGPT. Restano fuori l’uso via API, le applicazioni desktop e le funzioni AI integrate dentro altre app. È una fetta grande, e non sappiamo se si comporta uguale.
La spaccatura per settore è di un mese solo. Un mese non è una tendenza. Visto quanto la percentuale complessiva si è mossa nell’ultimo anno, prenderei la fotografia di maggio come indicazione, non come verità stabile.
Similarweb vende strumenti di monitoraggio della visibilità AI. Il report è dietro un modulo di download. Non significa che i dati siano sbagliati — sono coerenti con altre ricerche indipendenti — ma è giusto sapere chi paga la ricerca. Vale sempre, anche per i report che citano me.
Cosa fare: 6 mosse concrete
Ecco come tradurrei tutto questo in lavoro, in ordine di priorità. Ordine, non budget: è il tema che mi ritrovo davanti su ogni cliente.
1. Capisci in che metà del tabellone sei, prima di spendere un euro
Domanda secca: le persone che comprano da te fanno domande su cose che cambiano (prezzi, disponibilità, confronti, novità) o su cose stabili (concetti, spiegazioni, definizioni)? Se cambiano, la citazione è un obiettivo sensato e vale l’investimento. Se sono stabili, punta su menzione e brand, e smetti di misurare il successo in link. Questa singola domanda ti evita mesi di lavoro nella direzione sbagliata.
2. Fai una lista dei posti dove il modello va già a leggere nel tuo settore
Non partire dal tuo sito. Apri ChatGPT, fai dieci domande che farebbe un tuo cliente prima di comprare e guarda chi viene citato. Non i concorrenti: i tipi di sito. Sono portali di recensioni? Marketplace? Testate di settore? Forum? Quella lista è la tua mappa. Nel beauty il campo sono le schede prodotto, nel turismo le recensioni, nella finanza le testate verticali. Nel tuo, scoprilo.
3. Presidia i due posti che valgono in ogni settore: recensioni e contenuti degli utenti
Recensioni e UGC sono il 28,9% delle citazioni complessive. È il blocco più grande. Per una PMI italiana significa: scheda Google curata e viva, recensioni recenti e con risposta, presenza sulle piattaforme verticali del tuo mercato. Costa tempo e metodo, non soldi. Ed è la parte che le grandi aziende fanno peggio, perché è lenta e non si delega bene.
4. Rendi la tua homepage una pagina di risposta
Sei visite su dieci da ChatGPT atterrano lì. Chi arriva non ti conosce e non ha cliccato un titolo: ha letto il tuo nome dentro una risposta ed è venuto a controllare. Sopra la piega devono esserci: cosa fai, per chi, dove operi, una prova concreta (un numero, un cliente, un caso) e un’azione chiara. Niente slogan. Ne ho scritto la versione estesa in le AI non riescono a verificare la tua azienda.
5. Scrivi (poche) pagine che rispondono a domande che cambiano
Se ChatGPT va sul web quando l’informazione è mutevole, dagli motivi per venire da te: listini aggiornati con la data, disponibilità, confronti tra le tue opzioni, novità del tuo settore. Una pagina prezzi leggibile in HTML vale più di dieci articoli evergreen — ed è anche il punto in cui gli agenti AI si rompono più spesso, come ho raccontato in perché gli agenti AI si bloccano sui prezzi.
6. Tieni la SEO classica come base, non come alternativa
Non esiste un contenuto che le AI citano e Google ignora. Il bacino da cui pescano i modelli è fatto in gran parte di pagine ben indicizzate e ben scritte. Su un mio cliente, oggi 40.000 visite al mese arrivano dalle AI Overview di Google: non è successo con un trucco GEO, è successo perché quel sito era già solido nella ricerca classica. La GEO è un piano che si appoggia sulla SEO, non un piano che la sostituisce.
Come misurarlo senza comprare l’ennesimo cruscotto
Domanda che mi fanno sempre: “va bene, ma come faccio a sapere se sto migliorando?”.
La risposta breve è: con meno strumenti di quanti pensi.
Le impression nelle risposte AI di Google le hai già gratis in Search Console. Sul lato ChatGPT, guarda il traffico di referral dai domini degli assistenti dentro Analytics e — dato che ora sei molto meno indistinguibile — tieni d’occhio l’andamento del traffico diretto e sulla homepage. Se cresce senza campagne, spesso è visibilità AI.
Poi c’è il metodo manuale, che vale più di molti report: fai tu le domande. Prendi le dieci domande vere dei tuoi clienti, falle una volta al mese a ChatGPT, e segna su un foglio se ti nominano, in che posizione e con quale fonte. È un’ora al mese e ti dice più cose di un abbonamento. Sul perché i cruscotti a pagamento vedono meno di quanto promettono, avevo raccolto qui la posizione di Google: i tool di terze parti non vedono i dati di Google.
In termini di metriche SeoZoom, questo lavoro si legge bene incrociando la TZA — l’autorevolezza sul singolo argomento — con la copertura fan-out: se il tuo tema è coperto per intero e non a macchie, qualunque strada faccia il modello, ti trova. È lo stesso principio che vale per la KO nella ricerca classica: non serve battere il colosso ovunque, serve essere il più completo dove il tuo cliente cerca davvero.
Domande frequenti
Quante risposte di ChatGPT contengono un link a un sito?
Nel maggio 2026 il 6,8% delle risposte includeva almeno una citazione verso un sito esterno, secondo il 2026 Generative AI Landscape Report di Similarweb (dati desktop, Stati Uniti). Un anno prima, a giugno 2025, era circa l’1,3%: la crescita è di oltre cinque volte, ma il valore assoluto resta basso.
Quali settori vengono citati di più da ChatGPT?
Il turismo guida con il 22,6% di risposte che contengono almeno una citazione, seguito da retail (13,5%), sport (10,7%) e finanza (8,0%). Sotto la media si collocano tecnologia, salute, media e intrattenimento, con la formazione ultima al 4,8%. ChatGPT tende a cercare sul web quando la domanda riguarda confronti, acquisti o informazioni che cambiano nel tempo.
Se il mio settore è poco citato, la GEO è inutile?
No, ma cambia obiettivo. In un settore a bassa citazione il traffico da link è marginale: il valore sta nell’essere nominato dentro la risposta e nel presidiare le fonti terze da cui il modello attinge. Si misura in menzioni e in domande di brand, non in visite. Chi ti vende la citazione come unico risultato in un settore al 5% ti sta vendendo la metrica sbagliata.
Perché il traffico da ChatGPT arriva sulla homepage e non sugli articoli?
Dal 7 maggio 2026 ChatGPT mostra link cliccabili al brand direttamente dentro la risposta. Da quel giorno la quota di visite che atterra sulla homepage è passata da circa il 26-32% a circa il 60%. Significa che l’utente non arriva cercando una pagina: arriva perché ha letto il nome dell’azienda e vuole verificarla.
Il traffico da ChatGPT vale la pena, visto che è poco?
È poco ma denso. Secondo i dati clickstream Similarweb converte al 7,1%, secondo solo alla ricerca a pagamento (7,8%) e sopra diretto, organico, social ed email. Dopo l’aggiornamento di maggio le pagine viste per visita sono cresciute del 24% e il tempo sul sito dell’11%. Chi arriva ha già fatto la ricerca dentro la conversazione ed è più avanti nella decisione.
Cosa significa per le aziende italiane
Prima cosa, quella che toglie ansia: se il tuo settore sta nella metà bassa della classifica, hai appena risparmiato dei soldi. Non devi comprare un pacchetto “citazioni AI” per un mercato che vale il 5% delle risposte. Puoi mettere quel budget dove ha un ritorno: la scheda Google, le recensioni, il sito che spiega bene cosa fai. E dormire meglio.
Seconda cosa: in Italia, per la maggior parte delle PMI, questi numeri sono un anticipo, non una fotografia. Il traffico che arriva dagli assistenti AI oggi resta una quota piccola del totale. Chi ti dice che devi rifare tutto adesso ti sta vendendo urgenza. Chi ti dice di ignorare la cosa ti sta vendendo comodità. La strada di mezzo è l’unica sensata: sistemare ora le cose che servono comunque — dati chiari, prezzi leggibili, recensioni vive, homepage che si spiega da sola — e che varranno il doppio quando la quota crescerà.
Terza, e per me la più importante. Questi dati dicono una cosa che va contro il modo in cui l’Italia fa marketing digitale da vent’anni: il campo su cui si decide la tua visibilità è in larga parte fuori dal tuo sito. Recensioni, forum, testate di settore, marketplace, Wikipedia, LinkedIn, YouTube. Sono posti dove non comandi tu, dove non puoi mettere il tuo font e il tuo payoff. Puoi solo esserci, in modo coerente e verificabile.
Ed è esattamente il terreno dove una PMI italiana può battere un colosso. Perché quel lavoro non si compra con una campagna: si fa con costanza, con clienti veri che lasciano recensioni vere, con una persona che risponde. Un’azienda da tre milioni di fatturato con i dati in ordine e cinquanta recensioni recenti compete sulla stessa risposta AI di una catena da cento milioni con la scheda abbandonata dal 2023.
Non è una questione di budget. È una questione di ordine. E l’ordine, in una piccola azienda, è più facile da mettere che in una grande.
Se vuoi capire in che metà del tabellone sei e cosa ha senso fare nel tuo settore, scrivimi: la prima analisi la facciamo insieme, con i tuoi dati alla mano.
Fonti
- Search Engine Journal — ChatGPT Links Out Most On Travel Queries, Data Shows, 27 luglio 2026: searchenginejournal.com
- Similarweb — Generative AI Statistics for 2026 / 2026 Generative AI Landscape Report: similarweb.com

