Google ha pubblicato per la prima volta dei tempi di riferimento sul suo funzionamento: un URL nuovo viene scoperto in circa 20 ore, l’indicizzazione completa può richiedere circa un’ora e mezza, una migrazione di sito da uno a tre mesi e il recupero dopo un core update da tre a sei mesi. Li ha mostrati Gary Illyes di Google il 2 ottobre 2026 a Barcellona. Sono “punti di riferimento, non scadenze”, e i casi lenti possono arrivare a mesi o a “mai”. Per un’azienda cambia una cosa concreta: puoi smettere di controllare Google ogni mattina e iniziare a giudicare un intervento con il metro giusto, che quasi sempre è più lungo di quanto si spera.

In questo articolo

Cosa è successo: i tempi mostrati da Gary Illyes

La notizia la riporta Search Engine Journal, e la confermano anche Search Engine Roundtable e Search Engine Land. Il 2 ottobre 2026, al Search Central Live Deep Dive di Barcellona, Gary Illyes ha mostrato una slide con i tempi tipici e i tempi più lenti delle varie fasi del motore di ricerca: scoprire un indirizzo, scansionarlo, indicizzarlo, mostrarlo nei risultati.

Perché mi interessa. Da anni, chi fa il mio mestiere risponde alla domanda “quanto ci mette Google?” con un “dipende”. È una risposta onesta, ma non aiuta chi deve decidere se aspettare o intervenire. Qui per la prima volta c’è un ordine di grandezza dichiarato da una persona di Google, anche se in un contesto informale.

E il contesto conta. Le fonti riportano che Illyes ha presentato i numeri come un esercizio per vedere se il pubblico si riconosceva. Non è una documentazione ufficiale. Non c’è un campione, non c’è un periodo di osservazione, non è definito che cosa voglia dire “tipico”. I tempi più veloci, nel resoconto che ho letto, non sono riportati. Quindi vanno presi per quello che sono: punti di riferimento, non scadenze.

Una frase da ricordare

Una delle note che accompagnano la slide dice che molti di questi processi sono collegati. Una pagina non può essere indicizzata finché non è stata scansionata, e quindi i ritardi si sommano. Lo dico subito perché cambia il modo di leggere tutta la tabella: se una fase va lenta, le successive partono in ritardo.

I numeri, in una tabella

Ho incrociato i tre resoconti. Riporto solo i valori su cui le fonti sono coerenti. Dove una fonte non è chiara, ho lasciato fuori il dato.

Fase Tempo tipico Caso più lento
Scoperta di un URL nuovo circa 20 ore settimane, o mai
Nuova scansione di un URL già noto circa 30 giorni settimane, o mai
Elaborazione della sitemap circa 24 ore fino a 14 giorni, o mai
Indicizzazione completa circa 1,5 ore mesi, o mai
Cambio di canonical 1-3 settimane mesi, con segnali in conflitto
Migrazione di sito 1-3 mesi da 6 mesi a oltre un anno
Cambio di titolo o snippet nei risultati 1-2 giorni settimane o mesi
Rimozione da Search Console circa 2 ore circa 24 ore
Rimozione di un’azione manuale 1-2 settimane 4-6 settimane o più
Recupero dopo un core update 3-6 mesi da 6 mesi a un anno

Una nota sul “circa 1,5 ore” per l’indicizzazione. Il resoconto la definisce come il momento in cui tutti i processi critici si concludono con successo. Non significa che ogni tua pagina compaia in un’ora e mezza. Significa che, quando tutto va bene, la parte di indicizzazione in senso stretto è rapida. Il tempo vero lo mangiano la scoperta e la scansione prima, e la qualità percepita dopo.

Un altro dettaglio che compare in uno dei resoconti: la capacità di scansione può scendere in pochi secondi se Google si accorge che il tuo server fatica. Poi il recupero richiede da una a tre settimane. È un’asimmetria da tenere a mente. Si perde in fretta, si riguadagna in tempi lunghi.

Scoperta e indicizzazione: cosa significa “tipico”

Parto dalla cosa che preoccupa di più chi ha appena pubblicato una pagina: quando la vedrà Google. Il tempo tipico di scoperta di un URL nuovo è di circa 20 ore. Per una pagina già nota, la nuova scansione è di circa 30 giorni.

Leggo questi due numeri insieme, perché raccontano una storia. Una pagina nuova viene vista presto. Una pagina che hai modificato può aspettare un mese prima che Google torni a guardarla. Se hai cambiato il prezzo di un prodotto, il testo di una scheda o una promozione, quella modifica non è automaticamente visibile a Google il giorno dopo.

“Settimane o mai”

Nella colonna dei casi lenti, per la scoperta e per l’indicizzazione compare un “mai”. Le fonti lo collegano alla qualità. Lo leggo così: Google non ha un obbligo di indicizzare tutto ciò che pubblichi. Se una pagina è debole, duplicata o non porta niente di nuovo, può restare fuori per sempre. Non è un guasto tecnico. È una scelta.

Su questo punto ho una posizione chiara. Quando un cliente mi dice “Google non indicizza le mie pagine”, la prima cosa che controllo non è la sitemap. Controllo se quelle pagine meritano di stare in un indice. Ne ho parlato anche in questo approfondimento sul sito che non compare su Google.

La sitemap non è una corsia preferenziale

L’elaborazione di una sitemap richiede circa 24 ore, e nei casi lenti fino a 14 giorni, o non avviene. Anche qui il “mai” dipende dalla qualità. Inviare una sitemap aiuta Google a scoprire gli indirizzi. Non gli impone di indicizzarli. È una segnalazione, non un ordine.

Aggiungo un dato che non viene dalla slide ma da una cosa che ho verificato nella stessa settimana. Search Engine Journal riporta che John Mueller ha detto di vedere i crawler delle AI accedere a sitemap e feed RSS nei suoi log. Non so quanto sia generalizzabile, e Mueller parla del suo sito. Ma è un buon motivo per tenere la sitemap pulita: la leggono anche loro.

Il robots.txt: circa 24 ore

Secondo uno dei resoconti, un aggiornamento del file robots.txt viene recepito in circa 24 ore. Se hai bloccato una cartella per errore, un’ora dopo non è già tutto a posto. E se hai tolto un blocco, lo stesso. Se vuoi capire cosa può e cosa non può fare quel file, ho scritto perché robots.txt non basta per nascondere una pagina.

Migrazione del sito: da uno a tre mesi, ma può andare molto peggio

Questo è il dato che per una PMI pesa di più. Una migrazione di sito, cioè il passaggio a un nuovo dominio o a una nuova struttura di indirizzi, ha un tempo tipico da uno a tre mesi. Nei casi lenti si va da sei mesi a oltre un anno.

Una precisazione utile, che il resoconto di Search Engine Journal riporta: i siti piccoli possono completare lo spostamento in poche settimane. Quindi la forbice è larga, e dipende da quanti indirizzi devi spostare e da quanto sono chiari i segnali che dai a Google.

Cosa c’è dietro il caso lento

Il cambio di canonical, cioè la scelta di quale tra più indirizzi simili è quello “ufficiale”, richiede da una a tre settimane. Nei casi peggiori mesi, quando i segnali sono in conflitto. Il conflitto è la parola chiave. Se un indirizzo dice una cosa, la sitemap ne dice un’altra e i link interni ne indicano una terza, Google ci mette più tempo a decidere.

Quello che vedo succedere nelle migrazioni dei clienti è quasi sempre lo stesso schema. Il nuovo sito viene lanciato di venerdì, il lunedì il traffico è calato e parte il panico. Ma il calo del primo periodo, in sé, non dice se la migrazione è riuscita o no. Dice solo che il sistema si sta riassestando. Quello che serve è un registro delle verifiche: reindirizzamenti, canonical, sitemap, link interni. Se quelli sono coerenti, la cosa più utile è aspettare.

Il mio parere: pianifica la migrazione sapendo che sarà lunga

Non farei una migrazione a ridosso del periodo di vendita più importante dell’anno. Se un negozio online vende molto a novembre, spostare il sito a ottobre vuol dire entrare nella stagione con Google ancora in assestamento. Con una forbice da uno a tre mesi nel caso tipico, il rischio è reale. Non è un divieto, è una questione di calendario.

Core update e azioni manuali: i tempi di recupero

La parte che preoccupa chi ha perso posizioni. Per il recupero dopo un core update, il tempo tipico indicato è da tre a sei mesi. Nei casi lenti da sei mesi a un anno, cioè fino al core update successivo.

Questo numero conferma quello che dico da tempo e che ho spiegato in come recuperare posizioni dopo un update: una correzione fatta oggi non si vede in due settimane. Quello che cambia con la slide di Illyes è che ora c’è una fonte di Google che dà un ordine di grandezza, e non è la mia opinione.

Azione manuale: più veloce, ma non automatica

Per la rimozione di un’azione manuale, i tempi tipici sono di una o due settimane dalla richiesta di riesame, e di quattro-sei settimane o più nei casi lenti. Il resoconto precisa che per i siti dormienti si può andare oltre. Qui non c’è da aspettare un update: c’è una persona o un processo che rivede la tua richiesta. Per questo, prima di inviarla, vale la pena correggere tutto. Una richiesta respinta fa perdere settimane.

Spam update: i resoconti non sono allineati

Sui tempi di un effetto da spam update i resoconti non coincidono. Search Engine Land riporta un valore diverso da quello di Search Engine Roundtable, e uno dei due segnala che l’update di settembre 2026 doveva durare due settimane e non due giorni. Per questo non riporto un numero. Se ti interessa cosa è cambiato a settembre, ne ho parlato in un pezzo dedicato sullo spam update di settembre.

Titoli e snippet: perché la modifica non si vede subito

Un aspetto pratico che riguarda quasi tutti. Se cambi il titolo di una pagina o la descrizione, l’aggiornamento nei risultati richiede di norma uno o due giorni. Nei casi lenti settimane o mesi.

Ho visto clienti cambiare il titolo tre volte in una settimana perché “non vedevano l’effetto”. Il risultato è che non si capisce più quale versione ha funzionato, e che ogni modifica riparte da zero. Se vuoi testare un titolo, cambialo una volta e aspetta almeno due settimane prima di giudicare, annotando la data.

La rimozione dalle ricerche: circa due ore

C’è un dato che può servire in emergenza. La rimozione di un indirizzo tramite Search Console ha un tempo tipico di circa due ore, e al massimo circa 24 ore. È una rimozione temporanea. Se hai pubblicato per errore una pagina con dati che non dovevano uscire, questo è lo strumento giusto per tamponare, mentre sistemi la causa.

Cosa fare: come usare questi tempi

Ti do un metodo semplice, quello che applico anch’io. Non richiede strumenti a pagamento. Richiede un quaderno e un po’ di disciplina.

1. Annota la data di ogni intervento

Per ogni modifica importante, scrivi la data e che cosa hai cambiato. Titolo, migrazione, correzione tecnica, riscrittura di una pagina. Senza date, tra tre mesi non saprai a cosa attribuire un cambiamento.

2. Scegli la finestra di giudizio prima, non dopo

Prima di intervenire, decidi quando valuterai il risultato. Per un titolo, due settimane. Per un cambio di canonical, un mese. Per una migrazione, tre mesi. Per il recupero dopo un update, sei mesi. Sono finestre prudenti, costruite sui tempi tipici di questa slide.

3. Controlla le cose che dipendono da te, subito

Quello che puoi controllare subito sono i segnali coerenti: reindirizzamenti, canonical, sitemap, link interni, risposta del server. Se il server è lento, la capacità di scansione cala in pochi secondi e il recupero richiede settimane. Questo è l’unico punto della slide in cui un tuo errore costa subito e si ripaga in ritardo.

4. Per le pagine che non entrano, guarda la qualità

Se una pagina è fuori dall’indice da più di qualche settimana, non insistere con la sitemap. Chiediti se ha qualcosa che le altre pagine del sito non hanno. Se la risposta è no, accorpala o migliorala.

5. Non fare due cambiamenti insieme

Se cambi struttura, titoli e contenuti nella stessa settimana, non potrai mai dire che cosa ha funzionato. Quando possibile, separa gli interventi di almeno due o tre settimane.

Gli errori che vedo fare quando si aspetta Google

Sono errori che non riguardano la tecnica. Riguardano la pazienza e il metodo.

Cambiare idea troppo presto

Un titolo cambiato ogni tre giorni, una pagina riscritta due volte in un mese. Google non ha il tempo di rivederla e tu non hai più un confronto.

Confondere la scoperta con l’indicizzazione

“Google ha scansionato la pagina” non significa “Google l’ha indicizzata”. Sono due fasi diverse, con tempi diversi. Una pagina può essere scoperta in 20 ore e restare fuori dall’indice per mesi.

Giudicare una migrazione dopo una settimana

Il traffico della prima settimana dopo un cambio di sito racconta poco. I tempi tipici sono da uno a tre mesi. Si giudica con i segnali tecnici all’inizio e con il traffico dopo.

Prendere i numeri come promesse

Il rischio opposto. Se qualcuno ti dice “Google ha dichiarato che indicizza in un’ora e mezza”, sta usando male la slide. Sono tempi tipici, non garantiti, e lo dice la stessa fonte.

Pagare per “accelerare” l’indicizzazione

Diffida di chi vende l’indicizzazione rapida come servizio. Se una pagina è ritenuta di scarso valore, nessun servizio esterno cambia la decisione di Google.

SEO e GEO: perché i tempi contano anche per le AI

Il discorso sui tempi non riguarda solo Google. Le risposte delle AI, in buona parte, attingono a contenuti che un motore ha già scoperto e indicizzato. Se la tua pagina non entra nell’indice, ha meno probabilità di comparire come fonte. In termini SeoZoom, è un tema di base: la visibilità in SERP viene prima della citazione. Un contenuto solido nella ricerca tradizionale ha più probabilità di essere citato anche nelle risposte generate.

C’è poi un punto tecnico. Come ho spiegato nel test sui crawler AI che non eseguono il JavaScript, un contenuto che si vede solo dopo il rendering può non essere letto da chi non lo esegue. I tempi di Google non risolvono questo problema, ma ricordano che ogni fase ha le sue regole.

E un dettaglio sul file robots.txt: se usi servizi che lo gestiscono al posto tuo, verifica che cosa hanno scritto. Ne ho parlato in questo articolo su Cloudflare e robots.txt.

La mia tesi, in una riga: la SEO classica è la base su cui poggia la GEO, e i tempi di Google ti dicono con che pazienza costruirla. Se aspetti la risposta dopo tre giorni, hai già deciso male.

Domande frequenti

Quanto ci mette Google a indicizzare una pagina nuova?

Secondo i tempi mostrati da Gary Illyes, la scoperta di un URL nuovo richiede in genere circa 20 ore e l’indicizzazione completa circa un’ora e mezza. Sono tempi tipici, non garantiti: nei casi lenti si arriva a settimane, mesi o alla mancata indicizzazione, spesso per ragioni di qualità.

Quanto tempo serve per recuperare dopo un core update?

Il tempo tipico indicato è da tre a sei mesi. Nei casi lenti si può arrivare da sei mesi a un anno, cioè fino al core update successivo. Una correzione fatta oggi non si misura in due settimane.

Quanto dura una migrazione di sito agli occhi di Google?

In genere da uno a tre mesi, con casi lenti da sei mesi a oltre un anno. I siti piccoli possono completare lo spostamento in poche settimane. Il tempo dipende da quanti indirizzi sposti e da quanto sono coerenti i segnali che dai.

Se cambio il titolo di una pagina, quando lo vedo su Google?

Di norma entro uno o due giorni, ma nei casi lenti possono servire settimane o mesi. Conviene cambiarlo una volta sola e valutare dopo almeno due settimane.

Questi tempi sono una promessa di Google?

No. Sono punti di riferimento presentati a un evento, senza campione né periodo di osservazione dichiarati. Servono a darti un ordine di grandezza per pianificare, non una scadenza su cui contare.

Cosa significa per le aziende italiane

Per una PMI italiana il messaggio pratico è uno: Google lavora a tempi che non sono i tuoi. Un titolo si aggiorna in un paio di giorni, una pagina ritoccata può aspettare un mese prima di essere rivista, una migrazione richiede da uno a tre mesi e il recupero dopo un core update da tre a sei. Chi ha un negozio online o un sito che porta richieste deve costruire il calendario attorno a questi tempi, non attorno alla fretta.

Tre cose concrete. Primo, non pianificare una migrazione o un rifacimento del sito nel mese prima del tuo periodo di vendita più forte. Secondo, annota la data di ogni intervento e scegli in anticipo quando valuterai il risultato. Terzo, se una pagina non entra nell’indice, guarda prima la qualità e poi la tecnica. Il “mai” della slide esiste, ed è quasi sempre una decisione sul contenuto.

Il limite di questa notizia va detto chiaramente. Sono tempi mostrati in un evento, senza campione dichiarato, e Google stessa li chiama punti di riferimento. Non cambiano la strategia. Cambiano la pazienza con cui la giudichi. Se vuoi capire come si legge la situazione del tuo sito, puoi scrivermi dalla pagina contatti.

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