«Non lo aggiorno più, l’ultima volta mi si è rotto tutto.» Questa frase me la sento dire almeno una volta al mese, quasi sempre davanti a una bacheca WordPress con ventotto aggiornamenti in sospeso, un tema fermo a due anni fa e un PHP già fuori supporto. La paura è legittima: chi ha visto il sito diventare bianco dopo un clic non vuole più toccare quel pulsante. Ma la conclusione «allora non aggiorno» è sbagliata. Il problema, nove volte su dieci, non era l’aggiornamento: era l’ordine in cui è stato fatto.
Prima cosa: aggiornare WordPress non cancella i contenuti
È il malinteso che genera metà delle telefonate. Articoli, pagine, schede prodotto, ordini e utenti stanno nel database, e l’aggiornamento del core sostituisce i file di WordPress, non le righe del database. Nessuno dei casi che ho sistemato era una vera perdita di contenuti. Quello che si perde davvero è sempre una di queste quattro cose.
Le personalizzazioni scritte dentro il tema. Se qualcuno ha modificato functions.php o il CSS del tema padre invece di usare un tema figlio, l’aggiornamento del tema sovrascrive quei file e quelle modifiche spariscono. Non è un bug, è il comportamento previsto: ed è il motivo per cui il primo lavoro su un sito ereditato è capire dove sono finite le personalizzazioni.
Un plugin che va in errore fatale. Il sito diventa bianco e sembra distrutto. In realtà c’è un plugin incompatibile da disattivare e i contenuti sono tutti al loro posto: dieci minuti di lavoro se sai dove guardare, un pomeriggio di panico se non lo sai.
I layout costruiti con un page builder. Quando un builder cambia il modo in cui salva i blocchi, le pagine vecchie possono impaginarsi male: il testo c’è, l’aspetto no. Sui siti a blocchi è la parte che controllo sempre a mano.
Il disallineamento con la versione di PHP. Il core nuovo chiede un PHP recente, il plugin vecchio quello di prima. L’aggiornamento di PHP è un intervento a sé, non una spunta da mettere di passaggio.
L’ordine corretto degli interventi
Questo è il punto. Aggiornare non è un’azione, è una sequenza. Quando la sequenza salta, si rompe il sito; quando la rispetti, un aggiornamento è una mezz’ora noiosa.
1. La fotografia prima di toccare qualsiasi cosa. Versione del core, del tema, di PHP, ed elenco dei plugin con la data dell’ultimo aggiornamento. Mi interessa soprattutto quest’ultimo dato: un plugin abbandonato da più di un anno è un problema di sicurezza che non si risolve aggiornandolo, perché non c’è niente da aggiornare. Va sostituito, ed è una decisione che prendi prima, non durante.
2. Il backup completo, fuori dal server, con un ripristino provato. File e database, salvati da un’altra parte, e almeno una prova di ripristino fatta davvero. Un backup che nessuno ha mai riportato in vita non è un backup: è un’ipotesi. I Backup Automatici li configuro a 120 € con rotazione e test di ripristino, e il test è la parte che conta.
3. Una copia di staging su cui sbagliare. Aggiornare in diretta su un sito che vende è una scommessa. Si fa una copia identica, si aggiorna lì, si guarda cosa si rompe, si risolve, e solo dopo si tocca la produzione.
4. Gli aggiornamenti in sequenza, non tutti insieme. Prima il core, poi il tema, poi i plugin a piccoli gruppi — e i plugin critici (checkout, pagamenti, spedizioni, form, cache) uno per volta. Il pulsante «seleziona tutto» esiste e funziona: il problema è che quando qualcosa si rompe non sai quale dei quattordici aggiornamenti l’ha rotto. L’Aggiornamento Sito una tantum, con core, tema e plugin fatti in quest’ordine e verifica finale, costa 90 €.
5. La checklist di verifica, sempre la stessa. Home, una pagina interna, una scheda prodotto, il carrello, un ordine di prova completato fino alla mail di conferma, il form di contatto, l’area riservata, la ricerca interna. Più la console del browser e il log degli errori PHP, perché metà dei problemi non si vede guardando la pagina. Su un e-commerce l’ordine di prova non è facoltativo: il checkout è la cosa che si rompe più spesso e quella che nessuno controlla.
6. La messa in produzione, breve. Sito in manutenzione per i pochi minuti che servono, aggiornamento, ricontrollo della checklist, cache svuotata. Non la domenica sera, se lunedì mattina non c’è nessuno in grado di rimettere le cose a posto.
7. Una cadenza, non un’ispirazione. Gli aggiornamenti di sicurezza si guardano nel giro di pochi giorni, il resto può stare su un appuntamento mensile fisso. La differenza fra un sito curato e un sito fermo non è la bravura di chi ci lavora: è il fatto che qualcuno abbia una data in calendario.
Cosa non funziona (e perché lo vedo ancora)
Disattivare gli aggiornamenti. È la reazione più comune dopo un disastro ed è la più costosa. Le vulnerabilità sfruttate sui siti WordPress sono quasi sempre vulnerabilità note di plugin, per cui la correzione esiste già da mesi. Un sito fermo non è stabile: accumula debito. Quando arriva il malware non si paga l’aggiornamento, si paga la Rimozione Malware: 390 €, più i giorni in cui il sito è segnalato da Google.
Attivare tutti gli aggiornamenti automatici su un e-commerce. Su un blog aziendale ci sta. Su un sito che prende ordini significa che un plugin di pagamento può cambiare versione alle tre di notte senza che nessuno veda il risultato.
Il plugin di backup installato e mai aperto. È il caso più frequente. C’è il plugin, c’è l’icona verde, e quando serve si scopre che salvava solo i file, o che l’ultimo backup riuscito è di sette mesi fa.
Rifare il sito da zero perché «è vecchio». A volte serve davvero. Molto più spesso è la risposta più cara a un problema di manutenzione: si butta un sito che funziona, si perde lo storico, e dopo diciotto mesi si è nella stessa situazione perché la cadenza non è cambiata.
Quanto costa farlo fare
Questi sono i prezzi pubblici del mio catalogo, IVA esclusa. Il Monitoraggio Uptime è 19 € al mese e serve a sapere che il sito è caduto prima che te lo dica un cliente. Il singolo giro di aggiornamenti è 90 €, il certificato SSL e HTTPS 90 €, i Backup Automatici 120 €. La Manutenzione Mensile — aggiornamenti, backup, sicurezza e monitoraggio insieme — è 90 € al mese; l’Assistenza WordPress Pro, con due ore di interventi al mese, è 199 € al mese.
Più in profondità: la Blindatura Sito è 290 €, l’Assistenza On-Demand a ore 290 €, l’Adeguamento GDPR e l’Accessibilità a Norma 299 € ciascuno, la Rimozione Malware 390 €, l’Intervento urgente su sito bloccato o compromesso 490 €. Per sapere in che stato è il sito prima di toccarlo, l’Audit SEO Tecnico è 190 €; per capire solo da dove partire, la Call Strategica è 97 €.
L’elenco completo di quest’area sta nell’archivio Manutenzione & Sicurezza; l’indice di tutto il resto nella Guida ai servizi.
Domande frequenti
Aggiornare WordPress cancella i contenuti del sito?
No. Articoli, pagine, prodotti, ordini e utenti stanno nel database e l’aggiornamento del core non li tocca. Quello che si può perdere sono le personalizzazioni scritte dentro i file del tema invece che in un tema figlio, e l’impaginazione delle pagine costruite con un page builder. Per questo si fa un backup completo prima e si controlla il sito pagina per pagina dopo.
Ogni quanto si aggiorna un sito WordPress?
Gli aggiornamenti di sicurezza entro pochi giorni dall’uscita, tutto il resto su un appuntamento mensile fisso. Lasciare passare mesi non riduce il rischio, lo sposta: più aggiornamenti si accumulano, più è difficile capire quale ha causato il problema quando li fai tutti insieme.
Conviene attivare gli aggiornamenti automatici?
Dipende da cosa fa il sito. Su un sito vetrina o un blog gli automatici sul core e sui plugin di sicurezza hanno senso. Su un e-commerce non li attivo su checkout, pagamenti, spedizioni e cache: lì preferisco aggiornare a mano, un plugin per volta, con un ordine di prova dopo.
Quanto costa far aggiornare WordPress da un professionista?
Nel mio catalogo un singolo giro di aggiornamenti di core, tema e plugin con verifica finale è 90 € più IVA. La Manutenzione Mensile, che include aggiornamenti, backup, sicurezza e monitoraggio, è 90 € al mese più IVA. Il costo che conviene confrontare non è quello dell’aggiornamento, ma quello della rimozione di un malware: 390 € più i giorni di sito offline.
