«Il sito è lento, me lo velocizzi?» È la richiesta che mi arriva più spesso, quasi sempre dopo che qualcuno — un cliente, un commerciale, il cognato che se ne intende — ha detto «da me non si apre». Io rispondo con tre domande: lento dove, lento per chi, lento da quando?
Perché «lento» non è una causa, è un sintomo, e le cause possibili sono sei o sette: si curano in modi diversi e costano cifre diverse. Se si parte dal rimedio — il plugin di cache, l’hosting nuovo, la compressione delle immagini — si indovina una volta su tre. Qui spiego come si trova la causa vera e in che ordine conviene intervenire.
Che cosa vuol dire «lento», con un numero in mano
Il primo passo non è tecnico, è di vocabolario: «lento» copre tre fenomeni diversi.
Il server risponde tardi. Tra il clic e il primo byte passa troppo tempo. Il problema sta a monte — hosting, PHP, query al database, chiamate esterne che il sito aspetta — e nessuna ottimizzazione delle immagini sposta questo numero.
La pagina arriva ma si vede tardi. Il server è stato veloce, poi il browser deve scaricare fogli di stile, font, script e l’immagine grande in cima. È il caso più comune sui siti fatti con un page builder e dodici plugin, ognuno col suo CSS.
La pagina si vede ma non risponde. Clicchi il menù e per mezzo secondo non succede nulla, oppure il testo salta perché arriva un banner che nessuno aveva previsto nello spazio. È il fastidio che i clienti ricordano e descrivono peggio.
Per distinguerli serve una misura, e vanno misurate le pagine giuste: la home è quella che tutti testano e quasi nessuno usa come porta d’ingresso. Io ne misuro tre — home, una scheda prodotto, il carrello o il form di contatto — da mobile e a cache vuota. Un punteggio 98 sulla home mentre la scheda prodotto ci mette sei secondi non è un sito veloce, è una home veloce.
L’ordine giusto: prima la causa, poi il plugin
Questo è l’ordine che seguo. Non è un ordine di importanza ma di dipendenza: ogni passo rende misurabile quello dopo.
1. Misurare dove si perde il tempo. Mezz’ora, tre pagine, mobile e desktop, a cache vuota e a cache calda. Cerco una sola riga: il tempo si perde prima che la pagina parta, oppure dopo. È la biforcazione che decide tutto il resto.
2. Sistemare il server, se è lui. Se a cache vuota il primo byte tarda, il collo di bottiglia è la macchina o il codice che le gira sopra: PHP vecchio, risorse condivise con troppi vicini, query che scansionano tabelle intere. A volte basta una configurazione, a volte serve spostarsi: la migrazione hosting con zero downtime costa 350 €.
3. Alleggerire il database. Un WordPress di qualche anno si porta dietro revisioni, transient scaduti, tabelle di plugin disinstallati nel 2021. Non è il problema principale di nessun sito, ma è quello che rende lenta l’amministrazione e fa sembrare pesante il sito a chi ci lavora dentro: pulizia del database, 125 €.
4. Pesare le immagini, che sono quasi sempre il grosso. Nove siti su dieci che mi arrivano hanno in cima alla home la foto da 1,8 MB caricata dal telefono. Convertirle in formati moderni e servirle nella misura giusta è l’intervento col miglior rapporto tra fatica e risultato: immagini in WebP e AVIF, 150 €. Una nota che faccio sempre: il caricamento differito va messo su tutto tranne che sull’immagine principale della pagina, perché rimandare proprio quella peggiora il numero che vuoi migliorare.
5. Mettere la cache, adesso che ha senso. La cache non rende veloce un sito lento: serve la pagina già pronta a chi passa dopo. Arriva quinta perché nasconde i problemi dei primi quattro, e il primo visitatore di ogni pagina li paga tutti. Configurata bene, con le esclusioni giuste su carrello e area riservata, è 150 €: cache WordPress avanzata. Stessa cifra per la CDN, che però serve solo se vendi fuori dall’Italia: se il tuo pubblico sta in due province sposta pochissimo.
6. I numeri specifici, per ultimi. Quando le fondamenta stanno in piedi si lavora sui tre indicatori che Google misura sugli utenti veri: quanto tarda l’elemento principale, quanto risponde al primo tocco, quanto balla il layout. È il lavoro più chirurgico e il più costoso, perché si entra nel tema e negli script: Core Web Vitals Fix, 500 €.
Cosa non funziona, e perché
Installare il plugin di cache come primo gesto. Lo fanno tutti perché è gratis e immediato. Il punteggio sale, il cliente è contento due settimane, poi torna a dire che il sito è lento — e ha ragione, perché la causa è ancora lì sotto.
Cambiare hosting senza aver misurato. Il trasloco risolve se il problema è la macchina. Se sono dodici plugin che caricano quaranta file, sul server nuovo il sito sarà lento come prima.
Tenere due plugin di ottimizzazione insieme. Succede quando sono passate due persone diverse: minificano lo stesso file due volte e il bug che ne esce cambia a ogni ricarica. Prima si spegne tutto, poi si riaccende una cosa alla volta — e su un sito con page builder si minifica file per file, altrimenti salta il carrello o il menù mobile.
Inseguire il punteggio. Il punteggio di un test sintetico è una diagnosi, non un obiettivo: ho visto siti portati a 100 testando pagine che nessuno visita e siti a 72 che per gli utenti erano rapidissimi.
Chiedere velocità a un sito che ha un altro problema. Se le schede prodotto non convertono, mezzo secondo in meno non le farà convertire: la velocità toglie un ostacolo, non crea una domanda che non c’era.
Quanto costa, con i numeri veri
Il punto di partenza costa poco: lo Speed Test Report, 39 € (i prezzi sono IVA esclusa). Dentro c’è la misura delle pagine che contano e la lista degli interventi in ordine di impatto: da lì si sa se il resto serve e quanto costerà. Diverse volte è finita con due voci da 150 € e il sito a posto.
Gli altri servizi dell’area Performance & Velocità sono quelli che ho citato lungo la strada: database, cache, CDN, immagini, migrazione hosting, Core Web Vitals Fix. Ce n’è uno in più per gli e-commerce, dove carrello e checkout non si possono mettere in cache come una pagina normale: Turbo Boost E-commerce, 400 €.
Due voci vicine: l’audit SEO tecnico a 190 €, che guarda anche indicizzazione e struttura, e la manutenzione mensile a 90 € al mese, perché un sito ottimizzato e poi lasciato solo torna lento da sé, un aggiornamento alla volta. Se preferisci capire prima di comprare, c’è la call strategica a 97 €. Le altre guide stanno nella guida ai servizi.
Domande che mi fanno sempre
Perché il mio sito è lento solo per me?
Quasi sempre non è il sito: sei collegato all’amministrazione, quindi la cache non ti serve e ogni pagina viene ricostruita per te; navighi con un proxy o una VPN dell’ufficio; hai un’estensione del browser che riscrive gli script. Basta aprire il sito da una finestra anonima, da rete mobile e da un altro dispositivo: se lì va bene, il problema è nel tuo ambiente.
In quanto tempo si vede la differenza?
Sul sito subito: immagini e cache si misurano lo stesso giorno. Sui dati che Google raccoglie dagli utenti reali no, perché sono una media su ventotto giorni. Per questo non ha senso rifare il test ogni due giorni e cambiare qualcosa ogni volta.
Un sito veloce si posiziona meglio su Google?
È un fattore, non il fattore: a parità di contenuto e autorevolezza Google preferisce la pagina con l’esperienza migliore, ma un sito velocissimo con contenuti deboli resta dietro a uno più lento che risponde meglio alla domanda. Dove la velocità si vede davvero è nel tasso di abbandono da mobile.
Devo cambiare hosting?
Solo se la misura dice che il tempo si perde prima che la pagina parta, a cache vuota, in modo costante e su pagine diverse. Se il server risponde in fretta e il tempo si consuma dopo, cambiare hosting non sposta il risultato. Lo dice il test iniziale: serve a decidere.
