Google ha appena promosso se stesso a seconda fonte più citata dentro le sue risposte AI. Non è un modo di dire: un report della piattaforma Profound, ripreso il 20 luglio da Search Engine Journal, mostra che google.com è diventato il secondo dominio più citato in AI Mode, con una quota di citazioni cresciuta di 8,4 volte tra il 15 aprile e il 30 giugno. Quasi tutto l’aumento arriva da due schede di casa Google: la scheda dell’attività (Google Business Profile) e il pannello prodotto (Product Knowledge Panel). Tradotto: per molte ricerche locali e di prodotto, Google non ti manda più sul tuo sito. Mostra una sua scheda, riempita coi tuoi dati. La buona notizia è che quei dati li controlli tu.

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Cosa è successo: Google è la seconda fonte di se stesso

Partiamo dal fatto, così come è documentato. Profound, una piattaforma che misura la presenza dei brand nella ricerca AI, ha analizzato la quota di citazioni dentro Google AI Mode dal 15 aprile al 30 giugno 2026. La quota di citazioni è quante volte un dominio compare come fonte nelle risposte generate dall’AI. In quel periodo google.com è salito dell’8,4x, arrivando al secondo posto assoluto tra i domini citati. Non un sito di news, non Wikipedia, non un grande retailer: Google che cita Google.

Il punto non è che Google linki la sua homepage. L’aumento arriva quasi tutto da due sottopercorsi ben precisi: le schede delle attività (quelle che Google serve sull’indirizzo google.com/searchviewer/) e i pannelli di conoscenza dei prodotti (i Product Knowledge Panel, su google.com/search?). In pratica AI Mode, invece di rimandarti al sito di un’azienda o di un negozio, apre una sua scheda interattiva dentro la risposta. Quella scheda diventa la landing page. Il clic al sito ufficiale, spesso, non parte più.

Non è nemmeno una novità isolata: è un’accelerazione di un movimento che va avanti da oltre un anno. A marzo un’analisi di SE Ranking, ripresa sempre da Search Engine Journal, aveva già trovato che Google rappresentava il 17% di 1,3 milioni di citazioni in AI Mode, che salivano a circa il 20% contando YouTube. E nel maggio 2025 il 43% delle risposte delle AI Overview faceva riferimento ai risultati di Google stesso. Profound usa una metrica simile su dataset e periodi diversi, ma la direzione è la stessa: le proprietà di Google compaiono sempre più spesso come fonte dentro le sue risposte AI. Quello che cambia adesso è la velocità — 8,4 volte in due mesi e mezzo — e il fatto che l’aumento sia concentrato proprio sulle schede che contengono i dati della tua azienda.

Le due schede che si prendono i tuoi clic

Per capire cosa fare, bisogna capire quali due superfici stanno crescendo. Sono due, e riguardano due mondi diversi.

1. La scheda locale: Google Business Profile

Quando un cliente fa una domanda a intento locale — “miglior ristorante di pesce a Reggio Calabria”, “idraulico aperto adesso vicino a me”, “hotel con piscina in centro” — AI Mode risponde sempre più spesso mostrando la scheda dell’attività di Google. Nome, orari, foto, recensioni, numero di telefono: tutto dentro un pannello che si apre nella risposta, senza che l’utente esca dall’ambiente Google. Profound ha analizzato oltre 32 milioni di questi pannelli locali e ha trovato che sono esattamente il motore principale della crescita di google.com come fonte citata.

Per un’attività locale questo è un cambio di regola profondo. Fino a ieri la scheda Google serviva a farsi trovare e poi a portare il cliente sul sito o al telefono. Ora la scheda è la destinazione: il cliente decide se venire da te guardando quel pannello, non il tuo sito. Se la scheda è incompleta, con foto vecchie, orari sbagliati o recensioni senza risposta, il cliente non ci pensa due volte: passa alla scheda del concorrente, che sta nella stessa risposta AI, a un dito di distanza. Non serve nemmeno un altro Google. Il confronto avviene lì dentro. È lo stesso motivo per cui, qualche settimana fa, ho scritto di come Gemini si sia integrato nel Google Business Profile: la scheda sta diventando il vero campo di gioco locale.

2. Il pannello prodotto: Product Knowledge Panel

Sul versante e-commerce vale lo stesso meccanismo, con un’altra scheda. Quando la domanda riguarda un prodotto fisico — un confronto (“miglior tapis roulant per casa”), una compatibilità (“questa cartuccia va bene per questa stampante?”), una specifica tecnica — AI Mode tende a mostrare il Product Knowledge Panel invece di un link diretto al sito del retailer o del brand. Il pannello raccoglie prezzo, caratteristiche, recensioni e disponibilità, e li presenta dentro la risposta.

Profound legge questa crescita come un primo segnale dell’UCP, l’Universal Commerce Protocol di Google — lo standard che permetterà di comprare direttamente dentro AI Mode e Gemini. Attenzione: è un’interpretazione di Profound, non una conferma ufficiale di Google, e va presa per quello che è. Ma la direzione è coerente con quello che avevo già raccontato quando Google ha presentato l’Universal Commerce Protocol: un’interfaccia di acquisto a zero clic, dove l’agente AI trova il prodotto e chiude dentro la conversazione. Il pannello prodotto è il mattone che rende tutto questo possibile.

Chi viene colpito di più: cinque settori locali e l’e-commerce

Il fenomeno non è uniforme. Colpisce chi vive di intento locale e chi vende prodotti confrontabili. Sul fronte locale, l’analisi ha isolato i cinque settori dove il cambiamento è più forte: ospitalità e viaggi, servizi per la casa, ristoranti e ristorazione, immobiliare, sanità. Non è un caso: sono tutti settori dove il cliente cerca “vicino a me”, confronta due o tre opzioni e decide in fretta. Esattamente le domande dove la scheda Google fa da vetrina e da filtro.

Se hai un hotel, un B&B, un ristorante, un’impresa di servizi (impianti, pulizie, ristrutturazioni), un’agenzia immobiliare o uno studio sanitario, sei nel cuore del cambiamento. Non perché tu abbia fatto qualcosa di sbagliato, ma perché la tua categoria è quella dove Google ha spinto di più le sue schede dentro le risposte AI.

Sul fronte prodotto, il rischio riguarda ogni e-commerce che vende articoli confrontabili: elettronica, elettrodomestici, sport, casa, componentistica. Ogni volta che un cliente fa una domanda di confronto, compatibilità o specifica, il pannello prodotto rischia di rispondere al posto della tua scheda prodotto. Per una PMI con WooCommerce questo non è una condanna — anzi, come vedremo, è una partita che si può giocare con l’ordine più che col budget — ma è un fatto da conoscere, non da ignorare.

Una citazione non è una visita: leggere il dato senza panico

Qui va fatta una precisazione onesta, altrimenti si scivola nell’allarmismo. La quota di citazioni misura cosa AI Mode mostra come fonte, non dove va il traffico. Che google.com sia salito come dominio citato non significa, meccanicamente, che una visita al tuo sito sia stata cancellata. Significa che, per una ricerca locale o di prodotto, AI Mode potrebbe mostrare una scheda di Google — con i tuoi orari, le tue foto, le tue recensioni, i tuoi dati prodotto — invece di un link alla tua pagina.

La differenza è sottile ma importante. Non stai perdendo un posizionamento: la tua scheda è comunque quella che viene mostrata. Stai perdendo, semmai, il clic verso il tuo dominio e il controllo della prima impressione. Il cliente si fa un’idea di te dentro l’ambiente Google, non sul tuo sito. E si porta a casa quello che la scheda dice, non quello che tu racconteresti sul tuo dominio, dove puoi curare messaggio, offerta e tono.

C’è anche un lato che gioca a tuo favore, ed è il motivo per cui parlo di occasione e non solo di minaccia. Queste schede sono costruite con dati che controlli tu: la scheda locale la alimenti col tuo Google Business Profile, il pannello prodotto lo alimenti col tuo feed prodotti. Non è un algoritmo oscuro su cui non puoi mettere le mani. È un modulo che compili tu. Ottimizzare per queste domande è, paradossalmente, più gestibile di una strategia SEO su tutto il sito: intervieni su input precisi e li controlli direttamente. Il limite, va detto con altrettanta onestà, è che così ti assicuri la presenza dentro la scheda citata, non automaticamente il clic o la vendita successiva. Ma la presenza viene prima di tutto il resto.

Cosa fare: 6 mosse per restare visibile quando Google cita se stesso

Il bello di questo cambiamento è che non chiede budget, chiede ordine. Le leve sono i tuoi dati su Google, e sono a portata di mano. Ecco le sei mosse, in ordine di priorità.

1. Rivendica e completa la scheda Google Business Profile, campo per campo

Se la scheda diventa la tua vetrina dentro le risposte AI, un campo vuoto è una vetrina spenta. Rivendica la scheda se non l’hai ancora fatto, poi compila tutto: nome esatto, categoria principale e secondarie, indirizzo, orari (compresi quelli speciali per le festività), sito, telefono, area servita, attributi. La completezza non è pignoleria: è ciò che rende la scheda credibile e ricca abbastanza da essere mostrata al posto della concorrenza.

2. Metti foto vere e recenti, e togli quelle vecchie

Nel pannello che si apre dentro AI Mode le foto sono la prima cosa che il cliente vede. Foto sfocate, vecchie o generiche sono un punto di uscita immediato: il cliente abbandona e passa al concorrente nella stessa risposta. Carica immagini vere del locale, dei prodotti, delle persone. Aggiornale. Per una PMI italiana questo è spesso un vantaggio: hai un posto reale, un titolare con una faccia, un prodotto che si tocca. Fallo vedere.

3. Gestisci le recensioni attivamente, non passivamente

Le recensioni stanno al centro della scheda, e sono quello che il tuo prossimo cliente guarda prima di decidere se andare avanti. Recensioni recenti, tante, con risposte tue — anche a quelle negative — alzano la credibilità del pannello. Recensioni ferme a due anni fa o lasciate senza risposta la abbassano. Chiedi le recensioni ai clienti soddisfatti in modo sistematico e rispondi sempre. È lavoro, non spesa.

4. Cura il feed prodotti su Merchant Center

Se vendi prodotti, il pannello prodotto si nutre del tuo feed. Titoli chiari, descrizioni con le specifiche che i clienti confrontano, codici prodotto (GTIN) corretti, immagini pulite, disponibilità aggiornata. E soprattutto prezzi coerenti tra sito e feed: un prezzo diverso tra le due fonti è il modo più veloce per farti scartare. Un feed in ordine è ciò che fa comparire i tuoi dati, corretti, nel pannello che risponde alla domanda del cliente.

5. Aggiungi dati strutturati coerenti sul tuo sito

Sul sito, i dati strutturati (schema LocalBusiness per l’attività, Product per i prodotti) devono raccontare la stessa storia della scheda Google: stesso nome, stesso indirizzo, stessi prezzi, stesse caratteristiche. La coerenza tra il tuo dominio e le schede di Google è ciò che aiuta l’AI a capire che sei un’entità sola e affidabile. Contraddizioni tra sito e scheda diluiscono la tua autorevolezza.

6. Costruisci un motivo per cliccare oltre la scheda

Questa è la mossa strategica. Se la scheda risponde alla domanda base, tu devi dare un motivo per andare oltre: un’offerta che esiste solo sul sito, una prenotazione diretta, un contenuto o una configurazione che la scheda Google non può replicare. Il campo che ti resta pienamente in mano è il rapporto diretto col cliente — un canale (newsletter, WhatsApp, prenotazione) che non passa da Google. La scheda ti fa trovare; il tuo canale diretto ti fa possedere la relazione.

Nessuna di queste sei mosse richiede un investimento importante. Richiedono che qualcuno guardi la scheda, il feed e i dati con attenzione e li tenga in ordine. Ed è esattamente il punto: qui non vince chi spende di più, vince chi è più curato.

SEO, GEO e schede Google: dove si sposta il lavoro

Da due anni ti raccontano il GEO — la Generative Engine Optimization, farsi trovare dalle AI — come una disciplina magica separata dalla SEO. Questa notizia dimostra il contrario. Le leve per restare visibile quando Google cita se stesso sono le stesse di sempre: scheda locale curata, feed prodotti pulito, dati coerenti, recensioni vere, un sito leggibile. Non c’è nessun trucco nuovo. C’è la solita igiene digitale fatta bene, applicata a superfici nuove.

Quello che cambia davvero è dove si concentra il lavoro. Per anni l’ossessione è stata il sito: contenuti, blog, link. Restano importanti, ma il baricentro dell’intento locale e di prodotto si sta spostando sulle schede di Google. Per un’attività locale, un pomeriggio speso a sistemare il Business Profile oggi può valere più di dieci articoli di blog. Per un e-commerce, un feed Merchant Center in ordine può valere più di una campagna. Non è che il sito non conti: è che il primo contatto, per queste domande, avviene dentro una scheda, e quella scheda va presidiata per prima.

C’è anche un secondo motivo per cui questo tema si lega a tutto il resto. Le AI, per parlare di te, spesso non leggono nemmeno il tuo sito: gran parte delle citazioni arriva da fonti esterne — recensioni, directory, articoli. La scheda Google è una di queste fonti esterne, ora la più forte per l’intento locale e di prodotto. Curarla non è un’attività a sé: è alimentare la fonte che l’AI pesa di più quando decide come descriverti.

Su un mio cliente oggi 40.000 visite al mese arrivano già dalle AI Overview di Google. Non è successo per magia. È successo perché quei dati — scheda, feed, sito — sono coerenti e curati, e l’AI sa cosa mostrare quando qualcuno fa la domanda giusta. È lo stesso lavoro di cui parlo qui, visto dal lato di chi l’ha già messo in ordine.

Domande frequenti

Cosa significa che Google cita se stesso in AI Mode?

Significa che, nelle risposte di Google AI Mode, google.com è diventato il secondo dominio più citato come fonte. L’aumento — 8,4 volte tra il 15 aprile e il 30 giugno 2026 secondo il report di Profound — arriva quasi tutto da due schede di casa Google: il Google Business Profile per le ricerche locali e il Product Knowledge Panel per i prodotti. In pratica l’AI mostra una scheda di Google, riempita coi tuoi dati, invece di un link al tuo sito.

Perdo traffico se Google mostra la sua scheda al posto del mio sito?

Non automaticamente. La quota di citazioni misura cosa l’AI mostra come fonte, non dove va il traffico. La tua scheda viene comunque mostrata, quindi non perdi il posizionamento. Rischi però di perdere il clic verso il tuo dominio e il controllo della prima impressione: il cliente si fa un’idea di te dentro l’ambiente Google. Per questo conta curare la scheda come cureresti la homepage.

Quali settori sono più colpiti?

Sul fronte locale i cinque settori dove il cambiamento è più forte sono ospitalità e viaggi, servizi per la casa, ristoranti e ristorazione, immobiliare e sanità. Sul fronte prodotto, ogni e-commerce che vende articoli confrontabili (elettronica, casa, sport, componentistica) è esposto sulle domande di confronto, compatibilità o specifica tecnica.

Cosa posso fare concretamente, e quanto costa?

Le leve sono dati che controlli tu, quindi il costo è soprattutto tempo e ordine: completa e rivendica il Google Business Profile, metti foto vere e recenti, gestisci le recensioni rispondendo, cura il feed prodotti su Merchant Center con prezzi coerenti tra sito e feed, aggiungi dati strutturati coerenti sul sito e costruisci un canale diretto col cliente che non passi da Google. Sono interventi di manutenzione, non progetti costosi.

Il Product Knowledge Panel c’entra con l’acquisto dentro l’AI?

Profound interpreta la crescita dei pannelli prodotto come un primo segnale dell’Universal Commerce Protocol di Google, lo standard che punta all’acquisto diretto dentro AI Mode e Gemini. È un’interpretazione, non una conferma ufficiale di Google. Ma la direzione è coerente: chi ha oggi un feed prodotti pulito e dati coerenti parte avvantaggiato quando questi meccanismi di acquisto si consolideranno.

Cosa significa per le aziende italiane

Per una PMI italiana questa notizia è più un’occasione che un allarme, se la leggi bene. Il campo su cui si gioca la visibilità nelle risposte AI non è fatto di budget: è fatto di ordine sui tuoi dati. E una PMI ordinata batte un colosso disordinato sulla stessa risposta AI. Sistemare la scheda Google e il feed prodotti costa attenzione e qualche pomeriggio di lavoro, non un investimento.

Il primo messaggio pratico riguarda chi fa attività locale, che in Italia è la maggioranza: hotel, ristoranti, artigiani, servizi per la casa, studi professionali, agenzie immobiliari. La tua scheda Google non è più un accessorio: è la tua vetrina dentro le risposte AI, il punto in cui il cliente decide se venire da te o dal concorrente che sta a un dito di distanza nella stessa risposta. Trattala come tratteresti l’ingresso del tuo negozio. Aperta la mattina, pulita, con le informazioni giuste e una faccia vera. Chi la lascia incompleta o ferma a due anni fa oggi non perde una posizione in classifica: perde il cliente proprio nel momento in cui sta scegliendo.

Il secondo messaggio è per chi vende prodotti online. In Italia molti di questi meccanismi — l’acquisto dentro l’AI, i pannelli prodotto spinti — non sono ancora del tutto attivi, quindi niente corse e niente panico. Ma le mosse che contano non sono spesa, sono ordine: un feed Merchant Center pulito, prezzi coerenti tra sito e feed, specifiche complete, dati strutturati allineati. Sono lavori che puoi fare adesso, con calma, e che ti troveranno pronto quando questi meccanismi arriveranno anche da noi. Chi li fa oggi parte davanti a chi dovrà rincorrere.

Il terzo messaggio è il più strategico. Google si sta mettendo sempre più al centro, tra te e il tuo cliente, con le sue schede. Non puoi impedirlo, ma puoi fare due cose: presidiare quelle schede coi tuoi dati, così sei tu quello che viene mostrato, e costruirti un canale diretto col cliente che non dipenda da Google — una prenotazione, una newsletter, un contatto che ti appartiene. La prima mossa ti fa trovare oggi. La seconda ti protegge domani. Farle entrambe, adesso, mentre quasi tutti guardano ancora solo il sito, è il vantaggio che si prende con l’ordine e non con la spesa.


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