Quasi tutte le aziende con cui parlo hanno già fatto «formazione sull’AI». Quasi nessuna la sta usando davvero. La distanza fra le due cose non dipende dalle persone: dipende da come è stata impostata la formazione.

I tre modi in cui un corso sull’AI non lascia niente

Il primo è il corso generico: due ore su cos’è un large language model, la storia dei trasformatori, qualche prompt d’esempio su un caso che non è il vostro. Interessante, inutile il lunedì mattina.

Il secondo è la licenza comprata prima del metodo: si attivano venti account, si manda un’email con le credenziali e si aspetta che succeda qualcosa. Dopo tre mesi le usano in due.

Il terzo, il più insidioso, è la libreria di prompt: un documento con cinquanta prompt copiati da LinkedIn. Funziona finché il caso è identico all’esempio e si rompe al primo scostamento, perché nessuno ha capito perché quel prompt funzionava.

Cosa distingue una formazione che regge

Tre cose, in ordine di importanza. Si lavora sui vostri processi, non su esempi: si prende il preventivo che scrivete davvero, la mail al fornitore che mandate davvero, il report che compilate ogni lunedì. Si mette per iscritto cosa non si delega all’AI, che è la parte che nessuno insegna e che evita i danni. E si torna dopo due settimane, perché le domande vere arrivano quando la gente ci ha sbattuto la testa da sola, non durante il corso.

I formati, e quando ha senso ciascuno

La mezza giornata a 590 € è il formato giusto se il team è piccolo e serve sbloccare un uso concreto: si sceglie un processo, lo si automatizza insieme, si esce con quello che funziona.

La giornata intera in azienda a 1.490 € include l’analisi dei flussi e il follow-up a distanza di due settimane. È il formato che consiglio quando le persone coinvolte sono più di cinque, perché al mattino si mappa e al pomeriggio si costruisce.

Il percorso in quattro moduli a 2.400 € è distribuito su sei settimane — fondamenti, scrittura, automazione, governance — e ogni modulo lascia uno strumento in produzione. È il formato con la resa più alta, perché fra un modulo e l’altro le persone provano e tornano con problemi reali.

Per chi il mestiere lo fa già c’è la formazione GEO per agenzie e team marketing a 890 €: non spiega cos’è un modello, spiega come si lavora sulla citabilità e come si misura. E per chi preferisce lavorare da solo sul proprio progetto, il coaching individuale da cinque ore a 690 €, distribuite come serve.

La parte che riguarda le regole

C’è un pezzo che va affrontato insieme alla formazione e quasi sempre viene rimandato: cosa è permesso mettere dentro questi strumenti. Un dipendente che incolla in un modello pubblico un elenco clienti o il contratto di un fornitore non sta facendo il furbo, sta facendo quello che nessuno gli ha detto di non fare.

Serve una policy d’uso scritta in italiano comprensibile: dati ammessi, strumenti approvati, obbligo di verifica umana. È il documento più economico dell’area — 490 € — e quello che evita i problemi più cari. Se poi vuoi mettere a posto tutto il quadro dell’AI Act, il percorso completo per PMI copre mappatura, classificazione del rischio, policy, registro e informative.

Perché la formazione GEO vale più di un intervento una tantum

La generative engine optimization non è una configurazione che si installa: è un modo di scrivere e strutturare i contenuti. Posso sistemare cinquanta pagine io, ma se chi pubblica continua a scrivere come prima, fra sei mesi siamo daccapo. Formare chi scrive significa che ogni pagina nuova nasce già citabile — ed è l’unica versione di questo lavoro che si mantiene da sola.

Le aree complete: Formazione AI & GEO e AI Act & Governance.

Se vuoi vedere tutto il quadro, ho scritto una guida ai servizi che parte dal problema.

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