«Mi hanno chiesto milleduecento euro al mese per i social. È tanto?» Me l’ha detto il titolare di un’azienda di arredo, al telefono, mentre guardava un preventivo che non riusciva a giudicare. Gli ho risposto quello che rispondo sempre: non lo so, perché “i social” non è un servizio. È una parola che tiene insieme almeno cinque lavori diversi, con costi che non c’entrano niente l’uno con l’altro. Finché non li separi, un preventivo da 150 € e uno da 1.500 € sembrano due opinioni sullo stesso lavoro, e non lo sono affatto.

Qui provo a smontare la voce pezzo per pezzo, con i prezzi che sono già scritti sul mio sito e che chiunque può leggere prima di sentirmi.

I cinque lavori che stanno dentro “i social”

Il primo è il setup: aprire e configurare gli account nel modo giusto, con la proprietà intestata all’azienda e non alla persona che se ne occupava tre anni fa, i ruoli assegnati, il pixel installato, il catalogo collegato. È un lavoro che si fa una volta e che nessuno vede, finché non serve — e allora serve tutto insieme.

Il secondo è la strategia, cioè decidere cosa si racconta, a chi, con che frequenza e in che ordine. Sembra la parte aerea del mestiere ed è invece quella che decide se le altre quattro producono qualcosa.

Il terzo è la produzione dei contenuti statici: testi e grafiche coordinate. Il quarto è la produzione video, che è un mestiere a sé e costa di più perché richiede girato, montaggio e sottotitoli. Il quinto è il presidio: pubblicare secondo il calendario, rispondere ai commenti e ai messaggi, accorgersi che un cliente sta litigando sotto un post di martedì.

C’è poi una sesta voce che non è un servizio ma una spesa: il budget pubblicitario. Quello resta sul conto dell’azienda, lo decide l’azienda e lo vede l’azienda. Chi te lo mescola dentro il canone ti sta rendendo impossibile capire quanto stai pagando per il lavoro e quanto per lo spazio.

L’ordine corretto degli interventi

L’ordine che seguo è sempre lo stesso, e non è una preferenza estetica: ogni passo rende meno costoso quello dopo.

Si parte dagli account. Il Setup Business Manager Meta costa 149 € e mette a posto proprietà, ruoli, pixel e collegamento fra pagina e profilo pubblicitario. Se il pubblico sta su TikTok c’è il Setup TikTok Business alla stessa cifra, 149 €; se l’azienda ha un negozio fisico o un’area di servizio, prima ancora dei social viene il Setup del Profilo Google Business, sempre 149 €, perché lì le persone ti cercano già con l’intenzione di comprare. Per chi vende prodotti molto visivi — arredo, casa, food, moda — aggiungo il Setup Pinterest Business a 120 €, che è la piattaforma meno di moda e più sottovalutata del gruppo.

Poi viene il piano. Il Piano Editoriale Social costa 290 € ed è un mese di calendario: temi, idee, copy e orari. Lo tengo separato dalla produzione apposta, perché è l’unico pezzo che ha senso comprare da solo. Molte aziende hanno già qualcuno in ufficio capace di pubblicare: quello che non hanno è qualcuno che decida cosa pubblicare.

Terzo, i contenuti. I Contenuti Social Pronti sono 390 € per un set di post con testo e grafica coordinati al brand. I Video & Reel Short-Form costano 490 € e sono la voce che fa salire i preventivi: chi ti chiede 1.200 € al mese quasi sempre ci sta mettendo dentro il video.

Quarto, la gestione ricorrente. La Gestione Social Media costa 399 € al mese e comprende strategia, contenuti, grafiche e pubblicazione coordinate al brand. È l’ultima voce della lista, non la prima, e questo è il punto dove sbaglia quasi tutto il mercato.

C’è infine un quinto passo che sui social non sembra un passo social: il setup di WhatsApp Business con il catalogo, 190 €. Su Instagram una conversazione interessante finisce quasi sempre in un messaggio privato, e se dall’altra parte non c’è niente di pronto quella conversazione muore lì.

Cosa non funziona, e perché

Attivare il canone mensile senza il piano. È l’errore più diffuso e il più comprensibile: il canone sembra la soluzione completa, quindi si parte da lì. Il risultato è che paghi ogni mese qualcuno che decide cosa pubblicare mentre lo pubblica. Escono contenuti onesti e scollegati, e dopo sei mesi nessuno sa dire cosa si stava provando a fare.

Essere su tutte le piattaforme. Ho visto aziende con cinque account aperti e cinque account fermi. Una piattaforma presidiata vale più di quattro abbandonate, e non solo per il tempo: un profilo abbandonato è visibile, e racconta di te una cosa precisa.

Comprare i video prima di avere qualcosa da dire. Il reel è il formato con la resa più alta e il costo più alto, e per questo è il primo che viene chiesto. Ma un video da 490 € che porta persone su una scheda prodotto scritta male è un investimento che finanzia un problema che hai già.

Misurare i follower. È l’unico numero che cresce anche quando non succede niente, ed è per questo che piace. Preferisco guardare i messaggi ricevuti, i clic al sito e le richieste arrivate: sono numeri più piccoli e molto più fastidiosi da guardare.

Chiedere ai social di fare il lavoro del sito. Se il sito non converte, i social non lo compensano: aumentano solo il numero di persone che se ne accorgono.

Quanto costa davvero, mettendo insieme i numeri

Un’azienda che parte da zero e vuole una presenza seria su un canale spende circa 149 € di setup, 290 € di piano e 390 € di contenuti: 829 € il primo mese, e poi 399 € al mese se mi lascia la gestione. Se serve anche il video, si aggiungono 490 €. Se le grafiche le vuole fare l’ufficio marketing in autonomia, i Template Grafici Brandizzati costano 290 € una volta sola e sostituiscono una voce ricorrente.

Se l’identità visiva non esiste ancora, il conto cambia a monte, non sui social: il Logo Design costa 290 € e la Brand Identity completa 700 €. Sono soldi che spenderei prima di comprare contenuti, non dopo.

Tutti i prezzi sono IVA esclusa e stanno nell’archivio Social & Setup. Il preventivo da 1.200 € del mio conoscente, a conti fatti, non era gonfiato: comprendeva video, gestione e advertising. Era solo scritto in una riga sola.

Come scelgo il livello insieme al cliente

Faccio due domande. La prima: chi risponde ai messaggi? Se c’è qualcuno in azienda che lo fa già bene, la gestione mensile non serve e conviene comprare piano e contenuti. La seconda: da dove arrivano oggi i clienti? Se arrivano da Google o dal passaparola, i social sono un presidio e non un canale di vendita, e allora 399 € al mese sono ragionevoli mentre 1.200 € no.

Quando invece i social sono il canale principale, la voce da guardare non è più il canone social ma il lavoro complessivo: in quel caso ha più senso un retainer di posizionamento a 800 € al mese o il Growth Partner a 1.499 € al mese, dove i social sono una leva fra le altre e non un compartimento separato.

Se vuoi vedere come si incastrano gli altri servizi, ho raccolto tutto nella guida ai servizi.

Domande frequenti

Quanto costa un social media manager al mese?

Sul mio listino pubblico la gestione social costa 399 € al mese e comprende strategia, contenuti, grafiche e pubblicazione. Sotto i 300 € al mese di solito si compra solo la pubblicazione di materiale fornito dall’azienda; sopra i 900 € al mese c’è quasi sempre dentro la produzione video, l’advertising o entrambe. Il budget delle campagne è sempre una voce separata.

Conviene pagare a progetto o a canone mensile?

A progetto, finché il piano non esiste. Piano editoriale (290 €) e contenuti (390 €) si comprano una volta e si giudicano subito. Il canone ha senso quando c’è qualcosa da presidiare ogni settimana: conversazioni, commenti, messaggi privati, campagne attive.

Su quante piattaforme conviene essere presenti?

Una, all’inizio, scelta in base a dove sono già i clienti e non in base a dove sono i concorrenti. Il setup di ogni canale costa fra 120 e 149 €, quindi aggiungerne uno non è caro: quello che costa è mantenerlo vivo.

Il budget pubblicitario è compreso nel compenso?

No, e non deve esserlo. Il budget resta sul conto pubblicitario dell’azienda, che lo decide e lo controlla. Tenerlo separato dal compenso ti permette di alzarlo o abbassarlo senza rinegoziare nulla e di capire quanto stai pagando per il lavoro e quanto per lo spazio.

0