«Il sito ce l’ho da tre anni, ma su Google non mi trova nessuno.» Me lo sento dire due o tre volte al mese, quasi sempre con lo stesso tono a metà fra il rassegnato e l’infastidito. E quasi sempre il problema non è quello che l’imprenditore crede che sia.
Farsi trovare su Google non è un’azione sola: sono tre meccanismi diversi, che vanno sistemati in un ordine preciso. Se li affronti nell’ordine sbagliato spendi per mesi senza vedere niente, e alla fine concludi che la SEO non funziona.
Tre cose diverse, non una
Essere indicizzato significa che Google ha le tue pagine nel suo archivio. Essere posizionato significa che, per una certa ricerca, quelle pagine compaiono prima delle altre. Comparire nei risultati locali — il riquadro con la mappa e le tre attività — dipende dalla scheda Google Business Profile, che è un oggetto separato dal sito e segue regole sue.
Sono tre porte distinte. Ho visto aziende pagare mesi di ottimizzazione mentre metà del sito non era nemmeno indicizzata, e ristoranti investire sul blog mentre la scheda su Maps aveva gli orari sbagliati e l’ultima recensione di due anni prima. In questi casi non serve fare di più: serve fare prima quello che viene prima.
L’ordine che seguo
1. Verificare di essere davvero dentro l’indice
Si apre Search Console e si guardano due numeri: quante pagine sono indicizzate, quante sono escluse e con quale motivazione. Molto spesso la risposta è già lì: sitemap mai inviata, un robots.txt che blocca una sezione intera, le pagine di ricerca interna che si mangiano la scansione, un noindex rimasto dal giorno del lancio.
È il passaggio più economico ed è quello che saltano quasi tutti. Nel mio catalogo la configurazione di sitemap e robots costa 99 €, l’audit SEO tecnico 190 €, la bonifica completa dell’indicizzazione 390 €. Se il problema era lì, sono cifre che si ripagano da sole.
2. La scheda locale, se lavori su un territorio
Se hai un indirizzo, o servi una zona precisa, la scheda Google Business Profile porta contatti prima del sito e spesso ne porta di più. Le cose che contano davvero sono poche: categoria principale scelta bene e non tre categorie generiche, orari veri e aggiornati anche nei festivi, i servizi elencati uno per uno, foto fatte negli ultimi mesi, le domande e risposte compilate da te prima che le compili qualcun altro.
L’ottimizzazione della scheda e della presenza su Maps sta a 190 €.
3. Title, struttura, link interni
Solo adesso si tocca il sito. Un title per pagina, che dica cosa c’è dentro con le parole che usa chi cerca, non con lo slogan aziendale. Una gerarchia di titoli leggibile. E i link interni, che sono la parte più sottovalutata: se una pagina non è linkata da nessun’altra parte del tuo sito, stai dicendo a Google che non è importante. Title e meta description 149 €, architettura dei link interni 140 €.
4. Rispondere alle domande che la gente fa davvero
Qui casca la maggior parte dei blog aziendali. Non serve un articolo a settimana: servono le pagine che rispondono alle cose che i tuoi clienti chiedono al telefono. Se in cinque anni ti hanno chiesto trenta volte quanto dura un intervento, quella è una pagina. Una pagina che risponde a una domanda vera vale più di dieci articoli scritti per riempire il calendario.
5. Le recensioni
Sui risultati locali le recensioni pesano, e pesano anche le risposte: una scheda con venti recensioni e venti risposte scritte a mano racconta una cosa diversa da una con ottanta recensioni e nessuna risposta. Gestione delle recensioni 190 €.
6. L’autorevolezza, e solo a questo punto i link
I link da altri siti servono, ma servono dopo. Prima di comprare visibilità esterna voglio vedere un sito indicizzato bene, con pagine che rispondono a qualcosa e una scheda locale in ordine: altrimenti sto portando persone su una struttura che non regge. Link building 690 €, analisi dei competitor 390 €.
7. Le risposte scritte dall’AI
Su questa ricerca Google mostra già oggi un riquadro generato dall’AI che riassume la risposta sopra i risultati classici, e quel riquadro cita alcune fonti e non altre. La logica non cambia: per essere citato devi avere una pagina che risponde in modo chiaro e verificabile, e dati che dicano alla macchina cosa sei. Dati strutturati e schema markup 290 €; per la parte locale, l’ottimizzazione per Ask Maps e Gemini sul profilo Google 590 €.
Cosa non funziona, e perché
La prima pagina garantita. Nessuno controlla i risultati di Google, quindi nessuno può garantirli. Quando la garanzia c’è, di solito è scritta su una keyword che non cerca nessuno: si arriva primi su qualcosa che non porta clienti.
Il footer con dentro cento città. Assistenza a Milano, Roma, Torino, Napoli ripetuto in ogni pagina non ti rende locale in cento posti: ti rende una pagina con un elenco. La visibilità su un territorio si costruisce con una pagina che parla davvero di quel territorio, o con la scheda locale.
I pacchetti da cinquecento backlink. Costano poco perché valgono poco. Nella migliore delle ipotesi non succede niente; nella peggiore poi quei link te li devi togliere.
Pubblicare per non lasciare il blog fermo. Un articolo scritto senza sapere a quale domanda risponde non si posiziona e non viene letto. In più, se il tema è già coperto da un’altra tua pagina, ti fai concorrenza da solo.
Aspettare il risultato in trenta giorni. Sull’indicizzazione si ragiona in giorni, sulla scheda locale in settimane, sul posizionamento organico di ricerche contese in mesi. Chi ti promette tempi diversi ti sta vendendo un’altra cosa.
Quanto costa mettere tutto in fila
I singoli interventi di questa lista vanno da 99 € a 690 €, ed è la strada giusta quando il problema è circoscritto e sai qual è. Quando invece serve qualcuno che tenga insieme sito, scheda locale e contenuti nel tempo, sul catalogo c’è la consulenza continuativa per zona a 800 €: per esempio Milano, Roma, Lombardia o Cosenza e Corigliano-Rossano. L’elenco completo delle zone è nell’archivio della categoria. Se ti serve solo il pacchetto di local SEO senza continuativo, è a 490 €.
Se dovessi partire domani
Aprirei Search Console e guarderei quante pagine sono indicizzate. Poi aprirei la scheda Google Business Profile e controllerei categoria, orari e data dell’ultima recensione. Sono due controlli da mezz’ora che, nella maggior parte dei casi che mi capitano, spiegano già perché su Google non ti trova nessuno. Il resto viene dopo, e viene in quest’ordine.
Domande frequenti
Quanto tempo ci vuole per farsi trovare su Google?
Dipende da quale dei tre meccanismi stai sistemando. Far indicizzare pagine nuove o sbloccate richiede giorni. Far salire una scheda locale nei risultati di mappa richiede settimane di lavoro costante su categoria, recensioni e contenuti della scheda. Posizionare il sito su ricerche contese richiede mesi. Chi promette la prima pagina in trenta giorni di solito sta parlando di una keyword che non cerca nessuno.
Farsi trovare su Google è gratis?
I risultati organici e la scheda Google Business Profile non si pagano a Google: aprire la scheda, inviare la sitemap e usare Search Console non costa nulla. Quello che costa è il lavoro di sistemare le pagine, scrivere i contenuti e tenere aggiornata la scheda. La pubblicità a pagamento è un canale diverso, che porta traffico finché paghi e si ferma quando smetti.
Serve ancora il sito se ho già la scheda Google Business Profile?
Per molte attività locali la scheda porta i primi contatti, ed è giusto partire da lì. Il sito serve per tutto quello che nella scheda non entra: spiegare come lavori, rispondere alle domande che i clienti fanno prima di chiamare, farsi trovare su ricerche che non sono legate a una posizione geografica. Le due cose si rafforzano a vicenda, e la scheda stessa rimanda al sito.
Con un budget piccolo, da quale intervento conviene partire?
Dalla diagnosi, non dalla promozione. Un audit tecnico o la messa in ordine di sitemap e robots costano poco e spesso spiegano da soli perché il sito non si vede. Se lavori su una zona, il secondo passo è la scheda locale. La link building e i contenuti a calendario sono interventi che hanno senso dopo, quando la base regge.
Questa guida fa parte della serie Guide ai servizi, dove trovi le altre.
