Essere citati nell’AI Overview di Google raddoppia i tuoi clic rispetto a chi non è citato, ma te ne dà comunque meno di quando l’AI Overview non c’era. Sono i numeri di uno studio su oltre 51.000 eventi tracciati in 9 mesi, pubblicato il 2 settembre 2026 su Search Engine Land: una pagina citata dentro un AI Overview raccoglie circa il 2,1% di clic, una pagina non citata nella stessa schermata circa lo 0,9%, mentre la vecchia ricerca senza AI Overview valeva circa il 3,3%. Tradotto per la tua azienda: la citazione non ti restituisce il traffico che hai perso. Dimezza il danno. Ed è per questo che vale la pena inseguirla, ma con aspettative giuste.

Sommario

I tre numeri che devi tenere a mente

Lo studio è semplice da leggere, ed è la ragione per cui mi interessa. Chi l’ha condotto ha tracciato per nove mesi il comportamento reale dei clic su una serie di siti, distinguendo tre situazioni: quando la pagina compariva citata dentro un AI Overview, quando compariva nella stessa pagina di risultati ma senza essere citata nel riquadro AI, e quando l’AI Overview non c’era affatto.

Questi i tre valori medi di click-through rate, cioè la percentuale di ricerche che si trasformano in un clic verso la pagina:

  • Pagina citata nell’AI Overview: ~2,1%
  • Pagina non citata, ma nella stessa SERP con AI Overview: ~0,9%
  • Nessun AI Overview (la vecchia SERP classica): ~3,3%

Fermati un attimo su questi numeri, perché raccontano due storie insieme. La prima: essere citati vale più del doppio rispetto a non esserlo (2,1% contro 0,9%). La seconda, quella che nessuno mette in prima pagina: anche quando sei citato, prendi meno clic di quanti ne prendevi prima che l’AI Overview esistesse (2,1% contro 3,3%). L’AI Overview toglie traffico a tutti. La citazione ti fa perdere meno degli altri, non ti fa vincere di più di prima.

Ho visto troppi consulenti usare solo il primo numero — “citato = +130% di clic!” — e nascondere il secondo. È disonesto. La lettura corretta è questa: nella SERP con AI, la citazione è la differenza tra prendere qualcosa e prendere quasi niente. Ma la torta complessiva si è ristretta.

Cosa vuol dire “citato” e perché conta il doppio

Quando Google genera un AI Overview, mette in alto una risposta scritta dall’AI e, a lato o in fondo, un pugno di link alle fonti da cui ha “preso” le informazioni. Quelle fonti sono le pagine citate. Se la tua pagina è tra loro, l’utente che vuole approfondire clicca lì. Se non lo è, la tua pagina magari sta comunque nei risultati organici più sotto, ma la stragrande maggioranza degli utenti non arriva mai a scorrere fin là: la risposta ce l’ha già davanti.

Ecco perché lo 0,9% delle pagine non citate è così basso. Non è che Google le abbia penalizzate. È che l’AI Overview occupa il primo schermo e risponde già alla domanda. Chi cerca “quanto dura la batteria di un e-bike” legge la sintesi e chiude. Chi vuole comprare, cliccherà su una delle fonti citate, non sul quinto risultato blu.

La citazione, quindi, non è un premio di vanità. È il modo con cui recuperi una fetta della visibilità che l’AI Overview ti ha tolto. Il passaggio mentale da fare — e lo ripeto ai clienti da mesi — è smettere di chiedersi “sono in prima posizione?” e iniziare a chiedersi “sono tra le fonti citate?”. Sono due partite diverse, con due regole diverse.

La regola del pochi-fanno-tutto: 1 snippet su 1.661

C’è un secondo dato nello studio che vale quanto i CTR, e che quasi nessuno ha commentato. Su 1.661 snippet tracciati (i singoli blocchi di testo citati), lo snippet migliore da solo ha generato 2.276 eventi, mentre la media di tutti gli altri è appena 31 eventi. Uno contro trentuno. Una manciata di pagine fa il grosso del lavoro; tutte le altre raccolgono briciole.

Questa è la classica curva di potenza (power law) che chi lavora nel web conosce bene: pochi vincitori si prendono quasi tutto, la lunga coda si divide gli avanzi. Applicata alle citazioni AI, significa una cosa molto concreta per una PMI: non serve — e non conviene — provare a farsi citare su tutto. Serve individuare le poche domande che contano davvero per il tuo business e diventare la fonte migliore su quelle. Meglio essere lo snippet che fa 2.276 eventi su una domanda commerciale che essere presenti a spruzzo su cinquanta domande da 31 eventi l’una.

Nella pratica lo traduco così con i clienti: prendiamo le 15-20 domande che un cliente pronto a comprare farebbe davvero, e su quelle costruiamo contenuti che si reggono da soli, paragrafo per paragrafo, così che l’AI abbia poco da inventare e molto da citare. Il resto viene dopo. Chi insegue “tutte le keyword” nel 2026 sta ancora giocando alla partita del 2020.

La citazione non ripaga il traffico perso: fai i conti giusti

Voglio insistere sul punto scomodo, perché è quello che ti fa prendere decisioni giuste sul budget. Mettiamo numeri veri, anche se semplificati.

Immagina una query che fa 10.000 ricerche al mese. Prima delle AI Overview, la tua pagina in buona posizione con un CTR del 3,3% portava a casa circa 330 visite. Oggi, su quella stessa query, arriva l’AI Overview. Se non sei citato, con lo 0,9% scendi a circa 90 visite: hai perso il 73% del traffico. Se invece riesci a farti citare, con il 2,1% risali a circa 210 visite. Meglio, molto meglio dei 90. Ma comunque sotto i 330 di prima.

Cosa ci dice questo conto? Che la citazione AI è un’operazione di difesa, non di espansione. Serve a limitare l’emorragia sulle query dove l’AI Overview è già comparso. Non è la leva con cui triplichi il fatturato online. Se un fornitore ti promette che “con la GEO esplodi”, chiedigli di mostrarti questo conto. La verità onesta è: la GEO ti tiene in partita mentre il terreno si sposta. Il fatturato lo fai col resto — offerta, conversione, prodotti che esistono solo da te, canali diversi da Google.

Questo, tra l’altro, è il seguito naturale di quello che ho scritto ieri sul traffico diretto che esplode in GA4 per colpa dell’AI: i canali si stanno confondendo, e se non capisci da dove arriva davvero la gente rischi di tagliare il budget sbagliato.

Dove sei più esposto: due esempi italiani concreti

I numeri medi servono per capire, ma ogni azienda vive una realtà diversa a seconda del tipo di ricerche che la portano clienti. Gli AI Overview non compaiono ovunque allo stesso modo: si presentano molto più spesso sulle domande informative, comparative e “come si fa”, e molto meno su quelle puramente transazionali o navigazionali. Chi vende, chi informa e chi serve un territorio è esposto in modo diverso.

Primo esempio, un e-commerce di prodotti per la casa. Le query di acquisto secco (“comprare tappeto lana 200×300”) spesso non fanno scattare l’AI Overview: lì l’utente vuole schede prodotto e prezzi, e Google lo sa. Ma le query di valutazione — “quale tappeto per il soggiorno”, “differenza tra lana e sintetico” — sono proprio quelle dove l’AI Overview esplode. È lì che il tuo blog perdeva già traffico e continuerà a perderne se non sei la fonte citata. Il paradosso: la parte alta del funnel, quella che educava il cliente e lo portava sul tuo sito, è la più erosa. Se il tuo posizionamento organico si reggeva sui contenuti informativi, questo studio spiega perché il traffico cala mentre le vendite dirette tengono: stai perdendo la scoperta, non l’acquisto.

Secondo esempio, un studio professionale locale — un commercialista, un artigiano, una clinica. Qui la partita è doppia. Da un lato le domande informative (“quando si paga l’acconto IVA”, “quanto costa rifare un bagno”) finiscono in AI Overview, e se non sei citato sparisci dalla fase in cui il cliente ti conosce. Dall’altro, la ricerca locale vera e propria passa sempre di più da Google Maps e dalle risposte locali di Gemini, dove valgono altre leve (scheda Google, recensioni, categoria giusta). Per un’attività di territorio, quindi, la citazione AI serve a farsi trovare da chi cerca competenza, non da chi cerca l’indirizzo. Due imbuti separati, da presidiare in modo diverso.

La lezione comune ai due casi: mappa le tue query per intento, non solo per volume. Guarda quali fanno comparire l’AI Overview (basta cercarle a mano) e concentra il lavoro di citabilità proprio lì. Sulle query dove l’AI Overview non c’è, la SEO classica funziona ancora benissimo. Non serve rivoluzionare tutto: serve sapere dove sei sotto attacco e dove no.

Come misurare le AI Overview da solo con GA4 (il trucco del #:~:text=)

Qui c’è la parte più utile dello studio, quella operativa. Come hanno fatto a distinguere i clic “da AI Overview” dagli altri, visto che Google non te lo dice in modo pulito? Con un dettaglio tecnico che puoi replicare anche tu.

Quando un utente clicca su una fonte citata dentro un AI Overview, Google spesso aggiunge all’indirizzo di destinazione un frammento di testo nella forma #:~:text=.... È lo stesso meccanismo che evidenzia in giallo la frase esatta quando arrivi sulla pagina. Quel frammento nell’URL è la firma: se una visita atterra sul tuo sito con un #:~:text= attaccato, con ottima probabilità arriva da una citazione AI.

Nello studio hanno creato in GA4 una dimensione personalizzata che si attiva ogni volta che una sessione atterra con quel frammento presente. È, oggi, il segnale più affidabile che hai senza aspettare che Google lo esponga nativamente. In pratica:

  • Catturi il percorso completo della pagina di atterraggio, incluso l’eventuale frammento #:~:text= (di norma serve un piccolo intervento via Google Tag Manager, perché GA4 di default non registra la parte dopo il #).
  • Crei una dimensione personalizzata che segnala “sì/no c’è il frammento”.
  • Costruisci un rapporto che conta quelle sessioni: è la tua stima artigianale del traffico da AI Overview, pagina per pagina.

Non è perfetto — non tutti i clic citati portano il frammento, e la parte dopo il # resta lato browser — ma è un modo concreto e gratuito per non restare al buio. Da affiancare, non da sostituire, al report ufficiale delle AI in Search Console, che ti dà le impression (quante volte compari) ma non i clic misurati così.

Cosa fare in pratica: 6 mosse concrete

Dai numeri alle azioni. Ecco cosa direi a un imprenditore che mi chiede “e quindi, da lunedì, cosa faccio?”.

1. Scegli le poche domande che contano

Non tutte le keyword: le 15-20 domande che fa chi è vicino all’acquisto nel tuo settore. È lì che la power law lavora a tuo favore. Meglio dominare cinque domande commerciali che esserci a metà su cinquanta domande informative.

2. Scrivi paragrafi che si reggono da soli

L’AI cita frasi, non pagine intere. Ogni paragrafo deve rispondere a una micro-domanda in modo completo e autosufficiente, senza dipendere da quello prima o dopo. Apri con la risposta, poi spiega. È lo stile “answer-first”: banale da dire, raro da fare bene.

3. Metti dati, numeri e fonti verificabili

I contenuti pieni di numeri concreti e citazioni a fonti reali vengono ripresi più spesso. Non è teoria: è quello che vedo nei contenuti dei miei clienti che finiscono citati. Un dato tuo, originale, vale più di dieci frasi generiche.

4. Attiva il tracciamento del #:~:text=

Prima di spendere in “pacchetti GEO”, installa il minimo per misurare: la dimensione GA4 di cui sopra. Se non misuri, stai comprando fumo. Questo passo costa ordine, non budget.

5. Confronta citato vs non citato, non prima vs seconda posizione

Cambia il cruscotto. La domanda del report mensile non è più “siamo saliti in classifica?” ma “su quali query siamo tra le fonti citate e su quali no?”. È la metrica che pesa davvero.

6. Non smontare la SEO classica

Le fonti citate dall’AI Overview escono quasi sempre dall’indice organico di Google. Una pagina solida in SERP tradizionale ha molte più probabilità di essere citata. La GEO non sostituisce la SEO: la usa come base.

SEO, GEO e la vera partita del 2026

Questo studio conferma una cosa che ripeto da tempo: la SEO e la GEO non sono due mondi separati. Google costruisce gli AI Overview pescando dall’indice di ricerca normale. Se sei invisibile in SERP, sei invisibile anche nelle risposte AI. La base tecnica — contenuti indicizzabili, ben strutturati, veloci — resta il prerequisito. Su questo Google è stato chiaro più volte.

Il pezzo nuovo, quello della GEO, è come scrivi. Non ottimizzi più solo per far salire una pagina di due posizioni. Ottimizzi perché un modello linguistico, leggendo la tua pagina, trovi paragrafi così chiari e autosufficienti da poterli citare senza riscriverli. È un lavoro di scrittura e di struttura, prima ancora che di tecnica. Se vuoi capire la differenza con i numeri, l’ho spiegata nell’articolo su SEO e GEO.

E c’è un terzo livello, l’AEO (Answer Engine Optimization): aumentare la probabilità di essere selezionato nella risposta sintetizzata. Tre strati che si costruiscono uno sopra l’altro. Chi ti vende solo il terzo senza il primo ti sta vendendo il tetto senza le fondamenta.

Domande frequenti

Essere citati nell’AI Overview conviene o no?

Sì, ma con aspettative giuste. Una pagina citata raccoglie circa il 2,1% di clic contro lo 0,9% di una non citata: più del doppio. È l’unica leva che ti tiene traffico dove l’AI Overview è già comparso. Non aspettarti però di superare i livelli pre-AI: la citazione limita la perdita, non la annulla.

Quanti clic perdo davvero con le AI Overview?

Secondo lo studio, il CTR medio scende da circa il 3,3% della SERP classica al 2,1% se sei citato, e allo 0,9% se non lo sei. Su una query da 10.000 ricerche mensili significa passare da ~330 visite a ~210 (citato) o ~90 (non citato). L’impatto dipende molto dal settore e dal tipo di query.

Come faccio a sapere se una visita arriva da un AI Overview?

Il segnale più affidabile oggi è il frammento #:~:text= che Google spesso aggiunge all’URL quando l’utente clicca su una fonte citata. Con una dimensione personalizzata in GA4 (di solito impostata via Google Tag Manager) puoi contare le sessioni che atterrano con quel frammento. Non è esaustivo, ma è gratis e concreto.

La GEO sostituisce la SEO?

No. Gli AI Overview attingono dall’indice organico di Google: se non sei ben posizionato in SERP, difficilmente vieni citato. La GEO aggiunge un modo di scrivere pensato per essere ripreso dai modelli, ma poggia sulla SEO tecnica di sempre. Sono strati, non alternative.

Devo farmi citare su tutte le keyword del mio settore?

No, ed è controproducente. I dati mostrano una curva di potenza estrema: uno snippet su 1.661 ha fatto 2.276 eventi, la media è 31. Concentra gli sforzi sulle poche domande vicine all’acquisto e diventa la fonte migliore su quelle.

Cosa significa per le aziende italiane

Per una PMI italiana da 2-10 milioni di fatturato, questo studio si traduce in tre decisioni pratiche. La prima: cambia il numero in cima al report. Se il tuo consulente ti apre la riunione con “siamo saliti di tre posizioni”, stai guardando la metrica sbagliata. La domanda del 2026 è “su quali domande siamo la fonte citata?”. Chiedila.

La seconda: ridimensiona le promesse, non gli investimenti. La GEO è difesa. Ti evita di perdere il 73% del traffico su una query diventando la fonte citata, ma non ti riporta ai livelli di prima. Chi ti promette esplosioni con la GEO o non ha visto questi numeri o preferisce non mostrarteli. Investi con la testa: è un lavoro di manutenzione del posizionamento nell’era dell’AI, e come tale va budgettato.

La terza, la più semplice e la più trascurata: inizia a misurare adesso, gratis. Il frammento #:~:text= in GA4 e il report AI di Search Console ti danno già oggi una fotografia. Non serve un tool costoso per partire: serve smettere di navigare al buio. In Italia, dove la maggior parte delle aziende non ha ancora nemmeno guardato questi dati, chi si muove adesso ha un vantaggio di mesi. Non perché è più bravo. Perché è arrivato prima a leggere i numeri giusti.

Se vuoi capire quante volte il tuo sito compare — e viene citato — nelle risposte AI di Google, è esattamente il tipo di analisi con cui parto quando seguo un cliente. Il primo passo è sempre lo stesso: guardare i dati reali, non le impressioni.

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