La categoria principale della tua scheda Google è la singola impostazione che pesa di più sul tuo posizionamento locale. E va scelta il più specifica possibile. Whitespark ha analizzato 1,8 milioni di schede Google Business Profile su 4.209 categorie: le attività con una categoria specifica compaiono in top 10 nel 12,5% dei casi, contro il 9,2% di chi usa una categoria generica. È il 36% di presenza in più, a parità di tutto il resto. Chi compila la scheda al 100% passa dal 4% al 13% di presenza in top 10. Sono tre volte tanto. E dal 2026 la stessa categoria alimenta anche le risposte locali di Gemini e delle AI Overview.

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Cosa dice lo studio: 1,8 milioni di schede, 4.209 categorie

Il 25 agosto 2026 Darren Shaw, fondatore di Whitespark, ha pubblicato su Search Engine Land i primi risultati di una ricerca su 1.800.000 schede Google Business Profile distribuite su 4.209 categorie. L’obiettivo era capire quanto le categorie della scheda incidano davvero sulle posizioni nella ricerca locale, e come si comportano le combinazioni fra categoria principale e categorie aggiuntive.

Non è uno studio accademico. È un dataset osservazionale grande abbastanza da far emergere pattern che, sulla singola scheda, non vedi. Ed è la prima volta che ho davanti numeri su questa scala per una cosa che dico ai clienti da anni senza poterla quantificare: la categoria è la tua keyword più importante, e la scegli una volta sola.

Tre risultati mi hanno interessato in particolare. Li vediamo uno per uno, con i dati.

Categoria generica o specifica: i numeri veri

Partiamo dalla cosa ovvia, che serve come base. Google fa corrispondere la categoria principale alla query. Se cerchi “parrucchieri”, Google vuole mostrarti parrucchieri.

Ecco i dati per la ricerca inglese “hair salons”:

Categoria principale Comparse Posizione media % in top 10
Salone di parrucchiere 7.952 49,9 11,3%
Parrucchiere 200 56,9 6,0%
Centro estetico 2.066 60,0 3,2%
Barbiere 297 79,5 1,3%
Centro per unghie 36 81,3 0,0%

La categoria in corrispondenza esatta batte tutte le adiacenti. Fin qui, nessuna sorpresa: lo stesso schema si ripete per “idraulici” e per quasi ogni categoria del dataset.

La parte interessante viene dopo. Molti imprenditori, per istinto, scelgono la categoria più ampia possibile: “Ristorante” invece di “Trattoria toscana”, “Studio legale” invece di “Avvocato penalista”. Il ragionamento è comprensibile: più larga la rete, più pesci. I dati dicono l’opposto.

Tipo di categoria principale Attività Posizione media % in top 10
Generica (Ristorante, Negozio, Impresa edile, Avvocato…) 55.091 50,0 9,2%
Specifica (qualsiasi categoria qualificata) 1.664.733 45,8 12,5%

Il 12,5% contro il 9,2% è +36% di presenza in top 10. Su un dataset da 1,7 milioni di schede specifiche non è rumore statistico: è un pattern.

Il caso dei ristoranti è il più netto

Guarda la differenza fra il generico e il qualificato:

Categoria principale Posizione media % in top 10
Tapas 28,8 32,1%
Cucina hawaiana 28,4 27,1%
New American 30,4 28,9%
Cucina francese 37,0 15,8%
Cucina spagnola 40,1 18,5%
Ristorante (generico) 49,7 10,1%
Cucina messicana 66,7 2,7%
Pizza 74,8 1,6%

Un ristorante di tapas ha il triplo delle probabilità di stare in top 10 rispetto a un generico “Ristorante”. E qui c’è la seconda lezione, meno intuitiva: “Pizza” all’1,6% non è una categoria specifica, è una categoria affollata. La specificità paga quando riduce la concorrenza. Se nella tua città ci sono 400 pizzerie, la categoria “Pizzeria” non ti differenzia da nessuno. Serve scendere ancora: “Pizza al taglio”, “Pizzeria napoletana”, “Ristorante e pizzeria”.

Avvocati e artigiani: stessa storia

Categoria principale Posizione media % in top 10
Avvocato penalista 44,7 13,4%
Avvocato per lesioni personali 48,4 12,2%
Avvocato (generico) 57,1 12,9%
Elettricista 48,6 11,2%
Impresa di coperture 53,1 12,6%
Idraulico 53,2 10,4%
Impresa edile (generico) 57,7 8,0%

La sintesi di Shaw è la frase migliore dell’intero pezzo: se vuoi posizionarti per tutto, finisci per non posizionarti per niente. Chi cerca un professionista in zona ha in testa un bisogno preciso. Google prova a rispondere a quel bisogno preciso.

Le categorie secondarie valgono da 6 a 17 posizioni

Dopo la principale vengono le categorie aggiuntive — quelle che quasi nessuno compila. Google ne permette fino a nove oltre alla principale, e nella maggior parte delle schede italiane che apro ne trovo zero.

Ecco le combinazioni principale + secondaria che ottengono le posizioni migliori nel dataset Whitespark:

Categoria principale Secondaria migliore Pos. media Senza secondarie Con “Struttura di servizi”
Veterinario Pronto soccorso veterinario 33,9 51,2 75,6
Elettricista Installatore colonnine di ricarica 38,2 47,5 63,5
Palestra Club sportivo 34,7 43,3
Idraulico Servizio di spurgo 47,3 54,0 62,3
Impresa di coperture Installazione grondaie 47,1 52,1 70,3
Avvocato per lesioni personali Avvocato d’impresa 40,8 51,4
Dentista Dentista estetico 47,6 57,6 53,7

Il delta va da 6 a 17 posizioni rispetto a chi ha solo la categoria principale. Su una ricerca locale, diciassette posizioni sono la differenza fra esistere e non esistere.

La categoria che fa danno

Guarda l’ultima colonna. Le schede che aggiungono la categoria contenitore generica — in inglese “Service establishment”, in italiano l’equivalente “Struttura di servizi” — stanno peggio di quelle che non hanno nessuna categoria secondaria. Un veterinario passa da 51,2 (nessuna secondaria) a 75,6 con quella categoria. Sono 24 posizioni buttate.

Il motivo è banale: nessun essere umano ha mai digitato “struttura di servizi vicino a me”. È una categoria che non intercetta nessuna domanda, e occupa uno slot che potresti usare per qualcosa che le domande le intercetta.

L’indice di completezza: dal 4% al 13% di presenza in top 10

La terza parte dello studio è quella che uso di più con i clienti, perché è quella su cui si può agire in mezz’ora.

Whitespark ha costruito un indice di completezza 0–5, assegnando un punto per ciascuno di questi elementi presenti sulla scheda:

  • Sito web collegato
  • Descrizione dell’attività
  • Orari di apertura
  • Foto
  • Scheda rivendicata

Poi ha incrociato l’indice con le posizioni. Risultato:

Indice di completezza Posizione media % in top 10
0 62 4%
1 58 5%
2 54 7%
3 50 9%
4 47 11%
5 43 13%

Passare da 0 a 5 significa ~19 posizioni guadagnate e più che triplicare la probabilità di comparire in top 10. Cinque campi. Cinque campi che sono gratis, che compili una volta, e che quasi metà delle attività italiane che controllo non ha completo.

Lo studio mostra anche che la completezza varia per settore, e la variazione è un ottimo indicatore di dove si può ancora rubare terreno:

Settore Completezza media (0–5) % schede complete 5/5
Servizi per la casa 4,4 55%
Servizi professionali 4,3 52%
Automotive 4,2 48%
Bellezza e cura della persona 4,1 45%
Legale / Finanza 4,1 46%
Retail 3,9 40%
Immobiliare 3,8 38%
Turismo e viaggi 3,6 33%
Associazioni e comunità 3,0 22%

Leggo questa tabella al contrario rispetto a come la leggerebbe un consulente: più il settore è indietro, più la scheda completa vale come vantaggio. Nel turismo, dove solo un terzo delle attività ha la scheda al massimo, compilarla per bene ti mette davanti a due concorrenti su tre senza scrivere una riga di contenuto. In Italia, dove il turismo e la ristorazione sono due dei settori più affollati e meno curati sul digitale, questo è denaro lasciato per terra.

Perché nel 2026 la categoria conta doppio: le AI leggono la scheda

Qui arriva la parte che lo studio non copre e che secondo me è il vero motivo per cui questa notizia va letta adesso e non fra sei mesi.

Fino a due anni fa la categoria della scheda serviva a una cosa sola: farti comparire nel Local Pack e su Maps. Oggi la stessa struttura dati alimenta tre superfici diverse:

  1. La ricerca locale classica — Local Pack, Maps, “vicino a me”.
  2. Le AI Overview e AI Mode con intento locale — quando chiedi a Google “qual è il miglior dentista per implantologia a Cosenza”, il modello costruisce la risposta a partire dalle entità locali che Google ha già classificato. La classificazione è la categoria.
  3. Gli assistenti conversazionali — Gemini su Android, le funzioni agentiche di Maps, e in misura minore ChatGPT quando fa ricerca live. Tutti partono dalla stessa domanda: che tipo di attività sei?

Il punto è questo: un modello generativo non “legge” la tua scheda come farebbe un utente. La consuma come dato strutturato. Ne ho scritto in dettaglio parlando di SEO locale e citazioni nelle risposte AI: quando le AI devono scegliere fra cinque attività della stessa zona, si appoggiano ai segnali che possono confrontare in modo deterministico — categoria, attributi, orari, recensioni, coerenza NAP. Il testo bello sulla homepage viene dopo.

Che vuol dire in pratica: una categoria generica ti rende invisibile due volte. Una volta nel Local Pack, dove perdi 4-5 posizioni. E una seconda volta nelle risposte generative, dove non vieni proprio selezionato come candidato, perché il modello sta cercando “avvocato penalista” e tu ti sei dichiarato “avvocato”.

Non ho ancora dati pubblici che quantifichino il secondo effetto — se qualcuno te li vende come certi, diffida. Ma la direzione è coerente con tutto quello che vediamo sui criteri di citazione delle AI, e il costo per coprirsi è zero: è la stessa azione che ti fa guadagnare posizioni nel Local Pack.

I limiti dello studio (e perché li dico)

Tre cose vanno dette, altrimenti questi numeri diventano un altro post da LinkedIn.

1. È correlazione, non causalità. Lo dice Shaw stesso, due volte. Chi compila le categorie secondarie è tipicamente anche chi chiede recensioni, pubblica i Post Google, cura il sito. Le posizioni migliori riflettono tutto il pacchetto, non solo il campo categoria. La categoria è la porta d’ingresso di un comportamento, non una leva magica.

2. Il dataset è prevalentemente nordamericano. Le categorie citate sono quelle dell’interfaccia inglese, e la densità competitiva di una città americana non è quella di Corigliano-Rossano o di Bergamo. La logica di Google però è la stessa in tutti i mercati: il matching categoria-query è un meccanismo globale, non una regola locale.

3. L’indice di completezza usa solo cinque campi. Whitespark non ha raccolto attributi, servizi, prodotti, domande e risposte. Un indice più ricco probabilmente mostrerebbe delta ancora più ampi — ma è una mia ipotesi, non un dato.

Detto questo: nessuno di questi limiti cambia cosa devi fare lunedì mattina. E quello che devi fare costa zero euro.

Cosa fare: la checklist operativa in 7 passi

Questo è il protocollo che uso quando prendo in mano la scheda Google di un cliente. Trenta-quaranta minuti, una volta.

  1. Rivendica la scheda, se non l’hai fatto. Vale un punto su cinque dell’indice di completezza e sblocca tutto il resto. Se la scheda esiste ma è “non rivendicata”, qualcuno può modificarla al posto tuo.
  2. Cambia la categoria principale nella più specifica che descrive davvero cosa fai. Regola pratica: se guardi la categoria e ti viene in mente più di un tipo di cliente diverso, è troppo larga. “Studio dentistico” → “Studio di implantologia dentale”. “Impresa edile” → “Impresa di ristrutturazioni”. Scrivi la categoria nel campo di ricerca di Google Business e guarda cosa ti propone: l’elenco è chiuso, non puoi inventarla.
  3. Verifica la specificità contro la concorrenza reale. Cerca la tua categoria su Maps nella tua città e conta i risultati. Se sono centinaia, scendi di un livello. Se sono meno di dieci, probabilmente sei troppo di nicchia e stai rinunciando a volume: risali di uno.
  4. Aggiungi da 3 a 6 categorie secondarie pertinenti. Solo servizi che eroghi davvero — dichiarare servizi che non fai è un problema con Google e con i clienti. Prendi ispirazione dalle secondarie dei primi tre concorrenti che ti superano: sono visibili aprendo la loro scheda.
  5. Elimina le categorie contenitore vuote. Se hai “Struttura di servizi”, “Negozio” o simili come secondarie, toglile. I dati dicono che fanno peggio del niente.
  6. Porta l’indice di completezza a 5. Sito collegato (alla pagina giusta, non sempre alla home), descrizione scritta a mano di 750 caratteri, orari completi inclusi festivi, almeno 10 foto reali. Non stock. Foto vere.
  7. Metti in calendario il mantenimento. Un Post Google al mese, foto nuove ogni trimestre, richiesta recensioni continua. La scheda completa è la base; le posizioni le tiene chi la tiene viva.

L’errore che vedo più spesso

Cambiare la categoria principale su una scheda che posiziona già bene, senza misurare prima. La categoria principale è un’impostazione ad alto impatto: se sei in top 3 su una query che ti porta clienti, annota le posizioni attuali prima di toccare qualsiasi cosa e riverifica dopo due settimane. Ho visto schede perdere visibilità per un cambio fatto “perché era più preciso”.

Come si misura se ha funzionato

Tre strumenti, tutti gratuiti o già in casa.

Le statistiche della scheda Google. Guarda le ricerche che ti hanno trovato divise fra “dirette” (chi cercava te per nome) e “di scoperta” (chi cercava la categoria). Un cambio di categoria fatto bene si vede sulle ricerche di scoperta: se dopo tre-quattro settimane non si muovono, il cambio non ha preso.

Una griglia di posizionamento locale. Il posizionamento su Maps cambia di isolato in isolato. Un rank tracker a griglia ti dice non solo “sono terzo”, ma “sono terzo in centro e diciottesimo in periferia”. È lì che si vede se la categoria sta lavorando.

Le chiamate e le richieste di indicazioni. Alla fine è l’unica metrica che paga gli stipendi. Segna il numero del mese prima e confronta. Se lavori con un partner esterno e questo dato non compare nei report, è il primo che dovresti chiedere — è il metodo che seguo nella guida ai servizi SEO e GEO.

Domande frequenti

Quante categorie posso aggiungere alla scheda Google?

Una categoria principale e fino a nove categorie secondarie, per un totale di dieci. La documentazione ufficiale di Google conferma il limite. Non è però un obiettivo da riempire: i dati Whitespark premiano le secondarie pertinenti, e mostrano che le categorie contenitore generiche peggiorano la posizione media. Meglio quattro categorie giuste che nove buttate dentro.

Cambiare la categoria principale fa perdere le recensioni?

No. Le recensioni sono legate alla scheda, non alla categoria, e restano al loro posto. Quello che può cambiare sono le posizioni: la categoria principale è uno dei segnali più forti della ricerca locale, quindi un cambio si riflette sui risultati nel giro di giorni o settimane. Per questo va annotato lo stato di partenza prima di modificarla.

Meglio “Ristorante” o “Pizzeria napoletana” se faccio entrambe le cose?

Come principale, quella che descrive il motivo per cui i clienti vengono da te — di solito la più specifica. L’altra va in secondaria. Attenzione però al caso “Pizza”: nei dati dello studio è la categoria con l’1,6% di presenza in top 10, non perché sia poco specifica ma perché è satura. Se nella tua zona la concorrenza su quella categoria è enorme, scendi ancora di un livello o punta su una secondaria meno affollata.

La categoria della scheda influenza anche ChatGPT e Gemini?

Indirettamente, sì. Gemini e le AI Overview con intento locale costruiscono le risposte a partire dalle entità che Google ha già classificato, e la classificazione passa dalla categoria. ChatGPT quando fa ricerca live si appoggia a fonti web e directory, dove la coerenza fra categoria dichiarata, sito e citazioni esterne conta. Non esistono ancora dati pubblici che quantifichino l’effetto, ma la direzione è chiara e l’intervento è gratuito.

Quanto tempo ci vuole per vedere gli effetti?

Sulle statistiche di scoperta della scheda, dalle due alle quattro settimane. Sulle posizioni della griglia locale, da tre a otto settimane, con oscillazioni. Sulla completezza della scheda l’effetto è più lento ma più stabile, perché non dipende da un singolo campo: dipende dal fatto che la scheda diventa e resta credibile.

Cosa significa per le aziende italiane

Tre implicazioni concrete, in ordine di urgenza.

1. Per il commercio e i servizi di prossimità, questa è la leva a costo zero più alta che esista adesso. Parrucchieri, dentisti, officine, ristoranti, studi professionali, palestre, negozi: il vostro bacino è geografico, le ricerche sono di scoperta, e la categoria è il filtro che decide se entrate nella lista. Portare la scheda a 5/5 e scegliere la categoria giusta non richiede budget, agenzia o sito nuovo. Richiede quaranta minuti e la disciplina di non farlo a caso. Nel dataset, chi lo fa triplica la probabilità di stare in top 10.

2. Per il turismo e la ristorazione italiana, il gap è un vantaggio. Il settore turistico ha la terzultima completezza media del dataset: 3,6 su 5, con solo il 33% di schede complete. In un Paese dove il turismo è una voce principale del PIL, significa che due strutture su tre non hanno finito di compilare un profilo gratuito. Chi lo completa non compete: passa avanti.

3. Per chi ha più sedi, la categoria è un problema di governance, non di marketing. Se hai cinque punti vendita e cinque schede compilate da cinque persone diverse in cinque momenti diversi, hai cinque categorie diverse e stai cannibalizzando te stesso. Serve una tabella condivisa: categoria principale per tipo di sede, secondarie standard, descrizione modello. È lo stesso ragionamento che applico ai cluster di contenuto, ma sulle entità fisiche.

Chiudo con la cosa che mi ha colpito di più. Questo studio non parla di intelligenza artificiale, non parla di algoritmi, non parla di niente di nuovo. Parla di un menu a tendina che esiste da dodici anni e che quasi nessuno compila con attenzione. Nel 2026, mentre tutti — me compreso — discutiamo di come farsi citare dai motori generativi, il vantaggio più grande disponibile per un’attività locale italiana è ancora scegliere bene una voce di un elenco. Fatelo prima di tutto il resto.

Se hai un’attività locale in Calabria o segui più sedi sul territorio e vuoi capire dove sei messo, trovi il metodo che uso nella pagina sulla consulenza SEO e GEO in Calabria.

Fonte: Darren Shaw (Whitespark), “What 1.8 million Google Business Profiles tell us about local SEO success”, Search Engine Land, 25 agosto 2026. Il report completo dello studio è annunciato in uscita.

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