Quando Gemini consiglia un’attività locale, nel 60% dei casi la fonte che cita è il sito dell’azienda stessa. Più di tutte le directory, i forum e i portali di recensioni messi insieme. È il risultato di uno studio su 14.472 citazioni raccolte da 1.487 ricerche locali. Il secondo dato, però, è quello che cambia il modo di lavorare: se fai due volte la stessa identica domanda a Gemini, ti consiglia la stessa attività al primo posto solo nel 7% dei casi. Google Maps, sulle stesse query, resta stabile al 90%. Tradotto: il tuo sito conta più che mai, ma la tua visibilità nelle AI non è una posizione. È una distribuzione.

Sommario

Cosa dice davvero lo studio

Lo studio si chiama AI Citation Ledger, l’ha pubblicato Ben Fisher di Steady Demand e l’ha ripreso Search Engine Land il 19 agosto 2026. Il metodo è semplice e per questo utile.

Hanno fatto a Gemini 1.487 domande del tipo “il miglior idraulico a…”, su 50 aree metropolitane americane e 10 categorie di servizi locali: idraulico, elettricista, dentista, carrozziere, avvocato, disinfestatore, fabbro, tecnico caldaie, impresa di pulizie, copertura tetti. Per ogni risposta hanno registrato tutte le fonti effettivamente citate — 14.472 in totale — e i nomi delle attività consigliate. Poi hanno controllato su Google le recensioni reali di quelle attività.

Poi hanno fatto la cosa che quasi nessuno fa: hanno ripetuto. Stessa domanda, stesse parole, più volte. E hanno messo a confronto tutto con un gruppo di controllo — le stesse ricerche fatte sul local pack classico di Google, quello con la mappa e le tre schede.

È uno studio americano, su un mercato più maturo del nostro sulla ricerca AI. Non traslo i numeri sull’Italia come se fossero identici. Ma i meccanismi che descrive — cosa il modello va a leggere, e quanto è instabile mentre lo fa — sono gli stessi che vedo lavorando sui siti dei miei clienti. Ed è questo che conta.

Il sito aziendale batte tutte le directory

Questa è la parte che dovrebbe far dormire meglio la notte a chi ha investito nel proprio sito.

Ripartizione delle 14.472 citazioni di Gemini per tipo di fonte:

  • Sito dell’attività: 59,9%
  • Social e community (Reddit e simili): 14,4%
  • Directory generaliste: 10,4%
  • Directory di servizi locali (tipo Angi, Thumbtack): 10,4%
  • Contenuti di settore e vendor: 1,9%
  • Stampa e media locali: 1,7%
  • Portali di recensioni: 1,2%
  • Enti pubblici e associazioni: 0,2%
  • Google Maps / scheda Google Business Profile: 0,02%

Il sito aziendale da solo pesa più di tutte le altre categorie sommate. E notate l’ultimo numero: la scheda Google Business Profile compare come fonte citata nello 0,02% dei casi. Praticamente mai.

Attenzione a leggerlo bene, perché qui si fanno danni. Non significa che la scheda Google non serve. Significa che la scheda non è la fonte che il modello cita: probabilmente la usa a monte, per capire chi esiste in quella zona, e poi va sul sito dell’azienda per verificare orari, servizi, prezzi, zone servite. La scheda ti fa entrare nella lista dei candidati. Il sito decide cosa l’AI racconta di te.

C’è un secondo dato che rafforza la cosa. Nel dataset compaiono 3.611 domini diversi e 4.410 attività diverse. La grande maggioranza appare una o due volte. Non c’è un cartello di dieci portali che controlla l’accesso alle risposte AI, come è successo nella prima pagina di Google negli ultimi dieci anni. Un sito fatto bene può essere citato direttamente, senza passare per nessun intermediario.

Per una PMI italiana questa è, tecnicamente, una buona notizia. È l’unico asset che possiedi davvero. Non devi convincere nessun portale, non devi pagare nessuna posizione premium su un aggregatore.

Il rovescio è che un sito di quattro pagine scritte nel 2018, con “Chi siamo” generico e nessuna pagina servizio, non ha niente da farsi citare. La differenza tra chi viene consigliato e chi no, in questo scenario, non è più solo il posizionamento. È se il tuo sito contiene o no le informazioni che il modello sta cercando in quel momento.

Grounding Drift: perché una verifica sola non vale nulla

Questo è il pezzo che ha cambiato il mio modo di misurare, e credo sia la parte più importante dello studio.

Fisher lo chiama Grounding Drift. Hanno preso sei domande fisse e le hanno ripetute tre volte di fila, con zero variazioni nel testo. Risultato: le fonti citate coincidevano solo nel 40-46% dei casi. Peggio ancora, le query interne che Gemini genera per cercare sul web prima di rispondere coincidevano tra loro appena nel 5% dei casi.

Poi hanno provato a cambiare il modo di formulare la domanda (“miglior X a Y”, “i migliori X vicino a Y”, “chi è un buon X a Y”): accordo medio del 40% sulle fonti. Il fabbro è la categoria più stabile (48,2%), il dentista la più volatile (35,4%).

E infine il controllo che rende tutto inattaccabile. Le stesse 500 combinazioni città/categoria, ripetute più volte, fatte girare sul local pack classico di Google:

  • Google local pack, stessa attività al primo posto: 90,2%
  • Gemini, stessa attività consigliata per prima: 7,9%

Non è che la ricerca locale è rumorosa in generale. È che il motore generativo decide da capo, ogni volta, come cercare. Non dipende da come formuli la domanda e non dipende da quando la fai: hanno ripetuto le stesse query 3,5 ore dopo e il giorno dopo, e l’accordo non peggiorava in modo significativo.

Cosa ci faccio con questo dato, in pratica. Quando un cliente mi scrive “ho chiesto a Gemini chi è il miglior [categoria] a [città] e non ci sono”, la risposta onesta è: non lo sappiamo ancora. Una verifica singola è un campione, non una misura. Se voglio sapere se un’attività è visibile, devo interrogare il motore N volte, su più formulazioni, e guardare con che frequenza compare. È una percentuale, non un sì/no. Ne ho scritto anche quando ho ragionato su come misurare la visibilità nelle AI, ma questi numeri lo dimostrano con un controllo serio.

Il corollario vale in entrambi i sensi, e questo è il punto che risparmia soldi. Se un giorno compari e il giorno dopo no, probabilmente non è successo niente. Non hai preso una penalizzazione, il tuo sito non si è rotto, il concorrente non ti ha superato. È drift. Prima di riscrivere mezzo sito in preda al panico, misura più volte.

Gemini e ChatGPT non sono lo stesso canale

Hanno fatto girare le identiche 1.487 domande anche su ChatGPT in modalità ricerca. Il confronto è impietoso:

  • Domini citati in comune tra i due motori sulla stessa domanda: 8%
  • Stessa attività consigliata al primo posto: 4,2%

E il motivo è strutturale, non casuale. I due motori pescano da mondi diversi:

Tipo di fonte Gemini ChatGPT
Sito dell’attività 59,9% 15,9%
Social e community (Reddit ecc.) 14,4% 41,7%
Directory generaliste 10,4% 34,6%
Directory di servizi locali 10,4% 3,0%

Gemini legge il tuo sito. ChatGPT legge cosa dicono di te gli altri.

Sono due lavori diversi, e chi ti vende “ottimizzazione per l’AI” come se fosse una cosa sola ti sta vendendo metà del lavoro al prezzo intero. Un sito impeccabile ti rende citabile da Gemini e ti lascia quasi invisibile su ChatGPT. Una buona reputazione nelle discussioni online fa l’opposto.

Sulla variabilità per settore: per gli studi legali specializzati in infortunistica, l’accordo tra i due motori sui domini citati è dello 0,5%. Praticamente non citano mai le stesse fonti. La carrozzeria è il settore in cui vanno più d’accordo, e siamo al 14,9%.

Le recensioni non comprano visibilità AI

Questa è la parte che smonta un pezzo di marketing che gira da due anni.

Le attività consigliate da Gemini hanno in media 4,75 stelle. Sembra la prova che l’AI seleziona l’eccellenza. Poi però hanno costruito il gruppo di controllo: una normale ricerca di categoria su Google Places per le stesse città e categorie, 9.364 attività, indipendente da qualsiasi cosa Gemini abbia citato.

Media del gruppo di controllo: 4,84 stelle. Più alta.

Cioè: l’AI non applica un filtro qualità più severo di quello che la ricerca locale di Google applica già. L’aria da “seleziona solo i migliori” è ereditata dallo strato sotto, non aggiunta dal modello.

E dentro il gruppo delle attività consigliate, la correlazione tra “quanto spesso vieni consigliato” e “che voto hai” è 0,013. Zero. Il 14% delle attività consigliate ha meno di 50 recensioni.

Traduzione operativa: sotto le 4 stelle hai un problema serio di visibilità, ma è un problema di ricerca locale classica, non specifico dell’AI. Una volta che sei solidamente sopra quella soglia, continuare a inseguire recensioni non ti compra citazioni. Da lì in poi contano altre cose: qualità del sito, presenza nelle conversazioni, completezza delle informazioni.

Se stai spendendo budget in campagne di raccolta recensioni con l’obiettivo dichiarato di “farti trovare dalle AI”, quel budget è allocato male.

Non esiste un playbook uguale per tutti

Il mix di fonti cambia radicalmente da settore a settore. Nello studio:

  • Avvocati: sito proprio più directory legali specialistiche. Presenza social quasi nulla.
  • Dentisti: marketplace sanitari specifici, che non compaiono in nessun altro settore.
  • Carrozzerie e autofficine: il settore più dipendente da Reddit, con ampio margine.
  • Idraulici, elettricisti, termotecnici: mix più equilibrato tra sito, directory generaliste e social.

Le directory citate sono americane e in Italia non contano. Ma il principio si traduce benissimo: prima di decidere dove investire, guarda cosa viene effettivamente citato nel tuo settore. Per un dentista italiano l’equivalente sarà un portale sanitario o un aggregatore di prenotazioni. Per uno studio legale, un albo o un portale di settore. Per un ristorante, tutt’altro ancora.

La lista non si indovina. Si misura, interrogando i motori sulle domande vere che fanno i tuoi clienti e guardando cosa citano.

Cosa fare, in ordine di priorità

1. Metti sul sito le informazioni che l’AI va a cercare

Se il 60% delle citazioni punta al tuo sito, la domanda giusta è: cosa ci trova? Servono, in chiaro e in testo leggibile (non dentro un’immagine, non dentro un PDF):

  • una pagina per ogni servizio, con cosa comprende e per chi è
  • le zone effettivamente servite, scritte esplicitamente
  • orari, telefono, indirizzo, coerenti con la scheda Google
  • i prezzi o almeno una fascia di prezzo — è una delle cose che i modelli cercano più spesso e quasi nessuno pubblica
  • una pagina “Chi siamo” che dica davvero chi sei, da quanto lavori, con che certificazioni

Marie Haynes, citata nello studio, dice una cosa che condivido: homepage e pagina “Chi siamo” sono la leva più diretta che hai per decidere cosa l’AI racconta di te. Sono le due pagine che i modelli aprono per prime, e sono quelle che quasi tutte le PMI trattano come riempitivo.

2. Verifica che il sito sia leggibile senza JavaScript

I crawler dei modelli generativi, nella maggior parte dei casi, non eseguono JavaScript. Se i tuoi link o i tuoi contenuti compaiono solo dopo che il browser ha eseguito uno script, per il modello quella pagina è vuota. Ho approfondito il meccanismo quando ho analizzato come ChatGPT legge davvero le pagine. Vale la pena controllarlo prima di ogni altra ottimizzazione: è un fallimento silenzioso, non ti accorgi che sta succedendo.

3. Smetti di misurare con uno screenshot

Datti un protocollo minimo: 3 formulazioni diverse della stessa domanda, ripetute 3 volte ciascuna, su almeno 2 motori. Sono 18 interrogazioni. Registri quante volte compari e su che fonte ti citano. Quello è il tuo numero di partenza. Rifai la stessa cosa fra 60 giorni e confronta le due percentuali.

Meno di così non è una misura, è una sensazione.

4. Presidia due canali, non uno

Il sito serve per Gemini e per le AI Overview di Google. Per ChatGPT serve altro: presenza nelle discussioni, nei portali di settore, nelle rassegne, nelle liste. Non parlo di scrivere finte recensioni sotto pseudonimo — oltre a essere scorretto, i modelli stanno diventando bravi a riconoscere le manipolazioni, e il rischio reputazionale non vale il ritorno. Parlo di esserci davvero dove si parla del tuo settore.

5. Costruisci la tua lista di fonti verticali

Non le directory generiche che tutti conoscono. Quelle in cui sono già presenti tutti i tuoi concorrenti non ti differenziano. Serve capire quali portali specifici del tuo settore e della tua zona vengono effettivamente citati, e presidiare quelli.

Come cambia il lavoro SEO e GEO

Metto insieme quello che cambia, dal punto di vista di chi questo lavoro lo fa.

Il KPI non è più una posizione. Nella SEO classica la domanda era “in che posizione sono per questa keyword”. Nella ricerca generativa la domanda diventa “con che frequenza vengo citato, su un campione di N interrogazioni”. È un cambio di natura della metrica, non di scala. E rende inutilizzabili tutti i report costruiti su una rilevazione singola.

La segmentazione dei canali si moltiplica. Non esiste “la visibilità AI”. Esistono la visibilità su Gemini, quella su ChatGPT, quella nelle AI Overview, quella su Perplexity. Con un 8% di sovrapposizione tra le prime due, trattarle come un unico obiettivo è un errore di impostazione.

La SEO classica resta il pavimento. Lo studio lo dimostra da due direzioni. Da una parte il gruppo di controllo mostra che il filtro qualità è ereditato dalla ricerca locale di Google, non aggiunto dall’AI. Dall’altra, il fatto che il sito aziendale sia la fonte più citata significa che indicizzabilità, struttura e contenuti — cioè SEO — sono esattamente ciò che il modello va a leggere. Chi dice che la SEO è morta e va sostituita dalla GEO non ha guardato i dati. La GEO è uno strato in più, non un rimpiazzo.

Il lavoro sulle entità conta più delle keyword. Se il modello genera da solo le query di ricerca ogni volta, e queste coincidono tra loro appena nel 5% dei casi, ottimizzare per la singola frase esatta serve a poco. Serve che il tuo sito descriva in modo completo e coerente chi sei, cosa fai, dove e per chi, così da reggere qualunque formulazione il modello si inventi.

Nel mio lavoro con le attività locali, l’ho visto tradursi in una priorità precisa: dati strutturati puliti, pagine servizio vere, coerenza tra sito e scheda Google. Ne parlo più in dettaglio nella pagina dedicata al lavoro da consulente SEO e GEO per attività locali.

Domande frequenti

La scheda Google Business Profile non serve più?

Serve, ma per un motivo diverso da quello che si pensa. Nello studio compare come fonte citata nello 0,02% dei casi, il che sembra dire “irrilevante”. Più probabilmente la scheda opera a monte: alimenta il set di attività che il modello considera esistenti in quella zona. Se non ci sei, non entri nemmeno in gara. Se ci sei, poi il modello va sul tuo sito per i dettagli. Vanno tenute entrambe, e devono dire le stesse cose.

Questi numeri valgono anche per l’Italia?

I numeri esatti no: sono rilevati su 50 aree metropolitane americane, con directory e piattaforme che qui non hanno peso. Il mercato italiano della ricerca AI è anche meno maturo. Quello che si trasferisce è il meccanismo: i motori generativi leggono i siti aziendali, decidono da capo come cercare a ogni interrogazione, e non concordano tra loro. Su questo non vedo motivi per cui l’Italia debba comportarsi diversamente.

Se non compaio in Gemini oggi, devo preoccuparmi?

Non da una verifica sola. Con una ripetibilità del 7-8% sulla prima attività consigliata, una singola assenza non dice quasi niente. Fai 9 interrogazioni su 3 formulazioni diverse e guarda la frequenza. Se compari zero volte su nove, allora sì, c’è un problema da guardare — e nove volte su dieci parte dal sito.

Conviene puntare su Reddit anche in Italia?

Con cautela. Nello studio Reddit vale il 13,7% delle citazioni di Gemini e supera da solo tutta la categoria delle directory di servizi. Ma è un dato americano, dove Reddit ha una penetrazione che in Italia non ha. Qui l’equivalente sono più spesso i gruppi Facebook di zona, i forum di settore, le community professionali. Il principio regge: le conversazioni autentiche sono diventate un canale di visibilità. Fabbricarle è un’altra cosa, e non la consiglio.

Quanto tempo serve per vedere risultati?

Sul sito, le informazioni nuove vengono lette in fretta — settimane, non mesi. Ma il numero da guardare è la frequenza di citazione su un campione ripetuto, e per avere due misure confrontabili servono almeno 60 giorni tra la prima e la seconda rilevazione. Chi promette risultati misurabili in due settimane sta misurando male.

Cosa significa per le aziende italiane

Se hai un’attività che lavora su un territorio — uno studio, un negozio, un’officina, un’impresa di servizi — questo studio dice tre cose concrete.

Primo: il sito è tornato al centro, e per molte PMI italiane è la notizia peggiore. Non perché sia una brutta notizia in sé, ma perché il sito medio dell’azienda italiana da 2-10 milioni di fatturato è fermo, incompleto e scritto per fare bella figura invece che per informare. Se il 60% di quello che l’AI dice di te lo prende da lì, ogni pagina servizio mancante è una risposta che il modello va a cercare altrove — da un concorrente che ce l’ha, o da un aggregatore che ti descrive a modo suo. Nell’ultimo anno ho visto siti vetrina fatti nel 2019 diventare improvvisamente il collo di bottiglia di tutta la visibilità: non perché fossero brutti, ma perché non contenevano informazioni.

Secondo: la misurazione va rifatta da zero. La maggior parte delle aziende italiane, oggi, “controlla” la propria visibilità AI chiedendo una volta a ChatGPT e traendone una conclusione. Con questi dati alla mano, quel metodo è inutilizzabile. Se qualcuno vi presenta un report basato su una rilevazione singola, o non conosce il problema o preferisce non parlarne. Chiedete su quante ripetizioni è calcolato il numero: è la domanda che separa una misura da una sensazione.

Terzo: budget su due canali separati, con obiettivi diversi. Il lavoro sul sito serve per Gemini e per le AI Overview di Google — che in Italia sono il canale a volume più alto, visto quanta ricerca passa ancora da Google. Il lavoro sulla reputazione fuori dal sito serve per ChatGPT. Se il budget è limitato, io partirei dal sito: è l’unico asset che controlli, produce risultati anche sulla SEO classica, e resta tuo qualunque cosa facciano i motori l’anno prossimo.

C’è un’ultima cosa, meno tecnica. Questi dati confermano che la finestra di vantaggio è ancora aperta. Non c’è un cartello di dieci portali a fare da gatekeeper: 3.611 domini diversi citati, la maggior parte una o due volte. Significa che un’azienda italiana ben fatta, oggi, può ancora farsi citare direttamente per il proprio nome e per i propri servizi, senza chiedere il permesso a nessuno. Fra due anni, quando anche qui si sarà consolidato tutto, questa frase probabilmente non sarà più vera.

Fonti: Search Engine Land — “Business websites dominate Gemini local AI search citations: Study”, 19 agosto 2026; Steady Demand — “What AI Actually Cites: 14,000+ Local AI Gemini and ChatGPT Search Citations Analyzed”, Ben Fisher.

La base di partenza per essere citati nelle risposte locali resta la scheda: qui trovi come si sistemano categorie, attributi e coerenza dei dati di un profilo Google.

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