Se dal 13 agosto vedi le impression crollare nel report AI di Google Search Console, non è il tuo sito: è un bug di Google. Google l’ha confermato sulla sua pagina ufficiale delle anomalie dei dati: un errore di registrazione ha fatto scendere le impression mostrate nel report sull’AI generativa in Ricerca, a partire dal 13 agosto 2026. È un problema di logging, non un calo reale di visibilità. John Mueller ha aggiunto che ci stanno lavorando e che metteranno un’annotazione dentro Search Console. Tradotto per te: non toccare niente, non cancellare budget, non riscrivere pagine. Il numero è sbagliato, il sito no.

In questo articolo

Cosa è successo esattamente

Il 17 agosto Search Engine Land ha raccolto la conferma ufficiale di una cosa che centinaia di persone stavano già vedendo nei propri pannelli: nel report sulle prestazioni dell’AI generativa in Ricerca di Google Search Console, le impression sono precipitate a partire dal 13 agosto.

Non un calo morbido. Una picchiata, larga, che riguarda proprietà di ogni dimensione e ogni settore. Le prime segnalazioni sui forum di settore parlano di un cedimento visibile già intorno al 12-13 agosto, e non solo nel report AI: anche il report prestazioni classico ha mostrato una discesa anomala nelle stesse ore.

Poi è arrivata la spiegazione, e non è quella che temevi. Google ha aggiornato la sua pagina delle anomalie dei dati — quella dove annota gli incidenti noti di Search Console — con una riga che chiude il discorso: un errore di registrazione ha causato una diminuzione delle impression nel report sull’AI generativa in Ricerca, per i dati a partire dal 13 agosto 2026, e il problema riguarda solo la registrazione dei dati.

Riassumo la parte che conta: i tuoi contenuti hanno continuato a comparire nelle risposte AI di Google esattamente come prima. Quello che si è rotto è il contatore, non la visibilità.

Al momento in cui scrivo — 18 agosto — il problema è ancora aperto. Google usa la parola “ongoing” nella sua stessa nota. Quindi i dati che vedi oggi in quel report continuano a essere sottostimati.

Perché tanta gente se n’è accorta tutta insieme

Perché quel report è nuovo, ed è la prima cosa ufficiale che permette a un’azienda di rispondere alla domanda che si fa da due anni: il mio sito compare nelle risposte AI di Google, sì o no? Google lo ha introdotto a giugno 2026 e lo sta ancora distribuendo a scaglioni — nella documentazione ufficiale c’è scritto nero su bianco che il rilascio riguarda per ora solo una parte dei proprietari di siti.

Risultato: c’è una massa di persone che ha aperto quel pannello per la prima volta poche settimane fa, che ci sta guardando dentro tutti i giorni, e che ad agosto ha visto la propria unica curva sulla visibilità AI andare a picco. Ne ho già ricevute tre di segnalazioni, tutte con la stessa frase: “quindi la cosa che abbiamo fatto a luglio non ha funzionato?”.

Cosa dice Google, parola per parola

Vale la pena leggere le fonti dirette, perché sono corte e non lasciano spazio a interpretazioni.

Sulla pagina di supporto dedicata alle anomalie dei dati di Search Console, Google ha annotato la data del 13 agosto per il report sull’AI generativa in Ricerca, spiegando che un errore di logging ha ridotto le impression riportate a partire da quel giorno, che il problema riguarda esclusivamente la registrazione dei dati e che è tuttora in corso.

John Mueller, che in Google si occupa dei rapporti con chi fa questo mestiere, ha aggiunto su Bluesky che sono al corrente del problema, che stanno lavorando per risolverlo, che si tratta solo di un problema di registrazione e non è rappresentativo di cambiamenti di visibilità nella Ricerca, e che a breve aggiungeranno un’annotazione dentro Search Console per avvisare.

Due cose mi sembrano importanti in questa risposta.

La prima: Google ha usato la sua pagina ufficiale delle anomalie. Non è una dichiarazione informale a un giornalista, è la sede in cui l’azienda registra gli incidenti in modo consultabile. Se domani devi giustificare a un socio o a un cliente perché un grafico è sceso, quella pagina è il documento a cui rimandare.

La seconda: l’annotazione dentro Search Console. Da qualche mese il pannello permette di appoggiare note sulle date del grafico. Google ne metterà una automatica su questo incidente. È un dettaglio piccolo che dice una cosa grande sul mestiere: i grafici, da soli, non spiegano niente. Serve sempre qualcuno che scriva accanto alla curva cosa è successo quel giorno.

Perché questo bug pesa più di un bug normale

Search Console ha bug di dati con una certa regolarità, e la maggior parte delle volte non merita un articolo. Questo sì, per tre motivi che si sommano.

1. È l’unico numero ufficiale che abbiamo

Sulla visibilità dentro le risposte AI di Google non esiste una seconda fonte primaria. I tool di terze parti che promettono di misurare la “visibilità nelle AI” simulano domande e contano le risposte: fanno un lavoro utile, ma stimano dall’esterno. Google è l’unico che vede davvero quante volte un link al tuo sito è stato mostrato dentro un’AI Overview o dentro AI Mode.

Quando la fonte è una sola, l’errore non ha contrappesi. Nel report classico di Search Console un calo strano lo confronti con Analytics e capisci in mezz’ora se è vero. Sul report AI non hai niente con cui triangolare: le impression AI non producono necessariamente una visita, quindi il traffico non ti conferma né ti smentisce.

Ne avevo scritto quando è uscito il report: il report AI di Search Console misura le impression, non i clic, ed è la scelta più onesta che Google potesse fare, perché nelle risposte AI spesso il clic non c’è ma tu sei comunque entrato nella decisione di chi cerca. Il rovescio della medaglia è esattamente questo: senza clic da confrontare, se il contatore sbaglia non hai modo di accorgertene da solo.

2. È arrivato nel momento peggiore

Metà agosto. Le aziende italiane sono chiuse o a mezzo servizio, il traffico è già fisiologicamente sotto, e chi torna a settembre trova un grafico che scende da metà mese. Se non sa del bug — e non lo saprà, perché in Italia questa notizia non l’ha ripresa quasi nessuno — la lettura naturale sarà: “abbiamo perso visibilità nelle AI durante l’estate”.

Da lì partono le decisioni sbagliate. Si taglia il lavoro sui contenuti perché “tanto non porta”. Si cambia consulente. Si compra un tool nuovo per capire cosa non va. Tutto per un contatore rotto.

3. Ci ricorda che stiamo misurando un campo in costruzione

Questa è la parte che mi interessa di più, e la dico senza giri di parole: il primo cruscotto ufficiale sulla visibilità AI ha due mesi di vita e si è già rotto.

Non è uno scandalo ed è successo mille volte con ogni strumento nuovo. Ma è un promemoria utile contro una certa retorica che gira da un anno, quella dei cruscotti “definitivi” sulla GEO venduti a canone mensile. La verità è più modesta: le AI generative dentro la Ricerca sono un prodotto in movimento, la strumentazione per misurarle è giovane, e ogni numero che leggi oggi va trattato come una lettura provvisoria e non come un verdetto.

Chi vende certezze su questo terreno o non lo conosce o spera che tu non lo conosca.

Cosa fare adesso: la procedura in 5 mosse

Nessuna di queste richiede budget. Sono venti minuti in tutto.

1. Verifica di essere davvero dentro il caso

Apri il report sull’AI generativa in Ricerca e guarda dove comincia la discesa. Se il crollo parte tra il 12 e il 13 agosto ed è brusco, sei nel caso descritto da Google. Se invece la curva scende in modo graduale da settimane, o inizia in una data diversa, quello è un altro problema e va guardato sul serio.

Distinguere è tutto. “Il grafico scende” non è una diagnosi: contano la data d’inizio e la forma della discesa.

2. Metti un’annotazione sulla data

Search Console permette di aggiungere note personalizzate sulle date del grafico. Mettine una il 13 agosto con scritto qualcosa come “bug di logging Google sul report AI — confermato, dati sottostimati”. Google ne aggiungerà una sua, ma la tua resta anche dopo, ed è quella che ti salva a novembre quando qualcuno riaprirà il grafico e chiederà cosa è successo ad agosto.

È la cosa più noiosa di tutto l’articolo ed è quella che porta più valore nel tempo. Un grafico senza note è un grafico che ogni sei mesi qualcuno reinterpreta a caso.

3. Congela le decisioni basate su quel numero

Finché Google non dichiara chiuso l’incidente, quel report non è utilizzabile per decidere niente. Non per valutare un contenuto, non per giudicare un consulente, non per riallocare un budget. Aspetta.

4. Guarda gli indicatori che non dipendono da quel report

Le impression AI non sono l’unico segnale sulla salute della tua visibilità. Nello stesso periodo puoi guardare:

  • le impression e i clic organici del report prestazioni classico, filtrando sulle query non branded;
  • le sessioni in ingresso da sorgenti AI in Analytics (chatgpt.com, gemini.google.com, perplexity.ai);
  • i dati di Microsoft Clarity sulle citazioni AI, che sono gratuiti e leggono il comportamento vero sul tuo sito, non prompt simulati;
  • le richieste di preventivo e le telefonate, che restano l’unico indicatore che non ha bug.

Se queste cose sono stabili, la tua visibilità è stabile. Punto.

5. Controlla di non esserti escluso dalle funzionalità AI

Caso raro ma non rarissimo, e vale la pena spendere trenta secondi. Nella documentazione Google specifica che un motivo per cui il report può non mostrare dati è che il sito sia stato escluso dalle funzionalità di AI generativa in Ricerca. Se qualcuno ha attivato quell’impostazione senza dirtelo, le impression non calano: spariscono. Se hai un azzeramento totale e non un calo, guarda lì.

Tre cali che sembrano uguali e non lo sono

Questo è il pezzo che vorrei restasse anche dopo che Google avrà sistemato il bug, perché il problema si ripresenterà in altre forme.

Quando una curva scende, prima di chiedersi “cosa abbiamo sbagliato” bisogna chiedersi “che forma ha la discesa”. Tre cali diversi hanno tre cause diverse e tre risposte diverse.

Il calo a gradino

La curva viaggia stabile e poi, da un giorno all’altro, scende di colpo e resta bassa. Nessuna transizione, nessuna pendenza: un gradino.

Questa forma non è quasi mai un problema di contenuti. I contenuti non peggiorano in ventiquattro ore. Un gradino è quasi sempre una di queste cose: un problema di misurazione (come quello di questi giorni), un cambiamento tecnico sul sito avvenuto quel giorno — una migrazione, un plugin, un redirect, una modifica al robots.txt — oppure una modifica lato Google che ha cambiato dove e quanto una certa funzionalità viene mostrata.

Cosa fare: guardare il calendario, non i testi. Che cosa è successo esattamente in quella data, sul sito e fuori.

Il calo a scivolo

La curva perde qualche punto a settimana, per mesi. Non fa notizia in nessun singolo giorno e a fine trimestre ti accorgi che hai perso un terzo.

Questo è il calo che riguarda davvero i contenuti e la concorrenza. Significa che altri stanno coprendo meglio di te lo stesso tema, che i tuoi contenuti stanno invecchiando, o che il tuo settore ha cambiato lentamente il modo in cui viene servito nelle risposte.

Cosa fare: qui serve il lavoro vero — analisi delle query che perdono terreno, confronto con chi sale, aggiornamento delle pagine che stanno scivolando. È lento e non ha scorciatoie.

Il calo stagionale

La curva scende, ma è scesa anche l’anno scorso nello stesso periodo, e l’anno prima.

In Italia agosto è il caso da manuale, e ogni anno genera panico inutile. La lettura giusta di un volume di ricerca non è mai la media annuale: è la media incrociata con il trend stagionale. Una parola chiave da mille ricerche al mese può essere dodicimila a dicembre e zero il resto dell’anno.

Cosa fare: confrontare sempre con lo stesso periodo dell’anno precedente prima di aprire bocca. Non con il mese scorso.

Il metodo, in una riga

Data d’inizio, forma della discesa, confronto anno su anno. Tre domande, cinque minuti, e la metà delle riunioni di emergenza sui grafici non si tengono più.

Come leggere il report AI senza farsi male

Approfitto del bug per mettere in fila cosa quel report fa e cosa non fa, perché ho visto interpretazioni molto fantasiose.

Cosa c’è dentro

Il report include le impression per due funzionalità di AI generativa nella Ricerca Google: le AI Overview e AI Mode. Un’impression significa che un link al tuo sito è stato mostrato dentro una di queste due risposte. Puoi raggruppare i dati per pagine, per Paese, per data e per dispositivo. Gli esperimenti di Search Labs sono esclusi, perché ancora in sviluppo.

Le pagine sono attribuite all’URL canonico, come nel report classico. Il limite di 1.000 righe della tabella vale anche qui. I dati più recenti sono preliminari e sul grafico appaiono con una linea tratteggiata: quella parte cambierà nelle ore successive, e non va letta.

Cosa non c’è dentro

Non ci sono i clic. Non c’è la posizione. Non ci sono le query. Non c’è ChatGPT, non c’è Gemini fuori dalla Ricerca, non c’è Perplexity: questo report parla solo di quello che succede dentro Google.

Ed è il motivo per cui l’ho sempre chiamato una fotografia parziale. Ne avevo parlato quando Google ha detto ai direttori marketing una cosa scomoda, cioè che i tool di terze parti non vedono i suoi dati interni: la conclusione operativa è che nessuna singola fonte ti dà il quadro, e la strada è incrociarne tre o quattro modeste invece di comprarne una che promette tutto.

Perché un’impression AI non diventa una visita (e perché conta lo stesso)

Qui si crea la confusione più costosa che vedo in azienda, quindi la sciolgo.

Un’impression nel report AI significa che un link al tuo sito è stato mostrato dentro una risposta generata. Non significa che qualcuno ci abbia cliccato, e in molti casi nessuno cliccherà — perché la risposta era già lì, sopra il link, e bastava.

Questo manda in cortocircuito il modo in cui la maggior parte delle aziende è abituata a ragionare: se non porta clic, non serve. È una lettura che aveva senso quando l’unico esito possibile di una ricerca era una visita. Oggi non lo è più.

Se un cliente chiede a Google quanto costa una certa lavorazione e la risposta cita te tra le fonti, tu sei entrato nella sua testa anche se non è passato dal tuo sito. Poi magari ti cerca per nome due giorni dopo. Poi magari ti chiama. Quel percorso, nei numeri di Analytics, arriva come traffico diretto o brand, e nessuno lo attribuisce alla risposta AI di due giorni prima.

Per questo l’impression AI è un indicatore di presenza, non di traffico. Va guardato come si guarda la quota di scaffale in un supermercato: non ti dice quante confezioni hai venduto oggi, ti dice quanto spazio occupi nel momento in cui qualcuno decide. E il bug di agosto ti sta dicendo, sbagliando, che quello spazio si è ridotto.

La regola che uso e che consiglio

Mai una decisione su una sola curva. È una regola da SEO vecchia scuola e vale ancora di più adesso.

Nel metodo SeoZoom questa cosa ha un nome preciso: le fonti divergono per costruzione. Il traffico stimato è comparativo, GA4 misura il traffico reale sul sito, Search Console misura clic e impression su Google. Le differenze tra loro non sono errori: sono il modo in cui è fatta la strumentazione. La lettura corretta nasce dall’incrocio, mai dal singolo numero. Il bug di questi giorni è la dimostrazione pratica di perché quella regola serve.

Domande frequenti

Il calo di impression del 13 agosto ha effetto sul mio posizionamento?

No. Google ha specificato che si tratta di un problema di registrazione dei dati e non è rappresentativo di cambiamenti di visibilità nella Ricerca. Le tue pagine hanno continuato a comparire nelle AI Overview e in AI Mode come prima. È il contatore a essere sbagliato.

I dati di quei giorni verranno recuperati?

Google non lo ha dichiarato. Nella sua nota parla di un problema in corso che riguarda la registrazione dei dati, senza promettere un ricalcolo retroattivo. Storicamente, sugli incidenti di logging di Search Console i dati persi non sempre vengono ricostruiti. Regolati come se quel periodo restasse un buco nel grafico: è per questo che l’annotazione conta.

Riguarda anche il report prestazioni normale?

La nota ufficiale di Google riguarda il report sull’AI generativa in Ricerca. Nelle stesse ore diversi proprietari di siti hanno però segnalato un calo anomalo anche nel report prestazioni classico, sia sulle impression sia sui clic. Se vedi entrambe le curve muoversi insieme dal 12-13 agosto, tienile per sospette finché non hai una conferma dal traffico reale.

Non vedo affatto il report AI nel mio Search Console. È un problema?

Probabilmente no. Google sta distribuendo il report a scaglioni e la documentazione dice esplicitamente che non tutte le proprietà vi hanno accesso. L’altra ragione possibile è che il sito non abbia ricevuto abbastanza impression nelle funzionalità AI, o che sia stato escluso da quelle funzionalità con l’apposita impostazione.

Devo comprare un tool di monitoraggio AI per non dipendere da Google?

Non per questo motivo. Un tool di prompt tracking serve se vuoi capire in quali domande esci e con che tono ti descrivono, ed è un lavoro diverso dal contare le impression. Ma nessun tool esterno vede i dati interni di Google, quindi non risolve il problema di oggi. Prima di spendere, metti in ordine le fonti gratuite che hai già.

Cosa significa per le aziende italiane

Se hai un’azienda e non fai questo di mestiere, la parte che ti riguarda è breve e la riassumo in quattro punti.

Uno: a settembre, quando riaprite, quel grafico sarà sceso. Non è colpa vostra, non è colpa del consulente e non è un’estate persa. Se qualcuno dentro l’azienda apre Search Console a inizio settembre, vede la discesa da metà agosto e propone di tagliare, mettetegli davanti la pagina delle anomalie di Google. Sono trenta secondi che possono salvare un budget intero.

Due: la lezione vera non è il bug, è la dipendenza. Se tutta la vostra lettura sulla visibilità AI sta appesa a una sola curva dentro un pannello di Google, siete fragili — non perché Google sbagli spesso, ma perché non avete un secondo termometro. Tre fonti modeste e gratuite battono una fonte sola che sembra perfetta. Le impression di Search Console, le sessioni da sorgenti AI in Analytics, e il numero di richieste in ingresso. Chi vi chiama e cosa vi chiede resta la misura più affidabile che esista, e non ha aggiornamenti che la rompono.

Tre: chi tiene le note vince. È l’abitudine meno affascinante e più redditizia di tutte. Ogni volta che pubblicate qualcosa di importante, che Google annuncia un cambiamento, o che succede un incidente come questo, mettete una nota sulla data. Fra sei mesi quel grafico sarà leggibile e vi risparmierà tre riunioni. È ordine, non budget — e come sempre in questo mestiere, l’ordine è la parte che una PMI può fare meglio e più in fretta di una struttura grande.

Quattro: la strumentazione è giovane, il lavoro no. Le cose che vi fanno comparire nelle risposte AI — pagine chiare, dati coerenti, prove verificabili, un’identità aziendale leggibile a freddo — non cambiano perché un contatore si rompe. Continuate a farle. Poi, quando Google avrà sistemato il logging, il grafico tornerà a raccontarvi quello che nel frattempo era già vero.

Il rischio, in questi giorni, non è perdere visibilità. È prendere una decisione definitiva guardando un numero provvisorio.

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