No, comprare backlink non ti fa citare da ChatGPT o dalle AI Overview. E i link a pagamento stanno perdendo valore anche nella SEO classica. Il 10 agosto Search Engine Land ha pubblicato un pezzo che smonta il modello di business del link building tradizionale: 400-500 dollari a link, contratti da 5.000 dollari al mese, e in cambio placement dentro articoli che non c’entrano niente con il tuo settore. Per Google quei link valgono poco. Per le AI valgono zero: un link infilato in un contesto irrilevante non dice alla macchina chi sei, e quindi non entra nella ricostruzione del tuo brand. Sotto ti spiego cosa cambia davvero e cosa fare al posto di comprare link.

In questo articolo

La notizia: un modello da 500 dollari a link che non regge piu’

Il 10 agosto 2026 Search Engine Land ha pubblicato un intervento di Gaetano DiNardi, consulente B2B che di link ne ha comprati e auditati parecchi. Il titolo dice tutto: il modello tradizionale del link building non funziona piu’ per l’AI search.

Non e’ un pezzo ideologico. E’ un pezzo di prezzi.

DiNardi mette per iscritto i numeri del mercato: tariffe piatte da 400 a 500 dollari per singolo backlink, oppure retainer mensili rigidi che partono da 5.000 dollari. Il prodotto venduto e’ sempre lo stesso: un link inserito dentro un articolo ospite o dentro un contenuto gia’ pubblicato, con il prezzo legato quasi esclusivamente all’autorita’ di dominio del sito che ospita.

Poi racconta la parte scomoda. Ha rifiutato oltre quaranta proposte di link insertion perche’ erano completamente fuori contesto: il tuo link tecnico dentro un pezzo che parla d’altro, su una pagina che nessuno legge, in un sito che sulla carta ha un Domain Rating alto e quindicimila visite al mese ma che nella pratica non ha niente a che vedere con il tuo settore.

La sua conclusione e’ netta: se stai ancora comprando link, stai pagando autorita’ finta invece di costruirne di vera. E se stai pagando un’agenzia GEO per una “campagna di visibilita’ sugli LLM”, stai comprando la stessa autorita’ finta con un’etichetta nuova.

Perche’ questa notizia conta per un imprenditore italiano e non solo per gli addetti ai lavori? Perche’ il modello che DiNardi descrive e’ esattamente quello che vi viene proposto in Italia, con i prezzi tradotti in euro. Se avete ricevuto negli ultimi due anni un preventivo con scritto “20 backlink DA 50+ al mese”, state guardando quel modello.

Cosa compri davvero con un link da 500 euro

Faccio l’autopsia del prodotto, perche’ e’ la parte che nessun venditore vi mostra.

Il fornitore vi promette un piazzamento su un sito con Domain Rating 70 e quindicimila visitatori organici al mese. Sulla carta il test lo passa. Ma quando andate a guardare la pagina reale dove finisce il vostro link, quasi sempre trovate tre cose.

La prima: il link e’ infilato in un contenuto che non c’entra. Un’azienda che produce macchinari per il packaging alimentare si ritrova linkata dentro un articolo generalista su “come migliorare la produttivita’ in ufficio”. Il contesto semantico e’ zero.

La seconda: la pagina specifica non ha traffico. Le quindicimila visite sono del dominio, non di quella pagina. Quella pagina ne fa dodici al mese, e nove sono bot.

La terza: il sito e’ una piattaforma per link. Sezione blog gonfia, decine di articoli sponsorizzati pubblicati in serie, argomenti che spaziano dal fotovoltaico ai casino’ online. Google questo pattern lo riconosce da anni.

Il punto non e’ morale. E’ economico. Cinquecento euro per un asset che non porta traffico, non porta contesto e non porta consenso e’ un investimento che si giustifica solo se qualcuno, a fine mese, guarda un foglio Excel con il conteggio dei link e si sente tranquillo.

Il numero che vi hanno venduto: il Domain Rating

Il prezzo del link building tradizionale e’ agganciato a una metrica di autorevolezza basata solo sui backlink: DA, DR, chiamatelo come volete. E’ un numero calcolato dai link che quel sito riceve.

Vedete il cortocircuito? Si compra un link in base a un punteggio che misura quanti link ha ricevuto chi ve lo vende. E’ un mercato che si autoalimenta: piu’ link si comprano, piu’ salgono i punteggi, piu’ salgono i prezzi.

Per questo in SeoZoom uso la Zoom Authority come contrappeso. La ZA non guarda i backlink: guarda la performance organica reale del sito — traffico, stabilita’ dei posizionamenti, fiducia accumulata, potenziale inespresso. Quando incrociate le due metriche il quadro si chiarisce subito: un sito con DA alta e ZA bassa e’ un sito con tanti link e pochi risultati. Cioe’ esattamente il tipo di sito che vi vende il link.

Il mio dato: la citabilita’ non segue l’autorita’ di dominio

Qui aggiungo la parte che nel pezzo americano non c’e’, perche’ viene dalle misurazioni che faccio sul mercato italiano.

Nell’ultima analisi che ho fatto sul settore della consulenza SEO in Italia ho confrontato quanto spesso i vari siti vengono citati come fonte dalle AI con la loro autorevolezza di dominio. Aspettativa ragionevole: chi ha piu’ autorita’ viene citato di piu’.

Non e’ andata cosi’. Un sito con Zoom Authority 31 viene citato dalle AI piu’ spesso di un sito con Zoom Authority 43 sullo stesso insieme di domande. Dodici punti di autorevolezza in meno, e piu’ citazioni. La differenza non era nei link. Era in come erano scritte le pagine.

Questo non e’ un caso isolato ne’ una mia intuizione. La ricerca accademica sulla GEO — il lavoro che ha coniato il termine Generative Engine Optimization, presentato a KDD nel 2024 — ha misurato sperimentalmente quali interventi sul testo aumentano la probabilita’ di essere citati dentro una risposta generata. I risultati vanno nella stessa direzione:

  • Aggiungere citazioni di fonti terze dentro il contenuto: visibilita’ nelle risposte generate fino a circa +40%.
  • Aggiungere statistiche e dati verificabili al posto di affermazioni generiche: nell’ordine del +30-40%.
  • Aggiungere il parere di una fonte autorevole citata per nome: effetto positivo consistente.
  • Riempire la pagina di keyword: effetto negativo, intorno al -10%.

Leggeteli insieme. Le leve che spostano la citabilita’ sono tutte dentro la pagina. Nessuna di quelle misurate riguarda quanti link avete comprato.

Ne ho scritto piu’ in dettaglio parlando di come farsi citare da ChatGPT e di autorita’ topica nelle AI: e’ lo stesso meccanismo visto da due angoli diversi.

Perche’ le AI trattano i link in modo diverso da Google

Serve capire il meccanismo, altrimenti la conclusione sembra una posizione di principio invece che una descrizione di come funziona la macchina.

Google, storicamente, ha trattato il link come un voto. Un sito linka un altro sito, e quel gesto trasferisce una quota di fiducia. Il modello ha funzionato per vent’anni, ed e’ anche il motivo per cui e’ nato un mercato dei voti.

Un modello linguistico non conta voti. Un modello linguistico cerca conferme convergenti.

Detto in modo pratico: quando un’AI deve rispondere a “chi sono i fornitori di macchinari per il packaging alimentare in Italia”, non va a contare i backlink. Cerca in quali contesti il vostro nome compare, accanto a quali termini di settore, accanto a quali concorrenti, dentro quali categorie merceologiche. Se il vostro nome ricorre in modo coerente in fonti credibili e pertinenti, il modello registra quell’informazione come un fatto sul mondo. Se compare una volta sola dentro un articolo sulla produttivita’ in ufficio, non registra niente: e’ rumore, e viene filtrato.

DiNardi lo sintetizza bene: il contesto e’ il nuovo segnale di autorita’. Non il link in se’, ma la co-occorrenza del vostro nome con i termini che definiscono il vostro mercato.

La conseguenza pratica, in una riga

Un link rilevante in una pagina che parla davvero del vostro settore vale piu’ di dieci link comprati su siti generalisti con punteggi alti. Non perche’ sia piu’ “etico”. Perche’ e’ l’unico dei due che porta informazione.

E Google che dice, ufficialmente?

Vale la pena ricordare che il ridimensionamento dei link non e’ un’invenzione dei consulenti GEO. Arriva da Google.

Nel settembre 2023, a PubCon, Gary Illyes di Google ha dichiarato che i link non sono piu’ tra i primi tre fattori di ranking e che “la gente sopravvaluta l’importanza dei link”. Nel marzo 2024 Google ha modificato le proprie linee guida sullo spam togliendo la parola “importante” dal riferimento ai link come fattore di ranking. Nell’aprile 2024 Illyes si e’ spinto oltre — “servono pochissimi link per posizionare le pagine” — salvo poi correggere il tiro sui social dicendo che non avrebbe dovuto dirlo.

Traduzione onesta: i link contano ancora, ma contano meno di quanto costano. E nel canale AI contano ancora meno.

Le “menzioni AI” a pagamento: link building 2.0

Questa e’ la parte del pezzo di Search Engine Land che consiglio di leggere due volte, perche’ e’ quella che vi riguarda nei prossimi mesi.

Le stesse agenzie che vendevano pacchetti di backlink stanno rinominando il prodotto. Adesso si chiama “AI mention building”, “campagna di visibilita’ LLM”, “posizionamento nelle risposte AI”. Il listino e’ lo stesso, il metodo e’ lo stesso: piazzare il vostro nome in un certo numero di posti a pagamento, e consegnarvi un report con il conteggio.

DiNardi la chiama GEO grift. La truffa della GEO. Non e’ un termine gentile, ma il punto tecnico e’ corretto: se il segnale che l’AI usa e’ la coerenza tra fonti indipendenti, un set di menzioni comprate in blocco produce un pattern che ha esattamente le caratteristiche opposte — comparsa improvvisa, contesti scoordinati, nessuna corrispondenza con quello che dicono le fonti di settore.

Il modo piu’ semplice per riconoscere questa vendita: chiedete al fornitore quale problema di comprensione state risolvendo, non quante menzioni otterrete. Se la risposta e’ un numero, e’ link building col cappello nuovo.

Ma allora i backlink servono ancora? Si’, per una cosa sola

Qui devo fare il guastafeste al contrario, perche’ l’errore opposto e’ altrettanto costoso.

DiNardi stesso, nel suo pezzo, alla domanda “i backlink contano ancora per la SEO” risponde si’. Il motivo e’ preciso: senza un livello minimo di autorevolezza diventa difficile superare le soglie competitive di certe SERP. Se in prima pagina per la vostra keyword ci sono cinque siti con autorita’ molto alta, un sito nuovo e senza link non entra, per quanto bene scriva.

La lettura corretta e’ quindi questa: i link servono a entrare nella partita, non a vincerla.

E soprattutto: superata la soglia minima, il link successivo comprato a 500 euro produce un ritorno vicino allo zero, mentre le stesse risorse investite nel contenuto — dati propri, esempi verificabili, struttura leggibile — producono effetti misurabili sia sul posizionamento sia sulla citabilita’ nelle AI.

Su un sito italiano di PMI, per esperienza, la soglia si raggiunge con molto meno di quanto vi viene raccontato. Il problema tipico dei siti che seguo non e’ quasi mai “pochi link”. E’ “nessuno riesce a capire cosa fate”.

Cosa fare invece: 7 mosse concrete

Passo alla parte operativa. Sono azioni che potete far partire questa settimana, ordinate da quella che rende di piu’ a quella che rende meno.

1. Mettete per iscritto chi siete, in modo che una macchina possa copiarlo

Una pagina sola, sul vostro sito, che risponde in modo esplicito a quattro domande: cosa fate, per chi lo fate, in quali categorie di prodotto o servizio operate, in cosa siete diversi da chi vi fa concorrenza. Frasi dichiarative, non slogan. “Produciamo linee di confezionamento per il settore lattiero-caseario” batte “Innoviamo il futuro del packaging” di dieci a zero, perche’ la prima frase e’ riutilizzabile dentro una risposta e la seconda no.

2. Entrate nelle conversazioni che definiscono la vostra categoria

Le AI ricostruiscono il vostro mercato dalle fonti che quel mercato lo descrivono: associazioni di categoria, riviste specializzate, elenchi di settore, portali di comparazione, piattaforme di recensioni. Se il vostro nome non compare in nessuno di quei posti, il modello non ha modo di sapere che esistete in quella categoria.

Questo non si compra: si fa. Una scheda azienda aggiornata su un portale di settore vale piu’ di venti guest post generalisti.

3. Pubblicate i vostri confronti, sul vostro sito

Contenuti di fondo funnel del tipo “X contro Y”, “alternative a Z”, “come scegliere tra A e B”. L’obiettivo non e’ scrivere che siete i migliori: quello non funziona e si vede. L’obiettivo e’ controllo della narrativa — dare al modello un testo in cui le vostre caratteristiche, i vostri casi d’uso e la vostra posizione rispetto agli altri sono descritti in modo esplicito e onesto. Cosi’ l’AI sa quando ha senso consigliarvi.

Nella pratica il confronto onesto converte meglio di quello truccato anche con gli esseri umani. Scrivere “noi non siamo la scelta giusta se cercate il prezzo piu’ basso” fa perdere due lead sbagliati e ne guadagna uno buono.

4. Costruite un asset che gli altri devono citare

Un dato che avete solo voi. Un’indagine sui vostri clienti. Un listino trasparente. Uno storico di prezzi del vostro settore. Un piccolo osservatorio annuale.

E’ l’unica forma di link building che funziona ancora al cento per cento, perche’ non chiede il link: lo rende necessario. E, in parallelo, e’ il tipo di contenuto che gli LLM citano volentieri, perche’ contiene numeri che possono riportare.

5. Aggiungete fonti e numeri dentro i contenuti che avete gia’

La leva piu’ economica di tutte. Prendete i dieci contenuti che gia’ portano traffico e aggiungeteci: fonti esterne citate per nome, una o due statistiche verificabili con link alla fonte originale, una data di aggiornamento visibile. Sono gli interventi che nella ricerca sulla GEO producono gli aumenti di visibilita’ piu’ netti nelle risposte generate.

6. Togliete il riempimento

Le introduzioni che non dicono niente, i paragrafi che ripetono la keyword, i “in un mondo sempre piu’ digitale”. Non e’ solo questione di stile: il riempimento di keyword misura un effetto negativo sulla citabilita’. Piu’ testo inutile mettete intorno alla risposta, piu’ e’ difficile per un modello estrarla.

Ne ho parlato analizzando come ChatGPT legge le pagine: l’apertura conta in modo sproporzionato rispetto al resto.

7. Fate pulizia nel profilo link che avete gia’

Se negli anni passati avete comprato pacchetti, guardateli. Non serve panico e non serve disconoscere tutto: serve sapere quanto del vostro profilo e’ fatto di piazzamenti irrilevanti, perche’ quella parte non sta lavorando per voi, e in caso di aggiornamento antispam puo’ lavorare contro.

Come si misura, senza raccontarsi storie

Questo e’ il punto dove la maggior parte dei progetti si perde: si cambia strategia e si continua a misurare con il vecchio metro.

Se smettete di comprare link, il conteggio dei backlink smette di salire. E’ previsto. Non e’ un fallimento. Servono metriche diverse.

Sul lato SEO classico, guardate ZA, ZT e ZS invece del solo DA: autorevolezza reale, fiducia e stabilita’ dei posizionamenti. Se dopo sei mesi la ZA sale mentre il numero di backlink e’ fermo, state costruendo autorita’ vera. E tenete d’occhio la ZO, l’opportunita’ inespressa: e’ li’ che stanno le keyword in seconda pagina che si sbloccano con un intervento sul contenuto, non con un link.

Sul lato pagina, la PZA vi dice quali URL stanno effettivamente reggendo il progetto. Spesso scoprite che il traffico sta su tre pagine e i link comprati puntavano ad altre otto.

Sul lato GEO, le metriche sono altre: quante volte il dominio viene citato come fonte, quante volte come prima fonte, la quota di risposte in cui il brand compare per un insieme di domande di settore, e la copertura semantica delle domande derivate. E’ un monitoraggio diverso, da fare su un elenco fisso di domande reali dei vostri clienti, ripetuto nel tempo.

Sul lato business, l’unica domanda che conta: quante richieste di preventivo arrivano da persone che dicono “vi ho trovati chiedendo a ChatGPT”. Un anno fa erano zero. Su alcuni clienti che seguo oggi non lo sono piu’, e su uno di questi quarantamila visite al mese arrivano dalle AI Overview.

Se volete un quadro piu’ ampio su questo, ne ho scritto in come misurare la visibilita’ nelle AI.

Domande frequenti

Comprare backlink e’ ancora utile nel 2026?

Per la SEO classica ha un’utilita’ residua e decrescente: serve a superare una soglia minima di autorevolezza in settori competitivi. Superata quella soglia il ritorno crolla. Per la visibilita’ nelle AI non ha effetto misurabile: i modelli valutano la coerenza del contesto in cui compare il vostro nome, non il numero di link. Comprare link a 400-500 euro l’uno per farsi citare da ChatGPT e’ denaro speso male.

Se smetto di comprare link, perdo posizioni su Google?

Dipende da dove siete. Se i vostri posizionamenti reggono solo grazie a un flusso continuo di link a pagamento, si’, l’effetto si vede nel medio periodo. Se avete contenuti che rispondono davvero alle domande dei vostri clienti, no: nella maggior parte dei casi il budget spostato dai link ai contenuti produce piu’ traffico entro sei-nove mesi. La verifica onesta e’ guardare quali pagine portano conversioni oggi e quanti link puntano davvero a quelle pagine.

Che differenza c’e’ tra una menzione comprata e una menzione guadagnata, per un’AI?

Il pattern. Le menzioni guadagnate arrivano nel tempo, da fonti diverse, in contesti coerenti con quello che fate, e concordano tra loro su categoria, prodotto e mercato. Le menzioni comprate arrivano in blocco, da fonti che non hanno relazione tra loro, in contesti scoordinati. Un modello che cerca conferme convergenti trova segnale nel primo caso e rumore nel secondo.

Quanto costa fare le cose in questo modo?

Meno di un pacchetto link, quasi sempre. Le sette mosse dell’articolo costano soprattutto tempo e attenzione: una pagina identita’ riscritta, tre o quattro schede su portali di settore, due contenuti di confronto, un asset con dati propri, una revisione dei contenuti esistenti. Sono settimane di lavoro noioso, non decine di migliaia di euro l’anno. Il vantaggio e’ che il risultato resta vostro anche se domani cambiate consulente.

Come faccio a capire se un’agenzia mi sta vendendo “GEO” travestita?

Tre domande secche. Primo: che cosa cambia sul mio sito, concretamente? Secondo: mi consegnate un numero di menzioni o un metodo per essere compresi? Terzo: quali risultati restano se domani interrompo il contratto? Se le risposte sono vaghe sulla prima, quantitative sulla seconda e “nessuno” sulla terza, state comprando link con un nome nuovo.

Cosa significa per le aziende italiane

Traduco il tutto sul nostro mercato, perche’ la situazione italiana ha due caratteristiche che cambiano le conclusioni.

La prima: in Italia il modello del link comprato e’ ancora dominante, e questo per voi e’ un vantaggio. Nella maggior parte dei preventivi SEO che vedo circolare tra le PMI c’e’ ancora una voce “acquisizione backlink” con un numero mensile accanto. Significa che i vostri concorrenti diretti stanno spendendo il budget su una leva che rende sempre meno, mentre nessuno nel vostro settore ha ancora fatto il lavoro di comprensibilita’. La soglia di ingresso nel canale AI, nella maggior parte dei settori italiani, e’ ancora bassissima. Ho misurato che nella consulenza SEO un sito con ZA 31 batte in citazioni uno con ZA 43: se questo succede nel settore piu’ presidiato di tutti, immaginate cosa succede nella meccanica, nell’agroalimentare o nella subfornitura.

La seconda: la PMI italiana ha spesso l’asset giusto e non lo pubblica. Dati di produzione, storici di prezzo, specifiche tecniche, casi risolti, numeri di magazzino, curve di consumo. Roba che nessun’altra azienda ha. Sta in un gestionale, in un PDF commerciale o nella testa del titolare, e non e’ mai finita su una pagina web. E’ esattamente il materiale che rende una pagina citabile, e che i concorrenti non possono comprare a 500 euro a pezzo.

Il conto pratico per un’azienda italiana da tre a dieci milioni di fatturato e’ questo. Un anno di link building tradizionale costa tra i cinque e i quindicimila euro e lascia in mano un foglio Excel. Le stesse risorse spostate su identita’, contenuti di confronto, dati propri e presenza nelle fonti di settore lasciano in mano asset che restano vostri, che lavorano sia su Google sia dentro le risposte AI, e che nessuno vi puo’ togliere cambiando algoritmo.

Il rischio vero non e’ perdere posizioni perche’ avete smesso di comprare link. E’ arrivare tra dodici o diciotto mesi — quando anche in Italia la ricerca dentro gli assistenti sara’ un canale d’acquisto normale — con un profilo link gonfio, un sito che nessuna macchina riesce a riassumere, e un concorrente piu’ piccolo che nel frattempo ha pubblicato i numeri che voi tenevate in un cassetto.

Come sempre: costa ordine, non budget.

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