Dal 3 agosto Microsoft Clarity divide le citazioni AI in due gruppi: quelle nate da una domanda che contiene il tuo nome e quelle nate da una domanda generica. È una riga di changelog, ma cambia il senso di tutto il numero. Fino a ieri “il mio sito è stato citato 40 volte dalle AI” non ti diceva niente: non sapevi se ti avevano trovato o se ti stavano già cercando. Adesso lo sai. E per una PMI italiana è la differenza tra crescere e limitarsi a raccogliere la domanda che avevi già. Clarity è gratis, senza limiti di traffico, e lavora sui tuoi dati veri.
In breve
- Cosa è successo il 3 agosto 2026
- Cos’è una “query di grounding” (e perché non è una keyword)
- Branded contro non branded: due domande diverse, due strategie diverse
- Perché per una PMI italiana conta quasi solo il non branded
- Cosa ti mostra davvero la dashboard
- Dati veri contro prompt simulati: il punto che smonta metà del mercato GEO
- Come si comporta il traffico che arriva dalle AI (i numeri)
- Come si attiva, in pratica
- I limiti da conoscere prima di entusiasmarsi
- Domande frequenti
- Cosa significa per le aziende italiane
Cosa è successo il 3 agosto 2026
Microsoft ha aggiornato Clarity, il suo strumento gratuito di analisi del comportamento sui siti. L’aggiornamento riguarda la dashboard AI Citations, quella che mostra quando i sistemi AI usano le tue pagine per costruire una risposta.
La novità, nelle parole del post ufficiale, è una segmentazione: le query di grounding vengono ora divise fra branded e non branded. Nel dettaglio arrivano tre cose:
- Un’etichetta “branded” sulle singole query, così vedi a colpo d’occhio quali contenevano il tuo nome.
- Lo Share of Authority — la tua quota di citazioni rispetto agli altri domini citati sulle stesse domande — spezzato per tipo di query.
- Un filtro branded / non branded su tutta la dashboard, per confrontare i due mondi.
Microsoft lo motiva così: non tutta la visibilità nelle AI nasce dallo stesso tipo di domanda. Alcune citazioni arrivano da query che nominano il brand direttamente, altre da domande più larghe che il sistema si costruisce da solo per rispondere.
Detta in italiano: fino a ieri il tuo numero di citazioni mescolava due cose che non c’entrano niente l’una con l’altra. Ed è per questo che valeva poco.
Cos’è una “query di grounding” (e perché non è una keyword)
Qui serve chiarire un concetto, perché è il punto in cui quasi tutti si perdono.
Quando un utente scrive una domanda a un assistente AI, il modello non va a cercare su Google quella frase. Fa una cosa diversa: si costruisce da solo una serie di ricerche interne per raccogliere il materiale con cui scrivere la risposta. Quelle ricerche si chiamano query di grounding. Sono la lista della spesa che l’AI si scrive prima di cucinare.
La conseguenza è che la domanda dell’utente e la ricerca fatta dall’AI possono essere due cose molto diverse. Un tuo cliente scrive “abbiamo un e-commerce di infissi e vendiamo poco, da dove cominciamo”: l’AI si genera cinque o sei ricerche interne, tipo “ottimizzare schede prodotto e-commerce”, “cause basso tasso di conversione e-commerce B2B”, “consulente e-commerce Italia”. E su quelle ricerche va a prendere le fonti.
Tu vieni citato — o non vieni citato — su quelle, non su quello che ha scritto il cliente. Ecco perché guardare solo le keyword su cui posizioni ti dà una fotografia parziale: la partita si gioca un livello sotto, dove le domande le scrive la macchina.
Clarity mostra proprio quel livello. Non le keyword di Google: le ricerche che il sistema AI ha realmente fatto prima di scrivere la risposta in cui compari.
Branded contro non branded: due domande diverse, due strategie diverse
Una query di grounding branded contiene il tuo nome: “recensioni Dalpralab”, “Dalpralab prezzi”, “cosa fa Dalpralab”. Significa che qualcuno — l’utente o l’AI per suo conto — stava già cercando te.
Una query non branded parla del problema: “consulente GEO Italia”, “come farsi citare da ChatGPT”, “quanto costa un e-commerce WooCommerce”. Nessuno ti nominava. Sei entrato nella risposta perché la macchina ti ha scelto fra le fonti disponibili.
Sono due misure di cose diverse, e mescolarle è come sommare fatturato e preventivi.
- Le citazioni branded misurano la forza del nome. Ti dicono se, quando qualcuno ti cerca, l’AI trova materiale tuo e coerente. Se qui sei debole, il problema è di identità: l’AI non riesce a verificarti, come ho raccontato in le AI non riescono a verificare la tua azienda.
- Le citazioni non branded misurano la scoperta. Ti dicono se stai entrando in conversazioni dove non eri invitato. È l’unica metrica che corrisponde davvero a clienti nuovi.
La domanda operativa che questo aggiornamento ti permette finalmente di fare è una sola: le mie citazioni stanno crescendo perché il mio brand è più noto, o perché i miei contenuti stanno diventando la fonte su un tema?
Nel primo caso stai raccogliendo domanda che avevi già — magari generata da una fiera, da una campagna, dal passaparola. Nel secondo stai costruendo qualcosa che continua a lavorare da solo. Sono risultati diversi, con costi diversi e con una durata diversa.
Il numero di riferimento che ti serve in testa
Un dato che ho già commentato qui e che adesso torna utile come metro di paragone: uno studio su 13.281 ricerche generate dai modelli ha misurato che il 69% di quelle ricerche non nomina nessun brand. Sono domande di problema, non di nome. Ne ho scritto in come le AI scelgono i brand.
Quel 69% è la media del mercato. Con il filtro di Clarity, per la prima volta, puoi vedere il tuo. Se il tuo mix è molto più sbilanciato sul branded, non è una buona notizia mascherata da buona notizia: significa che vieni citato quasi solo quando qualcuno ti cerca già.
Perché per una PMI italiana conta quasi solo il non branded
Facciamo il conto onesto. Un’azienda italiana da tre o cinque milioni di fatturato, in un settore verticale, ha un nome che conoscono i suoi clienti, i suoi fornitori e forse i suoi concorrenti. Il volume di ricerca sul suo brand è ridicolo se confrontato con quello dei problemi che risolve.
Tradotto: quasi tutte le tue occasioni stanno nel non branded. È lì che c’è un imprenditore che descrive un problema a ChatGPT senza avere idea che tu esista, ed è lì che l’AI decide se metterti nella risposta o metterci un altro.
Per un colosso è l’opposto: gran parte delle sue citazioni sono branded, perché il suo nome è già nella testa delle persone. Ed è esattamente il motivo per cui i benchmark di settore, presi così come sono, ti confondono le idee. Il colosso ha numeri più alti su un campo su cui tu non giochi.
Il filtro non branded ti dà il campo giusto. Su quello si compete ad armi molto più pari, perché non decide la notorietà: decide chi ha scritto la risposta più chiara e più verificabile sul problema. Costa ordine, non budget.
Cosa ti mostra davvero la dashboard
La sezione Citations di Clarity è in disponibilità generale dal 13 maggio 2026. Vale la pena sapere cosa contiene, perché è parecchia roba per uno strumento gratuito.
- Page citations — quante volte le pagine del tuo dominio sono state usate come fonte nelle risposte AI nel periodo scelto, comprese le citazioni multiple dentro la stessa risposta.
- Share of Authority — la percentuale di citazioni che ti spetta rispetto agli altri domini citati sullo stesso insieme di domande. È la metrica competitiva: non quanto sei citato, ma quanto sei citato rispetto a chi ti sta accanto. Da ieri è divisa fra branded e non branded.
- AI referral traffic — la percentuale di sessioni del sito che arrivano da assistenti AI.
- Queries — le ricerche che i sistemi AI hanno fatto per recuperare e valutare i tuoi contenuti. È la parte più preziosa, e da ieri è etichettata.
- My cited pages — quali URL del tuo sito vengono citati, con il conteggio e le query associate. Serve a capire quali contenuti l’AI considera affidabili.
- Trendlines — l’andamento nel tempo di pagine citate e query.
La voce che consiglio di guardare per prima non è il totale delle citazioni. È My cited pages incrociata con il filtro non branded. Ti dice, senza interpretazioni, quali tue pagine stanno facendo il lavoro di farti scoprire. Nella mia esperienza sono quasi mai quelle che l’azienda pensava.
Dati veri contro prompt simulati: il punto che smonta metà del mercato GEO
C’è una ragione tecnica per cui questo aggiornamento è più importante di quanto sembri, e riguarda come sono fatti quasi tutti gli altri strumenti di “AI visibility” che ti stanno provando a vendere.
Il metodo standard di quei tool è la simulazione: generano centinaia di prompt su un tema, li mandano ai modelli, raschiano le risposte cercando il tuo dominio e stimano quanto spesso compari. Microsoft stessa lo descrive in modo asciutto: quelle simulazioni misurano cosa un sistema AI potrebbe dire se interrogato in un certo modo, non cosa ha detto quando ha chiesto un utente vero.
I tre limiti, che condivido dopo averli visti su clienti reali:
- I prompt finti non somigliano alle domande vere. Il simulatore genera “migliori tool di analytics per e-commerce”. Il cliente vero scrive: “abbiamo Shopify e vogliamo capire dove la gente abbandona il checkout, che strumenti guardiamo?”. Piccole differenze di formulazione portano l’AI a recuperare fonti completamente diverse.
- Vedono solo la risposta finale, non il livello del recupero. Restano fuori le fonti che hanno influenzato la risposta senza essere citate, i contenuti recuperati e poi riassunti via, i segnali su chi il sistema considerava autorevole.
- Le risposte cambiano di continuo. Stesso prompt a due minuti di distanza, citazioni diverse. Ne ho scritto in perché ChatGPT cita fonti diverse ogni volta. Le simulazioni fotografano il comportamento del modello, non l’uso reale.
Clarity fa il contrario: legge i segnali dell’interazione reale, cioè cosa è stato effettivamente recuperato e citato. È lo stesso ragionamento con cui, a fine luglio, Google ha detto ai direttori marketing che i cruscotti a pagamento non vedono i suoi dati interni — l’ho raccontato in misurare la visibilità nelle AI. Due aziende diverse, stessa conclusione: i dati che valgono sono di prima parte, e sono gratis.
Non sto dicendo che i tool di simulazione siano inutili. Servono a esplorare, a farsi un’idea direzionale, a scoprire quali fonti dominano un tema. Sto dicendo che pagarli come se fossero la verità, quando hai a disposizione gratis il dato osservato sul tuo sito, è una scelta di priorità discutibile per un budget da PMI.
Come si comporta il traffico che arriva dalle AI (i numeri)
Clarity ha pubblicato ad aprile un’analisi su oltre 30 miliardi di sessioni, presa dai 2.000 progetti con più traffico da modelli linguistici, nel periodo ottobre 2025 – marzo 2026. I numeri sono utili perché descrivono chi arriva da lì.
- Torna indietro di meno. I “quick back” — arrivo e scappo subito — sono 1,60 per sessione dal canale AI contro 2,04 dalla ricerca organica. Il 21,6% in meno.
- Sta di più, ma su meno pagine. Durata media della sessione 943 secondi contro 849 dell’organico, ma 10,6 pagine per sessione contro 16,8.
- Si arrabbia di più. I “rage click”, i clic ripetuti e nervosi su qualcosa che non risponde, sono 0,009 per sessione contro 0,006 dell’organico. Vicini ai livelli del traffico a pagamento.
La lettura di Microsoft, che condivido, è che chi arriva da un assistente AI ha già visto una spiegazione sintetica e ha già scelto te fra le fonti. Arriva più avanti nel percorso, con meno domande aperte e più voglia di chiudere.
Da qui discendono tre conseguenze operative molto concrete:
- Ogni pagina deve reggere da sola. Se l’utente ne visita poche, la pagina di atterraggio deve contenere valore, prove e passo successivo, senza obbligarlo a navigare.
- I rage click vanno cercati dove si converte. Moduli, pagine prezzi, pulsanti di contatto. È lì che chi arriva dall’AI sta provando a fare qualcosa.
- Meno pagine per sessione non è disinteresse. Se misuri l’engagement con le pagine viste, questo canale ti sembrerà peggiore di quello che è.
Come si attiva, in pratica
Sono venti minuti, e la parte lunga è la burocrazia del consenso, non la tecnica.
- Crea un progetto Clarity e installa il codice di tracciamento sul sito. Su WordPress esiste il plugin ufficiale Microsoft Clarity: incolli l’ID del progetto e hai finito. Su WooCommerce vale lo stesso.
- Sistema il consenso prima di attivarlo. Clarity registra le sessioni e usa cookie: in Italia va dichiarato nell’informativa privacy e inserito nel banner fra gli strumenti che richiedono consenso, con il tracciamento bloccato finché l’utente non accetta. Non è un dettaglio formale, è la parte che ti fa dormire tranquillo. Se usi Iubenda o Cookiebot, Clarity va nella categoria di misurazione.
- Verifica la proprietà del dominio. In alcuni casi serve per sbloccare il report citazioni, e si fa collegando Bing Webmaster Tools oppure Google Search Console al progetto Clarity.
- Scegli il dominio giusto al primo colpo. Se il progetto copre più domini, per le citazioni ne va selezionato uno solo in fase di configurazione — e al momento non si può cambiare dopo. Sbagliare qui costa un progetto nuovo.
- Vai in Dashboards → AI Visibility → Citations e imposta il filtro sul non branded. Quello è il tuo cruscotto di scoperta.
Cosa farci nelle prime due settimane
Non serve una strategia complicata. Serve leggere tre cose.
Uno: le query non branded su cui compari. Prendile e chiediti se hai una pagina che risponde davvero a quella domanda, o se ti hanno pescato di rimbalzo da un articolo che parlava d’altro. Nel secondo caso hai trovato una pagina da scrivere, e l’hai trovata con un dato invece che con un’intuizione.
Due: lo Share of Authority sul non branded. Guarda chi c’è sopra di te sulle stesse domande. Non è la classifica di Google: è la lista delle fonti che l’AI considera più affidabili di te su quel tema. Spesso non sono concorrenti commerciali, sono testate, forum, comparatori. È la conferma del fatto che gran parte del campo su cui ti giochi la visibilità non è il tuo sito — ne ho scritto in l’83% delle citazioni AI è fuori dal tuo sito.
Tre: le pagine citate. Se una pagina viene citata spesso ma non porta traffico, non è una pagina che non funziona: è una pagina che sta lavorando in un posto dove non guardavi. Trattala come un asset, aggiornala, non lasciarla morire.
I limiti da conoscere prima di entusiasmarsi
Il pezzo onesto, che di solito manca negli articoli entusiasti.
Non sai esattamente quali AI stia guardando. Microsoft parla di “esperienze AI supportate” senza pubblicare l’elenco completo. È ragionevole aspettarsi una copertura più forte sull’ecosistema Microsoft che altrove, e questo significa che il dato è un campione, non l’universo. Va usato per capire direzioni e priorità, non per dichiarare in consiglio di amministrazione quante volte ChatGPT ha nominato l’azienda.
Il canale è ancora piccolo. Nello stesso dataset di Clarity, le sessioni classificate come “AI Platform” sono sotto l’1% del totale. In compenso crescono — più 22% in sei mesi secondo i loro dati — e convertono circa tre volte più degli altri canali. È esattamente la situazione in cui conviene presidiare presto e senza spendere: piccolo oggi, qualificato, in crescita.
È uno strumento Microsoft, gratis per un motivo. I dati aggregati alimentano l’ecosistema di Microsoft. Per la stragrande maggioranza delle PMI è uno scambio accettabile, ma è giusto saperlo invece che scoprirlo.
Non sostituisce Search Console. Le impression di AI Overview e AI Mode restano dentro Search Console, e restano l’unica fonte diretta sul mondo Google. I due strumenti vanno letti insieme: Search Console per Google, Clarity per il comportamento e per le citazioni osservate.
Domande frequenti
Microsoft Clarity è davvero gratis?
Sì. Clarity è gratuito, senza limiti di traffico, e include registrazioni di sessione, mappe di calore e — dal 13 maggio 2026 in disponibilità generale — la dashboard AI Citations con le citazioni nelle risposte generate dall’AI. Non esiste una versione a pagamento che sblocchi il report citazioni.
Che differenza c’è tra query branded e non branded?
Una query branded contiene il nome della tua azienda: significa che qualcuno stava già cercando te. Una query non branded descrive un problema o una categoria senza nominarti: significa che l’AI ti ha scelto fra le fonti possibili. Le prime misurano la forza del brand, le seconde misurano la capacità di farsi scoprire da chi non ti conosce.
Clarity mi dice se ChatGPT cita il mio sito?
In parte. Clarity mostra le citazioni rilevate nelle esperienze AI supportate, ma Microsoft non pubblica l’elenco completo di quali siano. Va letto come un campione affidabile per capire tendenze, pagine forti e temi, non come il conteggio esatto delle citazioni su tutte le piattaforme esistenti.
Serve il consenso cookie per usare Clarity in Italia?
Sì. Clarity utilizza cookie e registra le sessioni di navigazione, quindi va inserito nell’informativa privacy e gestito dal banner di consenso come strumento di misurazione, con il tracciamento sospeso finché l’utente non accetta. È il primo passo da sistemare, prima ancora di guardare i dati.
Meglio Clarity o un tool di AI visibility a pagamento?
Sono cose diverse. I tool a pagamento simulano prompt e stimano quanto potresti comparire: utili per esplorare uno scenario. Clarity osserva cosa è realmente accaduto sul tuo sito. Per una PMI ha senso partire dal dato osservato — che è gratis — e valutare uno strumento a pagamento solo dopo, se serve monitorare posizionamenti competitivi su larga scala.
Cosa significa per le aziende italiane
La prima conseguenza è la più immediata: hai perso l’ultima scusa buona per non misurare la visibilità nelle AI. Per un anno il discorso è stato “non ci sono dati” oppure “i tool costano trecento euro al mese e non mi fido”. Adesso lo strumento è gratuito, si installa su WordPress con un plugin ufficiale e ti mostra le domande vere che le AI si sono fatte prima di citarti. Quindici minuti di installazione, venti se fai le cose per bene con il banner del consenso.
La seconda riguarda il modo in cui le PMI italiane raccontano i risultati. Ho visto troppe presentazioni con la slide “siamo citati dalle AI” e un numero grosso senza contesto. Con la divisione branded / non branded quel numero diventa una domanda scomoda e sana: quante di quelle citazioni sarebbero arrivate comunque, perché qualcuno ci stava già cercando? Se la risposta è “quasi tutte”, non stai crescendo: stai fotografando la notorietà che avevi già.
La terza è la più incoraggiante, e vale in modo particolare per il nostro tessuto produttivo. Le aziende italiane sono spesso fortissime su verticali strettissimi — un tipo di macchinario, una lavorazione, una filiera. Sono esattamente le domande non branded dove in italiano c’è pochissima roba scritta bene: pagine copiate fra concorrenti, blog fermi al 2019, schede prodotto che ripetono il catalogo del fornitore. Su quelle domande la fonte migliore non esiste ancora, e la macchina la sta cercando. Chi la scrive per primo se la prende.
La quarta è quella che sposta i soldi. Il traffico che arriva dalle AI è poco ma converte circa tre volte più degli altri canali, e arriva su una singola pagina con l’intenzione di decidere. Vuol dire che la pagina prodotto, la pagina servizio e la pagina prezzi non sono più un pezzo di un percorso: sono il percorso. Se lì manca il prezzo, manca la prova, manca il modo di contattarti in due clic, hai sprecato la visita più qualificata che ricevi.
E poi c’è la solita morale, che continuo a ripetere perché continua a essere vera: qui non serve budget, serve ordine. Un’azienda italiana da tre milioni con un sito pulito, un consenso a norma, tre pagine scritte bene sul problema che risolve e venti minuti al mese passati a leggere le query non branded compete sulla stessa risposta di un concorrente dieci volte più grande. Non perché è più brava a fare marketing. Perché è più leggibile.
Fonte: Microsoft Clarity Blog, “See Branded and Non-Branded AI Queries in the Clarity Citations Dashboard”, 3 agosto 2026. Dati comportamentali da “AI Visitors Show Stronger Intent Signals Than Traditional Channels”, 14 aprile 2026. Ripresa da Search Engine Land.

