Se devi ottimizzare il tuo sito per l’intelligenza artificiale, parti da ChatGPT. Il 92% del traffico che arriva dalle AI oggi passa da lì. Lo dice uno studio pubblicato a inizio luglio 2026 su 6,77 milioni di sessioni generate dagli LLM, misurate su 166 proprietà Google Analytics tra novembre 2024 e maggio 2026. Il traffico da AI è cresciuto quasi 10 volte in un anno e mezzo. Ma non si è distribuito: si è concentrato. ChatGPT domina, Gemini è un secondo silenzioso, Claude sta salendo, e i nomi su cui tutti scommettevano — Perplexity e Copilot — sono crollati. Per una PMI italiana questo cambia le priorità: non devi presidiare dieci piattaforme, ne devi presidiare bene una o due.

In questo articolo

I numeri veri: chi porta traffico e chi no

Partiamo dai fatti, non dalle opinioni. Lo studio si chiama AI Traffic Study, è alla terza edizione, e ha analizzato 6,77 milioni di sessioni arrivate dai motori generativi. Non è una survey, non è una stima: sono dati di traffico reale letti dentro 166 account Google Analytics, da novembre 2024 a maggio 2026.

Il primo numero: le sessioni mensili generate dalle AI sono cresciute di 9,9 volte, arrivando a 644.478 a maggio 2026. Un anno e mezzo fa erano poche decine di migliaia. La crescita è reale ed è veloce.

Il secondo numero è quello che cambia le priorità: il 92,4% di quel traffico arriva da una sola piattaforma, ChatGPT. Non il 40%. Non il 60%. Il 92%. Tutto il resto — Gemini, Claude, Perplexity, Copilot messi insieme — si divide le briciole.

La classifica, piattaforma per piattaforma

Ecco come si sono mossi gli altri, perché la fotografia completa serve a capire dove va il vento:

Gemini è il secondo silenzioso. Crescita 3,2x, quasi senza sbalzi. E qui c’è un dettaglio: Gemini è integrato in Workspace e in Android, quindi molto del suo peso non si vede nemmeno nei referral. Il numero reale è probabilmente sottostimato.

Claude è la sorpresa. Piatto per tutto il 2025, poi un’accelerazione di 64 volte: da 133 sessioni a novembre 2024 a 8.528 a maggio 2026. A marzo 2026 ha superato Perplexity e non è più tornato indietro. Il vantaggio “enterprise” che tutti aspettavano da Copilot lo sta prendendo Claude, spinto dai suoi strumenti agentici e dalle integrazioni aziendali. Se il tuo pubblico è fatto di buyer tecnici, sviluppatori o servizi professionali, oggi Claude conta.

Perplexity e Copilot sono la delusione. Perplexity ha toccato il picco a marzo 2025 con 17.507 sessioni al mese e da lì è scesa del 61%. Copilot è crollato del 96% dal suo massimo di agosto 2025: da 8.651 sessioni a 339. Dodici mesi fa erano i due nomi su cui l’industria scommetteva. Nessuna delle due scommesse ha pagato. Entrambe stanno cambiando strategia: tengono l’utente dentro la propria esperienza — browser, agenti, modalità dove non hanno bisogno di mandarti traffico.

Perché il mercato si è consolidato su ChatGPT

Un anno fa la domanda era: “quale AI vincerà la discovery?”. Oggi la risposta è arrivata, ed è netta. Non perché ChatGPT sia tecnicamente il migliore su ogni fronte — su alcune cose non lo è — ma perché ha vinto la partita che conta per chi fa impresa: l’abitudine. È il nome che le persone digitano quando hanno una domanda. È diventato il verbo, come “googlare” quindici anni fa.

Questo per te è una buona notizia, non una brutta. Presidiare dieci piattaforme frammentate è impossibile per una PMI: non hai il tempo, non hai il budget, e nessuno sa dirti dove mettere le risorse. Un mercato che si concentra su una o due piattaforme, invece, ti dà un bersaglio chiaro. Sai dove guardare. Sai dove misurare. Sai dove intervenire.

Il rischio dell’altra faccia della medaglia è la dipendenza: se il 92% del tuo traffico AI dipende da un solo fornitore, quel fornitore ha un potere enorme sul tuo business. Ma è esattamente lo stesso rischio che abbiamo con Google da vent’anni. La differenza è che oggi lo sappiamo dal primo giorno e possiamo diversificare con intelligenza, senza farci prendere dal panico.

Il dato più importante non è la quota: sono le landing page

Qui lo studio smette di essere una classifica e diventa utile. Perché la scoperta più azionabile non è “chi vince”, è “dove atterrano le persone quando l’AI le manda da te”.

ChatGPT manda il 28,8% del suo traffico verso le pagine dei risultati di ricerca interni del sito. In media, su tutti i settori, circa il 25% del traffico da AI atterra sulla ricerca interna. Fermati un attimo su questo numero, perché è controintuitivo.

Cosa succede: il modello si fida del tuo dominio, ha deciso che sei tu la fonte giusta, ma non riesce a scegliere la pagina esatta. Così ti manda l’utente sul motore di ricerca interno e lo lascia navigare. È un comportamento che si ripete su tutti i settori e in tutti i periodi: non è un capriccio temporaneo, è strutturale al modo in cui funzionano questi modelli.

Traducilo in pratica: l’AI ha fatto il lavoro difficile, ha scelto il tuo sito tra migliaia. Poi scarica su di te l’ultimo miglio. E se la tua ricerca interna è quella tristezza che è su nove siti su dieci — un campo che restituisce zero risultati, o cento risultati a caso — hai perso una visita ad alto valore che qualcuno ti ha servito su un piatto d’argento.

Dove atterra il traffico, settore per settore

Il comportamento cambia in base al tipo di attività, ed è utile sapere il tuo:

  • E-commerce: il traffico atterra sulle schede prodotto, con l’intenzione d’acquisto già formata. Il 43% del traffico AI di un e-commerce va direttamente sulle pagine prodotto.
  • Formazione: il 52% atterra direttamente sulle pagine dei corsi, saltando tutti i contenuti di marketing.
  • Salute: il 42,1% atterra sulle pagine “Chi siamo” — le persone valutano prima chi sei, poi leggono il contenuto.
  • Legale e servizi: il traffico si spalma su blog, chi siamo, contatti e pagine località: l’intero percorso di valutazione.

C’è anche una differenza tecnica tra i modelli che vale la pena tenere a mente. ChatGPT e Gemini si comportano come motori di ricerca: si fidano del dominio ma sono incerti sulla pagina. Perplexity e Claude invece selezionano contenuti specifici e premiano gli approfondimenti lunghi. Se la tua strategia si regge su contenuti editoriali di qualità, Perplexity e Claude pesano più della loro quota di traffico.

Voglio insistere su questo punto perché è quello che quasi nessuno sta guardando e che puoi sistemare in fretta.

Per anni la ricerca interna di un sito è stata considerata una funzione di navigazione secondaria. Una casellina in alto a destra che nessuno cura. Oggi, con un quarto del traffico AI che ci finisce dentro, è diventata una superficie di acquisizione. Cambia completamente il modo in cui devi trattarla.

Sul mio lavoro con gli e-commerce WooCommerce lo vedo bene: la ricerca interna di default è spesso inutilizzabile. Cerchi “scarpe rosse 42” e ti restituisce mezzo catalogo perché fa un match testuale grezzo. Un utente umano perdona. Un utente che arriva da ChatGPT con un’intenzione precisa, no: se non trova, torna indietro e chiede di nuovo all’AI, che stavolta magari ti salta.

Sistemare la ricerca interna non è un progetto da mesi. Spesso è configurare un motore di ricerca decente, gestire i sinonimi, mostrare risultati anche con errori di battitura, e far vedere prodotti correlati quando il match è parziale. Roba che su WordPress e WooCommerce si fa con qualche ora di lavoro. Il ritorno, con il traffico che ci arriva oggi, è tra i più alti che conosca.

Cosa fare oggi: 6 mosse concrete

Niente teoria. Queste sono le mosse che darei a un cliente domani mattina, in ordine di priorità.

1. Ottimizza prima per ChatGPT. È dove arriva il 92% del traffico. Prima lo presidi bene, poi ti espandi altrove quando i volumi lo giustificano. Concretamente: contenuti chiari, struttura leggibile, risposte dirette alle domande dei tuoi clienti, dati coerenti su chi sei e cosa vendi.

2. Tieni d’occhio Claude. Ha superato Perplexity a marzo ed è in accelerazione. Se vendi a un pubblico tecnico o professionale, la finestra per posizionarti presto è aperta adesso. Il vantaggio di chi arriva prima si accumula.

3. Tratta le schede prodotto come porte d’ingresso AI. Il 43% del traffico e-commerce dalle AI atterra lì. Dati strutturati, prodotti comparabili, descrizioni complete: non è più un “nice to have”, è un requisito per farti scoprire.

4. Rendi il prezzo leggibile dalle macchine. “Contatta per un preventivo” non dà all’AI niente da riassumere, confrontare o consigliare. Se puoi mostrare un prezzo o una fascia di prezzo, fallo: diventi citabile. Se proprio non puoi, dai almeno criteri chiari.

5. Sistema la ricerca interna. Non è più una funzione di navigazione, è uno strumento di acquisizione. Un quarto del traffico AI ci passa. Merita la stessa cura di una landing page.

6. Misura il traffico AI per tipo di pagina, non per sito. La media del sito nasconde dove il traffico si concentra. La tua pagina prezzi potrebbe avere il triplo della penetrazione AI rispetto alla media. Se guardi solo il totale, non lo vedi e non intervieni dove serve.

SEO, GEO e la verità scomoda sotto i numeri

Ti tolgo un peso: la GEO — la Generative Engine Optimization, l’ottimizzazione per i motori generativi — non è una scatola magica separata dalla SEO. Ci sono state persone che te l’hanno venduta come una disciplina esoterica con trucchi segreti. Non lo è. Un contenuto solido nella ricerca tradizionale ha molte più probabilità di essere citato dalle AI. Le basi sono le stesse: chiarezza, autorevolezza, dati coerenti, struttura leggibile. Su questo avevo già scritto quando è uscita la guida ufficiale di Google per farsi trovare dall’AI generativa.

C’è però una verità scomoda dentro questi numeri, e la dico perché il mio lavoro è dirti anche le cose che non fanno piacere. Lo studio riporta che, nell’editoria, la penetrazione del traffico AI è dello 0,11%: i publisher producono i contenuti che le AI citano e non ne raccolgono quasi nessun traffico. Le AI prendono, sintetizzano, e spesso non ti rimandano indietro nessuno.

Cosa ne ricavo io per una PMI. Primo: non costruire un business sul solo traffico organico che ti rimanda l’AI, perché il clic spesso non arriva — ma la citazione sì, e quella costruisce fiducia e brand. Secondo: cura il rapporto diretto con il cliente, quello che non passa da nessun intermediario — lista email, comunità, clienti che tornano. Terzo: quando il clic arriva, non sprecarlo. Ed è per questo che le landing page, le schede prodotto e la ricerca interna contano più della corsa alla “posizione zero”.

Lo stesso ragionamento vale per l’e-commerce mentre le AI iniziano a comprare al posto delle persone: ne avevo parlato a proposito dell’agentic commerce e di cosa cambia per il tuo negozio. Il filo è sempre lo stesso: farsi trovare con dati puliti e leggibili, e non dipendere da un solo canale.

La domanda a cui nessuno ha ancora risposto è quella vera per chi fa impresa: il tasso di conversione per piattaforma. Quali AI mandano utenti che comprano e quali mandano utenti che rimbalzano? Non lo sappiamo ancora. Ma il primo passo è iniziare a misurare, per non ritrovarsi tra sei mesi a decidere sulla base di sensazioni.

Domande frequenti

Devo ottimizzare il mio sito per tutte le AI o solo per ChatGPT?

Parti da ChatGPT: oggi porta il 92% del traffico da AI, quindi è lì che il ritorno è più alto. Le buone notizie sono che ottimizzare bene per ChatGPT significa avere contenuti chiari e dati coerenti, e quella base ti serve su tutte le piattaforme. Espanditi su Claude e Gemini quando i volumi del tuo settore lo giustificano.

Come faccio a sapere se ricevo traffico dalle AI?

Lo vedi in Google Analytics 4 filtrando le sorgenti di riferimento (chatgpt.com, gemini.google.com, perplexity.ai e simili) e, per Google, nel report AI di Search Console che ora mostra le impression nelle AI Overview e in AI Mode. Il consiglio operativo è misurare per tipo di pagina, non solo il totale del sito, perché il traffico AI si concentra su prodotti, prezzi e ricerca interna.

Perché una parte del traffico AI finisce sulla ricerca interna del sito?

Perché il modello si fida del tuo dominio ma non riesce a scegliere la pagina esatta, così manda l’utente sul tuo motore di ricerca interno e lo lascia navigare. Succede a circa un quarto del traffico AI. È il motivo per cui la ricerca interna, spesso trascurata, va trattata come una vera pagina di acquisizione.

La GEO è diversa dalla SEO?

Non sono due mondi separati. La GEO poggia sulle stesse basi della SEO: contenuti chiari, autorevolezza, dati strutturati, struttura leggibile. Un contenuto forte nella ricerca tradizionale ha più probabilità di essere citato dalle AI. Diffida di chi ti vende la GEO come una scatola di trucchi magici.

Se le AI non mi mandano clic, perché dovrei impegnarmi?

Perché la citazione senza clic ha comunque valore: entri nella decisione di chi cerca, costruisci fiducia e brand anche quando l’utente non arriva sul sito. In parallelo conviene rafforzare i canali diretti (email, clienti che tornano) per non dipendere solo dal traffico che l’AI decide di rimandarti.

Cosa significa per le aziende italiane

Per una PMI italiana questo studio è più un sollievo che un allarme. Ti toglie la paralisi del “dovrei essere ovunque”. Non devi. Il traffico da AI, per quanto in forte crescita, è ancora una frazione del totale, e si concentra in modo netto: presidiare bene ChatGPT, con un occhio a Claude e Gemini, copre la stragrande maggioranza di ciò che conta oggi.

Le mosse che ti servono non richiedono un budget da multinazionale. Schede prodotto pulite e complete, prezzi leggibili invece di “contattaci”, una ricerca interna che funziona davvero, dati coerenti su chi sei: sono interventi che su WordPress e WooCommerce si fanno con ore, non con mesi. E hanno un ritorno alto proprio perché il traffico AI atterra esattamente lì.

La trappola da evitare è la stessa di sempre: costruire tutto su un canale che non controlli. Le AI prendono i tuoi contenuti e spesso non ti rimandano nessuno indietro — nell’editoria la penetrazione è dello 0,11%. Quindi sì, fatti trovare e fatti citare, perché la citazione costruisce brand. Ma nel frattempo costruisci il rapporto diretto con i tuoi clienti, quello che non dipende da chi, in quel momento, decide gli algoritmi. Su un mio cliente 40.000 visite al mese arrivano già dalle AI Overview: è un canale reale, va coltivato con metodo, ma senza mai smettere di possedere la relazione con chi compra.

Il consiglio finale è quello che ripeto sempre: niente panico, niente corse all’hype, e niente decisioni a sensazione. Inizia a misurare il traffico AI per tipo di pagina, sistema le tre superfici dove atterra davvero — prodotti, prezzi, ricerca interna — e diversifica i canali diretti. Chi lo fa adesso, mentre il mercato è ancora giovane, si costruisce un vantaggio che tra un anno costerà molto di più recuperare.

0