di Massimiliano Dal PràChi sono · Pubblicato il 25 giugno 2026

C’è una normativa europea che riguarda da vicino chiunque abbia un sito o un e-commerce, ma di cui ancora pochi parlano: l’European Accessibility Act (EAA). In sostanza, richiede che siti web ed e-commerce siano accessibili anche alle persone con disabilità, ed è entrata in applicazione nel 2025. Non è solo un obbligo da rispettare per evitare sanzioni: rendere un sito accessibile significa anche raggiungere più persone, migliorare l’esperienza per tutti e, spesso, fare meglio anche in ottica SEO. In questa guida ti spiego in modo chiaro cos’è l’European Accessibility Act, cosa cambia, chi è obbligato e come adeguarsi. Una premessa: non sono un avvocato, e questa guida ha scopo informativo; per la tua situazione specifica conviene sempre verificare con un professionista. Ma capire i principi ti aiuta a muoverti nella direzione giusta.

In sintesi

  • L’European Accessibility Act richiede siti ed e-commerce accessibili alle persone con disabilità.
  • È entrato in applicazione nel 2025.
  • Riguarda molti siti commerciali ed e-commerce, con alcune esenzioni.
  • Il riferimento tecnico sono le linee guida WCAG.
  • Adeguarsi è un obbligo, ma anche un’opportunità (più utenti, migliore UX).

In questo articolo

Cos’è l’European Accessibility Act

L’European Accessibility Act (EAA), in italiano “Atto europeo sull’accessibilità”, è una direttiva dell’Unione Europea che mira a rendere una serie di prodotti e servizi accessibili alle persone con disabilità. Tra i servizi coinvolti rientrano in modo rilevante il commercio elettronico e molti servizi digitali: in pratica, siti web ed e-commerce. L’obiettivo della normativa è abbattere le barriere digitali che impediscono a milioni di persone con disabilità (visive, uditive, motorie, cognitive) di usare il web come tutti gli altri. Si tratta di un principio di inclusione: il digitale deve essere fruibile da chiunque, indipendentemente dalle proprie capacità. La direttiva è stata recepita dai vari Stati membri, Italia compresa, ed è entrata in applicazione nel 2025. Da quel momento, i soggetti obbligati devono garantire che i propri servizi digitali rispettino i requisiti di accessibilità. Non è un tema astratto: riguarda concretamente come è costruito un sito, come sono presentati i contenuti, come funzionano i percorsi (per esempio l’acquisto su un e-commerce). Capire l’EAA significa capire che l’accessibilità non è più solo una buona pratica facoltativa, ma in molti casi un requisito normativo. È un cambiamento importante per chiunque operi online, che vale la pena conoscere e affrontare per tempo, sia per essere in regola sia per cogliere i benefici che l’accessibilità porta con sé.

Cosa cambia concretamente

Cosa cambia, in concreto, con l’European Accessibility Act? In sostanza, i siti e i servizi digitali soggetti alla normativa devono essere progettati e gestiti in modo accessibile, secondo precisi requisiti tecnici. Questo significa che elementi che prima erano lasciati alla sensibilità di ciascuno diventano requisiti da rispettare. Per esempio: i contenuti devono essere percepibili anche da chi ha disabilità visive o uditive (testi alternativi per le immagini, sottotitoli per i video, contrasti adeguati); il sito deve essere utilizzabile anche da chi non usa il mouse (navigazione da tastiera) o usa tecnologie assistive (come gli screen reader); le informazioni devono essere comprensibili e i percorsi chiari; il sito deve essere robusto, compatibile con i diversi strumenti che le persone con disabilità usano. Per un e-commerce, questo riguarda anche il processo d’acquisto, che deve essere completabile da tutti. Cambia quindi il modo di concepire la costruzione e la gestione di un sito: l’accessibilità diventa un criterio da considerare fin dalla progettazione, non un ripensamento. Per i siti esistenti, può richiedere interventi di adeguamento. È bene precisare che i dettagli applicativi e le tempistiche possono variare in base al recepimento nazionale e alla situazione specifica: per questo, di fronte a obblighi normativi, è sempre opportuno verificare la propria posizione con un consulente o un legale. Ma la direzione è chiara: il web deve diventare accessibile a tutti.

Chi è obbligato

Una delle domande più frequenti è: chi è obbligato a rispettare l’European Accessibility Act? In linea generale, la normativa riguarda gli operatori economici che offrono determinati prodotti e servizi al pubblico, e tra i servizi rientra in modo significativo il commercio elettronico: quindi molti e-commerce e siti che vendono prodotti o servizi online. Sono previste però alcune esenzioni o regimi particolari: in particolare, la direttiva prevede generalmente un alleggerimento per le microimprese (le realtà più piccole, sotto certe soglie di dipendenti e fatturato) per quanto riguarda i servizi, anche se le condizioni esatte vanno verificate. Questo significa che non tutti sono obbligati allo stesso modo, e che la propria posizione dipende dalle dimensioni dell’attività, dal tipo di servizio offerto e da come la normativa è stata recepita a livello nazionale. Proprio per questa complessità, capire se e in che misura si è obbligati richiede una verifica attenta della propria situazione specifica, idealmente con il supporto di un professionista. Non è il caso di affidarsi a interpretazioni approssimative: gli obblighi normativi vanno valutati con precisione. Detto questo, anche chi non fosse strettamente obbligato ha buoni motivi per rendere il proprio sito accessibile, come vedremo: l’accessibilità porta benefici che vanno oltre il mero adempimento. Il primo passo, in ogni caso, è chiarire la propria posizione rispetto alla normativa, per sapere cosa è dovuto e cosa è opportuno. Ribadisco: questa è una panoramica informativa, non un parere legale.

Le linee guida WCAG

Quando si parla di accessibilità web, il riferimento tecnico universale sono le WCAG (Web Content Accessibility Guidelines), le linee guida internazionali per l’accessibilità dei contenuti web. Sono lo standard a cui ci si rifà per capire concretamente cosa rende un sito accessibile, ed è su di esse che si basano, di fatto, i requisiti dell’European Accessibility Act. Le WCAG si fondano su quattro principi, riassunti dall’acronimo POUR: il sito deve essere percepibile (le informazioni devono poter essere percepite da tutti, ad esempio con testi alternativi e contrasti adeguati), utilizzabile (deve poter essere usato, anche solo da tastiera o con tecnologie assistive), comprensibile (contenuti e funzionamento chiari) e robusto (compatibile con i diversi strumenti e tecnologie). Le WCAG prevedono inoltre dei livelli di conformità (A, AA, AAA), dove il livello AA è generalmente quello preso come riferimento per la conformità normativa. Conoscere le WCAG è utile perché traducono il principio astratto dell’accessibilità in criteri concreti e verificabili: cosa fare con le immagini, i colori, la navigazione, i moduli, i video. Sono la “bussola tecnica” dell’adeguamento. Non serve essere esperti per coglierne lo spirito — rendere il web fruibile da tutti — ma adeguarvisi nel dettaglio richiede competenze specifiche. È su queste linee guida che si basa il lavoro pratico di rendere un sito accessibile, ed è a esse che fanno riferimento i professionisti dell’accessibilità web.

Come adeguare un sito

Come si adegua, in pratica, un sito all’accessibilità? Il percorso parte da una valutazione dello stato attuale: un’analisi (audit di accessibilità) che verifica quanto il sito rispetta i criteri WCAG e individua le barriere presenti. Da lì si interviene su vari aspetti: aggiungere testi alternativi alle immagini (utili anche per la SEO, come ho scritto nella guida su come ottimizzare le immagini di un sito), garantire contrasti adeguati tra testo e sfondo, rendere il sito navigabile da tastiera, assicurare la compatibilità con gli screen reader, strutturare correttamente i contenuti (titoli, etichette dei moduli), aggiungere sottotitoli ai video, rendere chiari i percorsi e i messaggi di errore. Per un e-commerce, è cruciale che anche il processo d’acquisto sia accessibile. È un lavoro tecnico che richiede competenze specifiche, perché va fatto correttamente per essere davvero efficace (e conforme). Attenzione: non bastano i “widget di accessibilità” miracolosi che promettono di rendere accessibile un sito con un clic — sono spesso insufficienti e a volte controproducenti; l’accessibilità vera si fa intervenendo sul sito. Per questo, l’adeguamento conviene affidarlo a chi se ne occupa professionalmente. Esistono servizi dedicati di adeguamento all’European Accessibility Act e di accessibilità del sito web. L’adeguamento è un investimento, ma è anche un’occasione per migliorare il sito a beneficio di tutti gli utenti, non solo di chi ha disabilità.

I benefici oltre l’obbligo

Sebbene l’accessibilità sia in molti casi un obbligo, è importante vederla anche come un’opportunità, perché porta benefici concreti che vanno oltre il semplice adempimento. Il primo è raggiungere più persone: le persone con disabilità sono milioni, e un sito accessibile permette anche a loro di diventare tuoi clienti. Escludere una fetta di pubblico significa rinunciare a potenziali clienti. Il secondo è il miglioramento dell’esperienza per tutti: molti accorgimenti di accessibilità (chiarezza, buona struttura, navigazione semplice, contrasti leggibili) migliorano l’usabilità per chiunque, non solo per chi ha disabilità. Il terzo è il beneficio SEO: alcuni elementi dell’accessibilità coincidono con buone pratiche SEO (testi alternativi, struttura semantica, chiarezza), quindi un sito accessibile è spesso anche un sito che Google capisce meglio. Il quarto è l’aspetto reputazionale ed etico: dimostrare attenzione all’inclusione è un valore che i clienti apprezzano e che migliora l’immagine del brand. In sostanza, ciò che nasce come obbligo normativo si rivela, a ben guardare, anche un investimento che porta più pubblico, migliore esperienza e migliore reputazione. È uno di quei casi in cui fare “la cosa giusta” coincide con fare anche “la cosa conveniente”. Per questo, anche chi non fosse strettamente obbligato dovrebbe considerare di rendere il proprio sito accessibile: i benefici, oltre a essere etici, sono concreti e misurabili nel tempo, a vantaggio dell’attività.

Tempistiche e cosa fare ora

L’European Accessibility Act è entrato in applicazione nel 2025, il che significa che il tema non è più rimandabile per i soggetti obbligati. Cosa conviene fare ora? Il primo passo è capire la propria posizione: verificare se e in che misura si è soggetti alla normativa, in base alle dimensioni dell’attività e al tipo di servizio, idealmente con il supporto di un professionista. Il secondo è valutare lo stato del proprio sito rispetto all’accessibilità, con un’analisi che individui le barriere presenti. Il terzo è pianificare l’adeguamento, intervenendo sugli aspetti necessari per rispettare i criteri. Anche se i dettagli applicativi e le eventuali tempistiche di transizione possono variare, l’approccio prudente è muoversi per tempo, senza aspettare l’ultimo momento o eventuali controlli. Adeguare un sito richiede tempo e lavoro, quindi prima si parte, meglio è. Va anche detto che l’accessibilità non è un intervento “una tantum”: man mano che il sito cambia e si aggiorna, va mantenuta. Per questo è utile integrare l’accessibilità nel modo abituale di gestire e aggiornare il sito. In sintesi, il momento di affrontare il tema è adesso: capire la propria situazione, valutare il sito e pianificare gli interventi. Ribadisco che questa è una panoramica informativa e non un parere legale: per gli aspetti normativi specifici della tua attività, è opportuno rivolgerti a un consulente o a un legale, mentre per l’adeguamento tecnico del sito ci si affida a chi si occupa di accessibilità web.

Da dove iniziare

Se vuoi affrontare il tema dell’accessibilità e dell’European Accessibility Act per il tuo sito, ecco un percorso concreto. Primo: informati sulla tua posizione rispetto alla normativa, verificando — con il supporto di un professionista — se e in che misura sei soggetto agli obblighi, in base a dimensioni e tipo di attività. Secondo: fai valutare il tuo sito con un’analisi di accessibilità che individui le barriere e i punti da sistemare rispetto ai criteri WCAG. Terzo: pianifica gli interventi di adeguamento, dando priorità agli elementi più critici (e, per un e-commerce, al processo d’acquisto). Quarto: realizza l’adeguamento, affidandoti a chi se ne occupa professionalmente, evitando soluzioni “magiche” insufficienti. Quinto: mantieni l’accessibilità nel tempo, integrandola nella gestione del sito. Affrontare l’accessibilità non è solo mettersi in regola: è anche migliorare il sito per tutti, raggiungere più persone e fare meglio in ottica SEO. È un investimento che unisce dovere e opportunità. Per l’adeguamento tecnico esistono i servizi dedicati di adeguamento all’European Accessibility Act e accessibilità del sito web, e tutti gli interventi sono nella categoria Privacy e compliance. Se vuoi rendere il tuo sito accessibile e in linea con la normativa, posso aiutarti nella parte tecnica di adeguamento; per gli aspetti strettamente legali, ti suggerisco di affiancarti anche a un consulente. Muoversi ora, con metodo, è la scelta migliore.

Domande frequenti

Cos’è l’European Accessibility Act?

È una direttiva dell’Unione Europea che richiede che una serie di prodotti e servizi, tra cui il commercio elettronico e molti servizi digitali (siti ed e-commerce), siano accessibili alle persone con disabilità. È entrata in applicazione nel 2025.

Chi è obbligato a rispettare l’EAA?

In generale gli operatori che offrono al pubblico i prodotti e servizi coinvolti, tra cui molti e-commerce, con alcune esenzioni o alleggerimenti previsti in particolare per le microimprese. La propria posizione va verificata con attenzione, idealmente con un professionista.

Cosa sono le WCAG?

Sono le Web Content Accessibility Guidelines, le linee guida internazionali per l’accessibilità web, su cui si basano i requisiti dell’EAA. Si fondano sui principi: percepibile, utilizzabile, comprensibile, robusto (POUR), con livelli di conformità A, AA, AAA.

Come si adegua un sito all’accessibilità?

Partendo da un audit di accessibilità, e intervenendo su testi alternativi, contrasti, navigazione da tastiera, compatibilità con screen reader, struttura dei contenuti, sottotitoli e, per gli e-commerce, sul processo d’acquisto. I “widget” automatici da soli sono in genere insufficienti.

L’accessibilità è solo un obbligo?

No: è anche un’opportunità. Permette di raggiungere più persone, migliora l’esperienza per tutti gli utenti, ha benefici SEO (testi alternativi, struttura, chiarezza) e migliora la reputazione del brand. Conviene anche a chi non fosse strettamente obbligato.


— Massimiliano Dal Prà
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