Le AI Overview di Google compaiono ormai in quasi 4 ricerche desktop su 10 negli Stati Uniti: 39,4% a giugno 2026, contro il 25,8% di luglio 2025. Lo dice il report trimestrale di Comscore uscito ieri, e riguarda gli USA — ma la direzione è la stessa ovunque, Italia inclusa. C’è un secondo dato, meno raccontato del primo ma più utile per chi deve decidere dove mettere il budget: ChatGPT, che a gennaio valeva il 70% dei prompt verso assistenti AI, a giugno è sceso al 50%. Gemini è salito dal 17 al 30%. Claude dal 2 all’11%. Se stai ancora ottimizzando solo per ChatGPT, stai ottimizzando per metà del mercato che contava sei mesi fa.

In questo articolo

Il dato Comscore: AI Overview al 39,4% delle ricerche

Comscore misura il traffico desktop, mobile e via router di casa negli Stati Uniti da vent’anni, e da qualche trimestre pubblica un “AI Intelligence Report” dedicato. L’edizione del terzo trimestre 2026, uscita il 22 settembre e ripresa da Search Engine Land, fotografa il periodo fino a giugno 2026.

Il numero di apertura: le ricerche desktop USA che mostrano un’AI Overview di Google sono passate dal 25,8% di luglio 2025 al 39,4% di giugno 2026. In meno di un anno, l’AI Overview è passata da “capita ogni tanto” a “capita in quasi 4 ricerche su 10”. Bing, con Copilot Search, segue la stessa curva: dall’11,8% al 17,3%.

Un dettaglio che vale la pena isolare, perché smentisce una narrativa diffusa: il volume totale di ricerche desktop USA non è crollato. Comscore ne conta 77 miliardi nel secondo trimestre 2026, l’8% in più dei 71 miliardi dello stesso trimestre del 2024. La gente cerca di più, non di meno. Quello che sta cambiando non è quanto si cerca, ma cosa succede dentro il risultato: sempre più spesso, prima del link, c’è un riassunto generato.

Per un imprenditore italiano il dato USA non è direttamente il tuo dato — Comscore non misura l’Italia in questo report — ma la direzione della curva è la stessa che vedo ogni settimana sui pannelli Search Console dei clienti che seguo: la copertura delle AI Overview cresce mese su mese, non è più un fenomeno di nicchia da monitorare “quando avrò tempo”. Ne avevo già scritto quando i dati sulle perdite di traffico hanno iniziato a diventare pubblici: il problema non è se l’AI Overview arriverà sulle query che contano per la tua azienda. È quando.

ChatGPT scende al 50%: la mappa degli assistenti AI è cambiata

Qui il report Comscore dice una cosa che vale più del titolo sull’AI Overview, perché tocca una scelta che molte aziende italiane hanno già fatto senza saperlo: hanno deciso di ottimizzare solo per ChatGPT.

A gennaio 2026 ChatGPT valeva il 70% del volume di prompt verso i principali assistenti AI. A giugno 2026, sei mesi dopo, è sceso al 50%. Nello stesso periodo Gemini è salito dal 17% al 30%, quasi raddoppiando. Claude è passato dal 2% all’11%, un salto proporzionalmente enorme anche se parte da una base piccola. Copilot è rimasto fermo al 5%.

Il comunicato ufficiale di Comscore aggiunge i numeri assoluti, e qui la scala si capisce meglio: a giugno 2026, solo su desktop USA, ChatGPT ha gestito 168 milioni di conversazioni, Gemini 89 milioni, Claude 22,3 milioni. Claude, che un anno fa era un attore marginale nella conversazione sulla GEO, oggi muove un quarto del volume di ChatGPT.

E la torta cresce, non solo si ridistribuisce: gli utenti desktop USA che visitano almeno un assistente AI sono saliti dal 25% di gennaio 2025 al 35% di giugno 2026. Su mobile il salto è ancora più marcato: dal 12% al 29%. Più della metà della crescita dell’ultimo anno e mezzo, quindi, non è passata da un assistente all’altro: è gente nuova che prima non usava proprio questi strumenti.

Il motivo per cui questo dato conta più del titolo sull’AI Overview è semplice: se hai investito tempo a capire come ChatGPT sceglie le fonti — e nel 2026 la maggior parte dei contenuti italiani sulla GEO parla ancora solo di ChatGPT — hai ottimizzato per un motore che vale la metà di quanto valeva a gennaio. Non hai sbagliato a farlo. Ma continuare a farlo solo su ChatGPT, oggi, è come fare SEO solo su Bing nel 2015.

Il problema vero: essere fonte non è essere citati

Questa è la parte del report che considero più scomoda, e più utile, delle altre. Comscore ha analizzato un settore verticale — il turismo/lodging — confrontando due cose diverse che di solito vengono confuse: quante volte un sito informa una risposta AI (viene usato come fonte, senza che l’utente lo veda) e quante volte quello stesso sito compare come link cliccabile dentro la risposta (la citazione visibile).

I numeri, sul periodo dicembre 2025 – maggio 2026, sull’attività PC USA:

  • Tripadvisor: fonte nel 61% delle risposte AI sul turismo, ma citazione visibile solo nel 21%.
  • Hotels.com: fonte nel 50%, citazione nel 18%.
  • Expedia: fonte nel 46%, citazione nel 16%.
  • Booking.com: fonte nel 33%, citazione nel 9%.

Lo scarto è enorme e sistematico: in tutti e quattro i casi il tasso di citazione visibile è meno della metà del tasso con cui il sito informa la risposta. Tradotto in italiano semplice: l’AI legge il tuo contenuto, lo usa per costruire la risposta, e poi nella metà dei casi (e più) non mette il link che ti porta il click.

Questo è esattamente il motivo per cui, quando ho scritto dei dati su quanto pesa il tuo sito nelle menzioni del brand, insistevo sul fatto che “essere citato dall’AI” è una metrica che va sempre spaccata in due: quante volte l’AI sa di te, e quante volte te lo fa vedere. Sono due eventi diversi, con due cause diverse, e — qui il punto scomodo — nessuno dei cruscotti GEO che si vendono oggi in Italia distingue davvero le due cose nel report che ti consegna. Misurano quasi tutti la prima, spacciandola per la seconda.

Per un’azienda italiana la conseguenza pratica è che il traffico “perso” verso le AI potrebbe essere sottostimato due volte: una perché non tutte le impressioni AI vengono contate (ne avevo scritto quando Google ha ammesso i limiti di Search Console sulle AI Overview), e una seconda perché anche quando vieni usato come fonte, la citazione visibile — quella che porta davvero un utente sul tuo sito — arriva molto meno spesso di quanto l’AI ti stia effettivamente leggendo.

YouTube e Reddit vincono le citazioni AI (non i siti dei brand)

Comscore ha anche misurato quali domini compaiono più spesso come citazioni nelle risposte generate da Google e Bing, a giugno 2026, per categoria.

YouTube è il dominio più citato per le ricerche di intrattenimento, retail e servizi finanziari. Wikipedia guida invece la categoria sport. Reddit è quasi sempre vicino al vertice in tutte le categorie: terzo per intrattenimento e retail, quinto per sport, in parità con più siti al 7% nei servizi finanziari.

Sul retail il dettaglio è ancora più netto: YouTube compare nel 23% delle citazioni AI Overview tra i primi domini elencati, Amazon al 14%, Reddit al 12%, Wikipedia all’11%. Sui servizi finanziari, meno concentrati: YouTube al 9%, con NerdWallet, Reddit e Bankrate a pari merito al 7%.

Il pattern che unisce questi numeri è semplice da enunciare e scomodo da accettare: le AI generative preferiscono, in modo sistematico, contenuti pubblicati da terzi — video, forum, community, testate — rispetto alle pagine ufficiali dei brand. Il motivo è quasi sempre lo stesso, ed è lo stesso che vale per le recensioni umane: un contenuto di terze parti è percepito come più indipendente, e i modelli generativi sono addestrati (anche) a preferire fonti che sembrano meno auto-promozionali.

Per una PMI italiana questo cambia dove ha senso investire tempo di contenuto: non solo sulle pagine del proprio sito, ma su presenza verificabile altrove — una scheda prodotto ben fatta su un marketplace, una discussione reale su un forum di settore, un video YouTube che risponde a una domanda specifica dei tuoi clienti. Non è un consiglio nuovo. È lo stesso consiglio che davo un anno fa parlando di link building, solo che oggi ha un numero Comscore a sostenerlo invece di una sensazione.

Cosa fare: la checklist GEO multi-motore

In ordine di rapporto tra risultato e fatica. Le prime tre non costano budget, solo tempo organizzato.

1. Smetti di testare solo su ChatGPT. Se fai domande di prova sul tuo settore per vedere se il tuo brand compare, fallo su almeno tre motori: ChatGPT, Gemini, e se il tuo pubblico è tecnico anche Claude. Con Gemini a un terzo del prompt share e in crescita, un brand assente lì sta perdendo un pezzo di mercato che sei mesi fa non esisteva a questa scala.

2. Distingui fonte da citazione nel tuo monitoraggio. Se usi uno strumento di AI visibility, chiedi esplicitamente se misura solo le menzioni o anche i link cliccabili effettivi. Se non lo sa dire, non te lo sta dicendo: verifica a mano, con ricerche reali sulle tue query principali, quante volte compari come link e non solo come fonte citata nel testo.

3. Investi su presenza verificabile fuori dal tuo sito. Un video YouTube che risponde a una domanda frequente dei tuoi clienti, una discussione reale (non finta) su un forum di settore, una scheda ben curata su un marketplace pertinente. I dati Comscore dicono che questi contenuti hanno più probabilità di finire citati rispetto alla pagina corrispondente sul tuo sito.

4. Scrivi contenuti che un’AI può citare con sicurezza, non solo leggere. Dati di prima parte, numeri verificabili, casi con nome e cifre. È più facile essere citati (non solo usati come fonte) quando il contenuto ha un’affermazione precisa da estrarre, non un discorso generico che l’AI preferisce riassumere con parole proprie senza linkare.

5. Rivedi la cadenza di monitoraggio. Un quadro che cambia del 20% in sei mesi (come il prompt share di ChatGPT) non si controlla una volta l’anno. Una verifica trimestrale, allineata a quando escono report come questo di Comscore, è il minimo per non scoprire il cambiamento con un anno di ritardo.

SEO o GEO? Perché adesso servono entrambe, di più

Con questi numeri il ragionamento “prima la SEO, poi eventualmente la GEO” perde pezzi. Se quasi 4 ricerche su 10 mostrano un’AI Overview, e quell’AI Overview pesca in larga parte dallo stesso indice organico che la SEO classica lavora, i due livelli non sono più sequenziali: sono paralleli, e si alimentano a vicenda.

Nel linguaggio che uso con i clienti quando lavoriamo con SeoZoom: la SEO tecnica e l’autorità organica restano la base — senza quelle, non entri nemmeno nel pool di pagine che un’AI Overview può pescare. La GEO vera e propria si gioca su un livello diverso: identità coerente, dati uguali ovunque, autorità tematica (quella che SeoZoom misura con la TZA, l’autorevolezza su uno specifico argomento) costruita nel tempo, non su una singola pagina ottimizzata la settimana scorsa.

Il punto che il report Comscore aggiunge a questo quadro è la parte “multi-motore”: la GEO oggi non significa più “ottimizzare per come ChatGPT sceglie le fonti”. Significa costruire un’identità che regge su almeno tre sistemi diversi — Google AI Overview, ChatGPT, Gemini — ognuno con logiche di selezione proprie e in evoluzione mese su mese. È più lavoro. Ma è anche il motivo per cui, se lo fai bene una volta, il vantaggio dura più a lungo: un’identità solida e verificabile funziona su tutti e tre i sistemi, non uno alla volta.

Domande frequenti

Il dato del 39% delle AI Overview vale anche per l’Italia?

Il report Comscore misura solo il mercato USA: non esiste, al momento, un dato equivalente ufficiale per l’Italia con la stessa metodologia. Il trend però è coerente con quello che si osserva anche qui: la copertura delle AI Overview sulle query informative cresce mese su mese. Il numero esatto italiano potrebbe essere diverso, la direzione no.

Devo smettere di ottimizzare per ChatGPT e concentrarmi su Gemini?

No: ChatGPT resta il singolo assistente più usato, con il 50% del prompt share e 168 milioni di conversazioni desktop USA a giugno 2026. Il punto non è sostituirlo, è non fermarsi lì. Gemini (30%, in crescita) e Claude (11%, in forte crescita) sono passati da irrilevanti a significativi in sei mesi.

Che differenza c’è tra “essere fonte” ed “essere citati” da un’AI?

Essere fonte significa che l’AI ha usato il tuo contenuto per costruire la risposta, anche senza mostrarlo. Essere citati significa che compari come link visibile e cliccabile nella risposta. Sui dati Comscore sul turismo, il tasso di citazione visibile è sistematicamente meno della metà del tasso con cui il sito viene usato come fonte: è la parte del traffico “invisibile” che la maggior parte degli strumenti di AI visibility non isola.

Le AI Overview mi stanno davvero togliendo traffico?

Dipende dal tipo di pagina, non dal settore: lo confermano sia questo report sia i dati che avevo già raccontato su chi perde traffico con le AI Overview. Le pagine di servizio, che rispondono a una domanda in modo esauriente in poche righe, sono le più esposte. Le pagine che offrono qualcosa che un riassunto di cinque righe non può sostituire — un prezzo aggiornato, una prenotazione, un confronto interattivo — restano protette.

Come faccio a sapere se il mio sito viene usato come fonte dalle AI?

Non esiste ancora uno strumento gratuito che lo dica con certezza per ogni motore. Il modo più affidabile resta manuale: fai le domande reali dei tuoi clienti su ChatGPT, Gemini e Google AI Mode, e verifica se il tuo sito compare come link cliccabile, non solo se le informazioni che dai tu compaiono nella risposta senza fonte visibile.

Cosa significa per le aziende italiane

Tre cose concrete, e nessuna dipende dal budget.

Primo: l’AI Overview non è più un’eccezione da monitorare “quando c’è tempo”. Un dato che passa dal 26% al 39% in undici mesi, su un mercato maturo come quello USA, dice che la copertura è ormai strutturale. Se il tuo piano editoriale del 2026 non prevede ancora una revisione trimestrale della tua visibilità nelle risposte generate, questo report è il momento buono per iniziare.

Secondo: il rischio più concreto non è “sparire dalle AI”. È diventare fonte invisibile. I numeri sul turismo dicono che un sito può informare più della metà delle risposte AI sul proprio settore e ricevere una citazione visibile in meno di un quarto dei casi. È un traffico che perdi senza nemmeno vederlo sparire, perché non sai di averlo avuto. Vale la pena chiedersi, prima di investire in contenuti nuovi, se il problema è la visibilità o la citabilità.

Terzo: “ottimizzare per l’AI” oggi significa ottimizzare per almeno tre sistemi, non uno. Con Gemini che vale un terzo del prompt share e Claude che decuplica in sei mesi, un’azienda italiana che ha investito solo nella relazione con ChatGPT ha costruito su un terzo instabile del mercato. La parte buona: un’identità coerente — dati uguali ovunque, contenuti factual, presenza verificabile anche fuori dal proprio sito — funziona su tutti i sistemi insieme. Non serve triplicare il lavoro. Serve farlo bene una volta, con la consapevolezza che nessuno dei motori generativi, oggi, ha in mano la maggioranza stabile del mercato.

Se vuoi capire quanto la tua azienda è già visibile — o invisibile — nelle risposte di ChatGPT, Gemini e Google AI Overview, scrivimi: si vede in un pomeriggio di verifica, non serve un progetto da mesi.

0