«E quanto mi viene se ci segue lei tutti i mesi?» Questa domanda arriva quasi sempre alla fine del primo lavoro: il sito è online, l’audit è consegnato, la migrazione è chiusa, e l’azienda si accorge che la parte difficile non era partire ma continuare. È anche la domanda a cui rispondo più volentieri con una controdomanda, perché un canone mensile senza un contesto è solo un numero: dipende da cosa ci metti dentro e, molto di più, da cosa hai sistemato prima di attivarlo.
Provo a spiegare come ragiono io, con i prezzi che sono già scritti sul mio sito.
Cosa compri davvero con un canone mensile
Un progetto una tantum compra un risultato con dei confini: un sito, una migrazione, una roadmap. Sai cosa ricevi e sai quando finisce. Un canone mensile compra un’altra cosa, e conviene chiamarla con il suo nome: attenzione ricorrente. Qualcuno che ogni settimana guarda i dati, decide cosa toccare, lo fa, e la settimana dopo verifica se è servito.
Questa differenza spiega perché due canoni con lo stesso prezzo possono valere l’uno il doppio dell’altro: le ore contano meno delle decisioni prese dentro quelle ore.
La seconda distinzione che faccio subito, e che quasi nessuno fa, è fra manutenzione e crescita. La manutenzione serve a non peggiorare: aggiornamenti, backup, sicurezza, le cose che si notano solo quando mancano. È un costo di gestione, non marketing, e infatti l’assistenza WordPress base costa 89 € al mese. Se qualcuno ti propone un canone di marketing e dentro ci sono soprattutto aggiornamenti di plugin, stai pagando manutenzione a prezzo di consulenza.
L’ordine corretto degli interventi
Il canone è l’ultimo passo, non il primo. L’ordine che seguo è sempre questo.
Primo: capire dove sei. Una call strategica costa 97 € e serve a stabilire se il problema è di visibilità, di offerta o di processo. Capita spesso che non sia marketing: è un preventivo che arriva dopo tre giorni, o un catalogo che nessuno riesce a leggere.
Secondo: mettere per iscritto cosa va fatto. La strategia SEO del tuo sito costa 190 € ed è una roadmap con le priorità in ordine. A volte i clienti la portano al loro fornitore interno e finisce lì: va benissimo così.
Terzo: i lavori una tantum che hanno una fine. Sistemare la parte tecnica, rifare le schede, chiudere i problemi di indicizzazione. Sono interventi che si pagano una volta e restano.
Quarto, e solo adesso: il canone. Quando la base regge, il mensile serve a farla rendere. Se lo attivi prima, i primi tre o quattro mesi se ne vanno a sistemare cose che avresti pagato una volta sola, e in più le paghi al ritmo del canone.
Cosa non funziona, e perché
Il canone di presidio. Quello senza un obiettivo scritto, dove alla fine del mese arriva un report. Un report non è un lavoro: è la descrizione di un lavoro. Se nel contratto non c’è scritto cosa si prova a spostare, si sta pagando la presenza di qualcuno.
I canoni troppo bassi. Duecento o trecento euro al mese per «SEO, social e campagne» non coprono le ore necessarie a farne bene nemmeno uno. Il risultato non è un servizio economico: è un servizio che diventa automatico, con contenuti generici e nessuna decisione presa. Preferisco dire di no, o proporre una cosa sola fatta davvero.
Il budget pubblicitario dentro il canone. È una confusione che costa cara, perché il giorno in cui vuoi alzare la spesa in campagne ti ritrovi a rinegoziare anche la consulenza. Nel mio retainer e-commerce all-in il budget ads resta escluso e resta tuo: lo decidi tu, lo vedi tu.
Cambiare fornitore ogni sei mesi. SEO e visibilità sui motori AI hanno tempi che non si comprimono: sei mesi sono il punto in cui di solito si comincia a vedere qualcosa, non quello in cui si giudica. Se il budget regge solo sei mesi, meglio spenderlo in interventi una tantum che restano.
Misurare il canone sul traffico. Il traffico è un indicatore intermedio. Le metriche che guardo con i clienti sono richieste di preventivo, ordini e valore medio dell’ordine. Un sito che perde il venti per cento di visite e raddoppia le richieste sta andando bene.
Quanto costa, con i prezzi che trovi sul sito
I miei canoni mensili sono pubblici, e sono organizzati per leva, non per pacchetto di ore.
Se la leva è una sola, si prende il canone specifico. Il retainer automazioni costa 490 € al mese e serve quando i flussi esistono già — email, CRM, recuperi, integrazioni — e vanno monitorati e corretti, perché crearli è solo l’inizio. L’abbonamento contenuti costa 590 € al mese ed è un flusso costante di articoli e post ottimizzati per Google e per i motori AI. Il posizionamento GEO + SEO costa 800 € al mese a prezzo fisso, con la strategia decisa settimana per settimana, e punta a farti trovare sia in SERP sia dentro le risposte degli assistenti. Il pacchetto SEO + GEO mensile costa 890 € al mese ed è la versione con attività e report pianificati, per chi preferisce un piano stabile alla flessibilità settimanale.
Se vendi online le leve sono sempre più di una. Il retainer e-commerce all-in costa 1.000 € al mese e tiene insieme il motore di vendita, il tripwire e le campagne su Google, Meta e TikTok, creatività comprese, con il budget pubblicitario escluso. La gestione e-commerce all-inclusive costa 1.200 € al mese e copre invece il negozio dal lato operativo: manutenzione, contenuti, lavoro sulle conversioni.
Il Growth Partner costa 1.499 € al mese ed è il livello in cui seguo l’azienda come partner: posizionamento GEO e SEO, e-commerce, CRM e automazioni in un unico canone, con gli agenti AI che fanno il lavoro ripetitivo. È la scelta giusta quando le leve da muovere sono tutte insieme e non c’è dentro l’azienda qualcuno che le tenga.
Tutti i canoni, aggiornati, stanno nella categoria abbonamenti e partnership. Le altre guide della serie sono raccolte nella guida ai servizi.
Come scelgo il livello insieme al cliente
La regola che uso è semplice: conto le leve che vanno mosse contemporaneamente. Una leva sola — i contenuti, le automazioni, il posizionamento — e prendiamo il canone dedicato, che costa meno e si valuta meglio. Due o più leve che dipendono l’una dall’altra e conviene un canone unico, perché altrimenti si pagano tre fornitori che si rimpallano le responsabilità.
L’altra domanda che faccio è chi c’è dentro l’azienda. Se c’è qualcuno che può eseguire, spesso basta la strategia da 190 € e una call ogni tanto. Se non c’è nessuno, un canone basso non risolve: allunga solo il tempo in cui non succede niente.
Domande frequenti
Quanto costa un consulente marketing al mese?
Dipende da quante leve segue. Sul mio listino pubblico i canoni partono da 490 € al mese per le sole automazioni, passano da 590 € per i contenuti e da 800-890 € per il posizionamento SEO e GEO, e arrivano a 1.000-1.200 € al mese per un e-commerce seguito a tutto tondo. Il canone all-inclusive con me come partner costa 1.499 € al mese. La manutenzione tecnica del sito è una voce a parte e parte da 89 € al mese.
Conviene un canone mensile o pagare i lavori singoli?
I lavori singoli convengono finché ci sono cose rotte da sistemare: si pagano una volta e restano. Il canone conviene quando la base regge e il lavoro che serve è continuo — pubblicare, misurare, correggere. Attivare un canone su un sito con problemi strutturali significa spendere i primi mesi di abbonamento per fare interventi che avresti pagato una volta sola.
In quanto tempo si vedono i risultati di un canone SEO o GEO?
I primi movimenti di solito si vedono fra il terzo e il sesto mese, e dipendono da quanto è pulita la base di partenza. Non prometto posizioni né percentuali di crescita: dipendono dalla concorrenza del settore e dagli aggiornamenti di Google, che non controllo. Quello che si può fissare nel contratto è cosa viene fatto ogni mese e quali numeri guardiamo insieme.
Il budget della pubblicità è compreso nel canone?
No, e non lo consiglio a nessuno. Nel mio retainer e-commerce all-in il budget delle campagne è escluso: resta sul tuo account pubblicitario, lo decidi tu e lo vedi tu. Tenerlo separato dalla consulenza ti permette di alzarlo o abbassarlo senza rinegoziare il canone, e di capire in ogni momento quanto stai pagando per il lavoro e quanto per lo spazio pubblicitario.
